Il racconto
Da Calò a Bagarella e agli ex Nitto-boys gli ultimi “samurai” di Cosa Nostra
La morte di Santapaola e il racconto dei "samurai" di Cosa Nostra: volti, ergastoli, omaggi delle élite e le stragi che hanno segnato la Sicilia
Uno degli ultimi “Samurai” di Cosa Nostra, Nitto Santapaola, 88 anni, 33 dei quali trascorsi in carcere sotto il regime del carcere duro, del 41 bis, l’altro ieri è passato a miglior vita: pace all’anima sua, se un’anima ce l’aveva. Aveva condanne all’ergastolo per stragi, per l’omicidio dello straordinario giornalista e scrittore Giuseppe Fava e di tanti altri delitti. Un vero e proprio “Imperatore” a Catania dove prima di essere arrestato (18 maggio 1993) dettava legge, omaggiato e riverito dalla Catania che contava, quella dei prefetti, dei questori, degli imprenditori, della vecchia nobiltà, dal giornale della città. E a questo proposito ricordo di quando ero giornalista all’agenzia Ansa, che scrissi che era morto (di morte naturale) il padre. La Sicilia di allora (non quella di adesso) dette la notizia in questo modo: «Apprendiamo dall’Ansa che è morto il padre di Nitto Santapaola». Altri tempi, dove era normale (anche a Palermo) che mafiosi di rango venivano riveriti ed omaggiati (come il Papa della mafia, Michele Greco) che nella sua casa di Ciaculli, essendo “Papa”, riceveva le visite di Cardinali (Ernesto Ruffini), prefetti, questori, imprenditori, nobili, carabinieri alcuni dei quali avevano anche le chiavi della tenuta della Favarella (Ciaculli) per andare a caccia.
Ma di “Samurai” di Cosa Nostra ce ne sono ancora tanti in vita che marciscono in carcere come, per restare nel catanese, Santo Mazzei, “U carcagnusu” che adesso ha 73 anni, arrestato nel 1992 e che da 34 anni è detenuto in carcere insieme ad Aldo Ercolano che adesso ha 66 anni e che è in galera da 32 anni (non al 41 bis).
Ma il più longevo dei “Samurai” di cosa nostra, è Giuseppe Pippo Calò che adesso ha 95 anni, che è dietro le sbarre da ben 41 anni che sta scontando l’ergastolo per una serie infinita di reati, dalle stragi, non solo quelle di Falcone e Borsellino ma anche quella del Rapido 904 il treno Napoli Milano con più di 20 morti. Era anche il “Cassiere” di Cosa Nostra ed aveva rapporti oltre che con Licio Gelli e Roberto Calvi anche con “La banda della Magliana”. Un mafioso senza scrupoli che non esitò a far uccidere anche i figli del suo ex amico e pentito storico Tommaso Buscetta con il quale ebbe un drammatico confronto durante il maxi processo dove ne uscì con le ossa rotte.
Un altro “Samurai” che lo segue a ruota per età è Leoluca Bagarella, il cognato del defunto “Capo dei Capi” Totò Riina, che adesso ha 84 anni e che sta scontando diversi ergastoli, un uomo sanguinario, un “ribelle” in Cosa Nostra, che spesso disobbediva agli ordini di Totò Riina e che si è macchiato di tanti delitti eccellenti e del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino Di Matteo. Una caratteristica che contraddistingue Bagarella da tutti gli altri mafiosi è che i suoi familiari morti, a partire dal fratello Calogero che fu ucciso dal boss dell’Acquasanta, Michele Cavataio nella strage di Via Lazio a Palermo, dove parteciparono Totò Riina, Bernardo Provenzano, Gaetano Grado ed altri mafiosi, è quella che quei cadaveri non saranno mai ritrovati.
L’elenco dei “Samurai” di Cosa Nostra è purtroppo lungo e per problemi di spazio sono costretto a ridurre il racconto e quindi continuerò con una breve sintesi elencando i loro nomi: in carcere stanno marcendo Antonino Rotolo 80 anni, Giuseppe Piddu Madonia (Caltanissetta) 80 anni, Antonino Madonia 74 anni accusato di avere ucciso il medico legale palermitano Sebastiano Bosio e tanti altri omicidi, tra i quali quello dei boss Stefano Bontate, Riccobono, Pio La Torre, il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, il fratello Giuseppe Madonia, Salvatore Madonia accusato tra gli altri dell’omicidio di Libero Grassi e del capitano dei Carabinieri Basile. Seguono, Pietro Aglieri, 67 anni, Giuseppe Lucchese (omicidio di Piersanti Mattarella e tanti altri), i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano di 63 e 65 anni accusati anche della strage di Via D’Amelio (Paolo Borsellino e la sua scorta), Salvatore Rotolo, 69 anni accusato dell’omicidio del professore di Medicina Legale di Palermo, Paolo Giaccone. Mi fermo qui, con una riflessione, ricordando le parole di Giovanni Falcone: «La mafia ha avuto un inizio ed avrà anche una sua fine».