Personaggi
"Cosa mi dici mai?", Peppino Mazzullo la voce storica di Topo Gigio compie 100 anni
Attore drammatico, protagonista dei programmi Rai degli esordi, è nato e vive a Santo Stefano di Briga in provincia di Messina dove s'è ritirato nel 2004. Il suo paese gli sta preparando una grande festa (ma è top secret)
«Ognuno di noi ha il divino dentro, se tu lo svegli, fai cose divine». Peppino Mazzullo - 100 anni a giugno - attore siciliano di grande talento, il suo “divino” l’ha trovato nel dare vita e voce a un pupazzetto divenuto una star dell’animazione: Topo Gigio. Mazzullo è la voce storica del topo che ha “strapazzato di coccole” almeno tre generazioni. Lo testimoniano, le pareti del suo studio tappezzate di foto, riconoscimenti, ritagli di giornale, illustrazioni che raccontano la sua carriera di attore “per parti importanti” come recita il diploma dell’accademia d’Arte cinematografica di Roma. È proprio qui che ci riceve, nel palazzetto storico di Santo Stefano di Briga, duemila anime in provincia di Messina, dove vive con la moglie Annamaria Dematteis, da quando s’è ritirato dalle scene nel 2004.
Cominciamo da una piccola carta d’identità, dov’è nato?
«In questo paese, Santo Stefano di Briga, il 6 giugno del 1926. Mio padre si chiamava Domenico “Minicu” era vigile urbano, la mamma Antonina Busà. Eravamo cinque fratelli, io, Peppina, Tanuzza, Tano e Giannina».
Come ha scoperto il sacro fuoco per l’arte drammatica?
«L’ho ereditato da mia madre, era lei la comica in famiglia. Le piaceva truccarsi e trasformarsi nelle feste di Carnevale».
Il suo primo lavoro?
«Il tornitore nei cantieri navali Leopoldo Rodriguez di Messina, mi ero diplomato alla scuola industriale. Ma lavoravo anche in campagna, mio padre mi aveva insegnato a coltivare fagioli, peperoni, pomodori...».
E la recitazione quand’è arrivata?
«Durante la guerra, qui a Santo Stefano, i nostri teatri erano le chiese. Ho iniziato con una piccola filodrammatica amatoriale. Poi nel 1950 mi sono diplomato alla scuola del teatro drammatico di Milano e ho conosciuto Renato Tagliani che era nella compagnia “Il Carro di Tespi”, fu lui a chiamarmi in Rai nel 1952. Guadagnavo 2500 lire al mese come attore drammatico. Facevo la prosa e la rivista. Per la radio interpretavo tantissimi personaggi e avevo un particolare talento per “fare le vocette”. Ho cominciato a fare la voce del Corvo Portalettere nella trasmissione radiofonica di Giovanni Mosca «Il giardino delle meraviglie”, un personaggio che parlava con i bambini, e poi anche con Enzo Tortora, nel “Gambero”, un quiz radiofonico della Raio, e poi ho fatto la voce di Messer Coniglio».
E com’è nato Topo Gigio?
«Avevo due anni. Mi svegliai all’improvviso e ai piedi del letto vidi una figurina che si agitava. Mi spaventai, gridai “Mamma!”, ma la voce non mi usciva. Dopo un po’ questa “figurina” sparì. Mi tornò la voce, arrivò la mamma, le raccontai cosa avevo visto e lei mi rassicurò: “Non ti preoccupare”, è un “fuddittu”, un folletto, ti porterà fortuna. Un giorno Maria Perego (la creatrice di Topo Gigio ndr) e suo marito Federico Caldura, avevano pensato a un numerino musicale con diversi personaggi. Uno di questi somigliava proprio a quel “fuddittu”. Mi venne un brivido, era pure un pupazzo abbastanza brutto, ma lo presi in mano, in fondo mi piaceva. Caldura mi propose: “Prova a dargli una voce, chissà che non salti fuori qualche bel personaggio”. E subito mi venne la voce di Topo Gigio. Lì vicino c’era Gino Bramieri, che sentendomi mi disse: “Peppino, non dimenticare questa voce, avrete tanta fortuna”, e così è nato Gigio».
Con il quale ha girato tutto il mondo... Avete fatto anche 100 puntate all’Ed Sullivan show uno degli spettacoli più seguiti della Cbs...
«Per la precisione 94 spettacoli. Fecero un sondaggio su chi fosse in quel periodo il personaggio più popolare fra Sofia Loren, il presidente della Repubblica, e il governatore di New York. Alla fine, venne fuori il nome di Topo Gigio».
Cosa rappresenta per lei Topo Gigio?
«Gioia di vivere, è quello che mi ha permesso di avere tutto ciò che ho avuto e ha permesso anche a lei di venire qui a farmi questa intervista».
Lei non ha solo “dato la voce” a Topo Gigio, gli ha dato una personalità...
«Ma io lo “sentivo”. Ed era tutta farina del mio sacco. Nessuno ha mai “scritto” per Topo Gigio tranne me. Canzoni, testi, tutto quello che lui diceva...».
Anche la canzone Strapazzami di coccole?
«L’ho scritta io, però ce la siamo intestati io e Gianni Boncompagni, mentre la musica l’ha fatta Franco Bracardi».
ll foglio originale con il testo di "Strapazzami di coccole"
Lei è stato un pioniere della Tv degli inizi, com’era la Rai allora?
«All'inizio c'era un solo programma, un solo canale. Ricordo che in ogni trasmissione che facevo “salutavo” sempre i paesani».
In che senso?
«Per esempio allo Zecchino d’oro quando facevo "Richetto" assieme a Cino Tortorella ci mettevo dentro una battuta in dialetto o qualche parola che solo i miei compaesani potevano riconoscere una specie di "codice segreto". Mia mamma vedendomi in Tv piangeva tutte le volte».

Mago Zurlì (Cino Tortorella) con "Richetto", l'attore Peppino Mazzullo
Chi è adesso la voce di Topo Gigio?
«Non lo so, ci sono tanti imitatori».
Secondo lei cosa piace ancora oggi di questo pupazzo?
«Il suo spirito. È un’anima. In ognuno di noi c'è il divino dentro. Se tu lo svegli, fai cose divine. E questo glielo dico perché faccio parte della Self-Realization Fellowship, la fratellanza per la realizzazione del sé (un'organizzazione spirituale internazionale fondata dal monaco induista Paramahansa Yogananda nel 1920 ndr). Topo Gigio è stato lo strumento per tirare fuori questo “divino” dentro di me, è stato il mio nobilissimo compito nella vita: quello di “dare” agli altri. Insomma, io mi sento un filantropo spirituale».
Cosa guarda lei in televisione?
«Forse l’attualità. Però dopo un po’ cambio il canale, le cose noiose non mi piacciono».
S’è mai sentito un po’ prigioniero del personaggio Topo Gigio?
«No, perchè sono un attore a tutto tondo, ho fatto l’attore drammatico per tanto tempo, ho lavorato con grandissimi artisti».
Uno/a che ricorda con affetto?
«Raffaella Carrà, un’amica per sempre. Mi confidava tutto, anche il suo rammarico per non avere avuto figli».
Cos'è che la fa ridere oggi?
«Oggi rido poco. C’è poco da ridere in questo mondo. Non rido più».
Allo Zecchino d’oro con Cino Tortorella (Mago Zurlì) ha interpretato anche "Richetto". Le piaceva più lui o Gigio?
«Sicuramente Richetto, per il semplice fatto che ero proprio io e non solo “la voce di”.
Il segreto per arrivare così a quest’età non glielo chiedo...
«Ma io glielo dico invece. So quello che fa bene ed evito quello che fa male. È tutto qua».
In realtà le volevo chiedere il segreto per mantenere vivo lo spirito del fanciullino interiore...
«Riuscire sempre ad ascoltare il "divino" che è in noi».
C'è qualcuno a cui oggi si sente di voler dire grazie?
«A lei, adesso».
Grazie, ma io intendevo in generale per la sua carriera, per la sua vita...
«Al “divino” che mi ha fatto nascere nel momento giusto. E poi... a mia madre e a mio padre. È logico».