Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
21 maggio 2026 - Aggiornato alle 09:03
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Il racconto

Agrigento, la bellezza non basta più: quattro candidati in cerca d’autore fra promesse volanti e disillusione

Centrodestra diviso in tribù: FdI-Fi-Mpa-Udc contro Lega, Dc e Nm (con De Luca). E così il campo largo se la gioca con l’uomo di La Vardera, a caccia del “booster” per le Regionali

21 Maggio 2026, 08:45

09:09

Amministrative 2026, le liste al Comune di Agrigento: tutti i candidati al Consiglio comunale

Chi tene 'o mare o sape ca è fesso e cuntento; chi tene 'o mare nun tene niente. Lo cantava Pino Daniele, accompagnato dal sax di James Senese, per descrivere quella vacua sensazione di appagamento che travolge chi vive vicino al mare. Qualcosa di simile capita a chi ha avuto la fortuna - per nascita - di vivere accanto alla bellezza, come quella della Valle dei Templi, un tempo «limite allo sviluppo» e oggi stimolo verso una «vocazione turistica» che rimane un anelito.

Fessi e contenti, gli agrigentini. Bloccati nel refrain della definizione di «più bella città dei mortali» di Pindaro, e costretti a vivere senza acqua corrente h24, senza autostrade, ferrovie veloci e pronti a esultare a chi gli promette, prima o poi, un aeroporto. È una città stanca e sfiduciata quella che arriva al voto del 24 e 25 maggio. Tradita dal sogno infranto di Capitale italiana della cultura, con la contraddizione di numerosi cantieri Pnrr in itinere e quartieri, dal centro alle periferie, ancora ostaggio del degrado urbano.

Una città che si è stancata del dibattito politico ben prima che la campagna elettorale entrasse nel suo vivo. “Colpa” del lunghissimo braccio di ferro tutto interno al centrodestra, che ha visto per settimane un turbinio di candidature proposte e poi bruciate. Un confronto all’arma bianca che guarda solo di sfuggita al voto per le amministrative e che è molto più interessato alle prossime Regionali. Il fronte che sostiene oggi il governo di Renato Schifani è di fatto diviso in due, con qualche innesto a sorpresa che, alla fine, pare tutt’altro che disomogeneo. Da una parte Forza Italia, MpA, Fratelli d'Italia e Udc, dall’altra Lega, Dc e un inedito asse fra Noi moderati e Cateno De Luca. I primi sono al fianco di Dino Alonge, avvocato, nessun contatto con la politica e fino al momento della candidatura sconosciuto ai più in città, tanto che il suo hashtag è stato fin da subito #iosonodino. Il sostegno più forte, forse, è arrivato dal partito di Giorgia Meloni, che ha mobilitato il proprio stato maggiore per supportarlo. Alonge conta la quasi totalità dei consiglieri comunali uscenti e parte dell’attuale giunta nelle sue liste. Tutti pronti a cambiare la città che hanno amministrato fino a ieri.

Il secondo blocco scende in campo con l’ex assessore regionale Luigi Gentile, ritornato alla vita politica dopo aver per anni coltivato solo la professione di commercialista. Al suo fianco è sceso più volte proprio Cateno De Luca e oggi, in piazza, sarà il ministro Matteo Salvini con il suo aeroporto di Agrigento a sigillarne la campagna elettorale. Un comizio che si sarebbe dovuto tenere tra i velluti e i legni pregiati del teatro «Pirandello» se non fosse esploso il caso di un evento politico che nelle procedure autorizzative era rilanciato come evento istituzionale.

Due blocchi contrapposti, dicevamo, e al centro di tutto lo scontro con il «duopolio», termine coniato dal vicepresidente della Regione, il leghista Luca Sammartino per indicare l’asse di ferro creato ormai alcuni anni fa dai deputati Riccardo Gallo (Fi) e Roberto Di Mauro (MpA). Un blocco di potere contro cui muovono oggi i «cugini» del centrodestra, in una dinamica ormai molto chiara: da una parte c’è chi cerca di vincere, dall’altra chi vuole dimostrare che senza un fronte comune non si va da nessuna parte e spera, quantomeno, di arrivare al ballottaggio. Ad Agrigento, come nel resto dell’Isola.

Ma la città è un laboratorio anche per la candidatura espressione del cosiddetto campo largo, cioè l’ex deputato Michele Sodano. La sua, una campagna elettorale all’insegna della «rivoluzione gentile», che è arrivata dopo un certosino lavoro di cucitura della coalizione consumatosi più a Palermo che ad Agrigento, tanto che la decisione di Pd, M5S, Italia Viva di sposare la proposta di Controcorrente ha portato a dimissioni e abbandoni in casa dem e tra i pentastellati locali. Sodano è la grande scommessa di Ismaele La Vardera, che ormai ha trasferito la sua residenza in città e che è ben consapevole di cimentarsi per la prima volta con un capoluogo. Anche qui lo sguardo è al 2027 (o anche prima, si vedrà), nella speranza di ottenere il booster per la candidatura a presidente della Regione. Ipotesi che i suoi alleati, oggi, considerano - a microfoni spenti - più come un problema da gestire.

Senza simboli di partito (né reali né camuffati in liste civiche) è invece Giuseppe Di Rosa, già consigliere comunale e da alcuni anni impegnato in un’attività di opposizione extraconsiliare. Un ruolo da “signornò” che lo ha portato anche a fondare un suo giornale e a mettere il “bollino” su numerose battaglie locali. Nei comizi sostiene di essere già sindaco.

E poi c’è un quinto candidato. Senza volto né nome, ma che potrebbe rappresentare un’insidia per alcuni concorrenti. Si tratta del cosiddetto voto disgiunto, che, mixato con una generosa dose di astensionismo, potrebbe alterare in modo significativo il risultato finale. Una possibilità di cui sono consapevoli gli stessi aspiranti sindaci, tanto che persino un post social basta per finire dentro una polemica dal profumo di carte bollate. Succede che nei giorni scorsi, proprio per spiegare il voto disgiunto, Gentile abbia pubblicato sui social un facsimile di scheda elettorale in cui oltre alla X sul suo nome spiccava quella su FdI, che sostiene Alonge ma dentro il quale - sussurrano – si coltiverebbe un certo afflato pro Gentile. Immediata la diffida dei meloniani a rimuovere il post: «Non consentiamo a nessuno di strumentalizzare il nostro simbolo» ha detto il presidente provinciale Adriano Barba.

Nervosetti?