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La sentenza

Tentarono un'estorsione dal carcere in videochiamata, l'ex presidente di Confindustria Sicilia li denunciò: tutti condannati

Pene fino a 7 anni e 4 mesi per la call dalle celle per imporre il racket all'impresa di Gaetano Vecchio: "Lo Stato da subito al nostro fianco"

17 Giugno 2026, 16:07

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Gaetano Vecchio

Avevano tentato l'estorsione sui cantieri di Fondo Fucile, direttamente dal carcere. Ora il gup di Messina ha inflitto pesanti condanne per tentata estorsione con l'aggravante del metodo mafioso. Un'estorsione subita dalla ditta Cosedil di Gaetano Vecchio, imprenditore ed ex presidente siciliano di Confindustria, che ha denunciato subito il tentativo di estorsione.

La gup, Ornella Pastore, ha confermato tutte le accuse formulate dalla procura diretta da Antonio D'Amato e sostenute in aula dai sostituti della Dda, Roberto Conte e Alice Parialò, accogliendo le richieste di pena per i tre imputati, assistiti dagli avvocati Salvatore Silvestro e Alessandro Trovato.

Salvatore Maiorana e Giuseppe Surace sono stati condannati a 7 anni e 4 mesi di reclusione più 8000 euro di multa ciascuno, mentre per Giovanni Aspri la pena è di 6 anni e 6 mesi di reclusione più 3000 euro di multa.

La particolarità del caso risiedeva proprio nelle modalità della tentata estorsione, condotta in diretta dalle celle di massima sicurezza attraverso la nuova frontiera del racket moderno: il ventiquattrenne, Giovanni Aspri, si era presentato fisicamente in cantiere facendo da emissario e avvertendo che sarebbe tornato per fare una videochiamata per far parlare direttamente il responsabile del cantiere con un soggetto qualificatosi come “messinese” che avrebbe avanzato la richiesta economica, a quel punto il responsabile della Cosedil ha avvertito i carabinieri. Il giorno successivo, quando Aspri sei è presentato per la "call", i militari erano già sul posto.

Dall'altro lato dello schermo, nonostante dovessero trovarsi in stato di isolamento, parlavano il trentanovenne Giuseppe Surace dal carcere Pagliarelli di Palermo, e il trentatreenne Salvatore Maiorana dal Petrusa di Agrigento. Oltre all'estorsione mafiosa, per i due detenuti ha infatti retto anche l'accusa di utilizzo illecito di telefoni all'interno di una casa circondariale.

"Siamo contenti di avere fatto solo il nostro dovere", ha commentato, parlando con La Sicilia, Gaetano Vecchio. E ha continuato: "Ringraziamo le forza dell'ordine, così come la magistratura che si è mostrata rapida ed efficiente, questo significa che lo Stato c'è. Dopo appena sei mesi dai fatti, è arrivata la condanna, e questo deve servire da incoraggiamento per tutti quegli imprenditori che si dovessero trovare in una situazione come questa, denunciando abbiamo trovato subito lo Stato al nostro fianco".