Palermo
Stadio, un sì lungo 90 anni: il Consiglio vara la delibera, evitato il flop di Euro 2032
Il racconto di un iter tormentato. Il Pef va asseverato per il parere definitivo. Ma l’atto è esecutivo e completa il dossier da inviare a Figc e Uefa
Benvenuto Barbera, addio Barbera: il racconto sul sofferto sì alla ristrutturazione dello stadio parte dalle piccole cose, come la bocciatura dell’emendamento che intendeva abolire la parola «sostituzione» del nome in favore di quello di futuri sponsor, affiancata alle altre, cioè «preceduto» o «seguito». La dicitura “Renzo Barbera” potrà anche sparire, o si perdono soldi, come riconosce il parere contabile in calce al Piano economico e finanziario così com’è adesso, venuto fuori da questi giorni di passione e contrapposizioni
Tutto, e di tutto, in un giorno, una notte finita alle 5 del mattino in aula, e la coda impazzita di una mattinata piena, fibrillante: lo stadio s’ha da rifare, il dossier per Euro 2032 era rimasto aperto solo per infilarci dentro la delibera che di fatto e di diritto contiene lo svincolo delle somme di contributo comunale all’operazione da 300 milioni di euro. In sintesi, l’intesa del giorno prima tra amministrazione e City Group non passa subito, ma lo fa, cambiata ma non stravolta, attraverso un ulteriore intervento del sindaco, che porta a un emendamento firmato dal capo di gabinetto Sergio Pollicita che contempla concessioni anche sanguinose sul piano dei rischi futuri. L’emendamento viene approvato all’unanimità, dà corpo alla delibera che invece - per marcare la «distanza politica e di coscienza» - segna alcune astensioni tra i ranghi dell’opposizione - a partire da Carmelo Miceli di Progetto Civico Italia e dal Pd - registrando alla fine 34 sì e nessun voto contrario. Ma Miceli marca «l’importanza dell’unanimità sull’emendamento». Opposizione che nella sostanza vuole lo stadio quanto la maggioranza. La condizione “sospensiva” per il parere contabile definitivo di segno positivo è l’asseverazione, in capo a un mese o poco più, del nuovo Pef, redatto alla luce delle modifiche. Sarà sul documento di asseverazione che la Ragioneria generale apporrà il proprio visto. La Ragioneria svolge qui un ruolo decisivo, illuminando l’unica strettoia in grado di portare all’approvazione. Poi è solo responsabilità politica, che larga parte di sala Martorana, in fondo, non vede l’ora di condividere.
Bisogna andare a ritroso, alla mezza dell'altra notte, quando il sindaco Roberto Lagalla deve tornare al tavolo: l’intesa del giorno prima traballava su più punti, dopo una lunga giornata a porte chiuse, mentre lo streaming su youtube raggiungeva vette di audience mai viste, dalla dozzina scarsa del solito a centinaia e centinaia. Fauci tifose assetate del sì allo stadio e pronte ad azzannare (almeno telematicamente) chi, per caso e per sfortuna, potesse essere indiziato del flop. Non tutti i tifosi: andando per social ci si accorge che ci sono molti fedelissimi che lo sentono, il gusto agrodolce di un iter accidentato. Apposta, la sfilata di molti consiglieri al podio per le dichiarazioni di voto. Apposta, si vede una consigliera che dentro la borsa stringe una maglia rosanero. Apposta, foto sui social ad attestare l’incrollabile fede rosanero. Apposta, cori da stadio.
Dei 27 emendamenti, cadono uno a uno quelli dell’opposizione. Il primo è proprio quello - come illustra Ugo Forello di Oso Controcorrente - che è collegato “a contrario” al ventiseiesimo, cioè quello tecnico di Pollicita. Il tema è quello della verifica e aggiornamento periodico del Pef da parte della giunta, che Forello collega alle eventuali fluttuazioni dei margini di utile raggiunti, secondo indici fissati nello stesso documento. Passa la versione Pollicita: primo controllo tra dieci anni, gli altri ogni cinque. Salta l’emendamento Argiroffi sui 50 biglietti in prelazione per il Comune da destinare ai bimbi meno abbienti, e non passa neppure l’abolizione dei biglietti omaggio per i consiglieri. Qui Teresa Leto di FdI rivendica l’ordine del giorno che porterà in aula la possibilità di devolverli. E via così: niente sconti per i disabili gravi, niente agevolazioni per i meno abbienti. Pareri contabili negativi, sulla base del Pef da lì a poco in vigore. I punti caldi dell’emendamento 26, un autentico “lodo” sui nodali articoli 4, 6 e 17 della convenzione. Già detto del controllo periodico del Pef, come anticipato ieri da La Sicilia, l’uso commerciale assoluto delle aree di parcheggio. Poi la destinazione prioritaria degli eventuali indennizzi alle banche finanziatrici; la trebbiatura delle clausole di salvaguardia e delle penali in favore del Comune. Ancora, l’ombrello di fondi pubblici (eventualmente da reperire) in fondo alla rinuncia della società di sostenere costi aggiuntivi per la maggiorazione dei prezzi. Fino alla madre di tutte le promesse: il club ottiene che «i tributi comunali saranno ridotti coerentemente a quanto previsto nel Pef». Prossima e risolutiva patata bollente in mano al consiglio comunale.