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Scandalo Ciapi, condannati il manager Giacchetto e il deputato regionale Riggio

Di Alfredo Zermo

PALERMO - I giudici della quinta sezione del tribunale di Palermo, presieduta da Piero Falcone, hanno condannato 4 persone imputate, a vario titolo, di una maxitruffa all’Ue da 15 milioni di euro. Due gli assolti. Si tratta del cosiddetto processo Ciapi, nato da un’inchiesta su un ente di formazione della Regione siciliana che avrebbe intascato illecitamente finanziamenti dall’Unione Europea per progetti mai realizzati. A 5 anni e 8 mesi è stato condannato l’ex presidente dell’ente Francesco Riggio, attualmente deputato regionale del Gruppo Misto, a 8 e un mese il manager della pubblicità Fausto Giacchetto, considerato la mente della truffa, a 4 la segretaria di Giacchetto Stefania Scaduto e a 3 e 6 mesi l’ex dirigente dell’Agenzia regionale per l’impiego Rino Lo Nigro. Assolti l’ex assessore regionale Luigi Gentile e la moglie di Giacchetto, Concetta Argento.

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Gli imputati rispondevano di associazione a delinquere, truffa aggravata, corruzione, falso e reati fiscali. A Giacchetto sono stati confiscati beni per 7 milioni di euro.

 
Dalla lettura del dispositivo, ma si dovranno attendere le motivazioni del verdetto per averne la certezza, sembra che il tribunale, accogliendo la tesi del pm Piero Padova, abbia applicato la cosiddetta sentenza Taricco emessa dalla corte di Giustizia Europea a settembre del 2015. La sentenza afferma l'obbligo per il giudice italiano di disapplicare le disposizioni del codice penale che fissano un termine assoluto di prescrizione pur in presenza di atti interruttivi, in relazione a reati gravi che offendono gli interessi finanziari dell’Unione europea, norme che, se applicate, avrebbero comportato la prescrizione di una serie di accuse contestate al manager.(ANSA).

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