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Lavori pubblici, il presidente degli Architetti: «Via alle opere con i concorsi di progettazione»

Di @IPress

Da un lato il governo del territorio, che in Sicilia rappresenta il punto di partenza per una nuova e necessaria legge-quadro fautrice della rigenerazione sostenibile; dall’altro la democrazia urbana, lo strumento più efficiente per città che hanno urgente bisogno di ammodernarsi e mettersi in sicurezza: prima fra tutte Catania, che soffre del più alto rischio sismico in Europa. Su questi due binari viaggia la politica urbanistica dell’Isola, che traina con sé il lavoro di migliaia di professionisti e imprese che operano nel settore. Fra questi gli Architetti, una categoria che in Sicilia conta nove Ordini e oltre 13mila iscritti: «Il nostro impegno è quello di sensibilizzare istituzioni e cittadini per una pianificazione che sia coniugata alla qualità architettonica», afferma Alessandro Amaro, neopresidente della Consulta regionale, e da due anni alla guida dell’Ordine etneo.   

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In ogni attività lei ha declinato il principio della qualità architettonica attraverso l’idea dei concorsi di progettazione. Può spiegarci il motivo?

«Prendo ad esempio l’edilizia sanitaria catanese dismessa e da riqualificare. Oppure le grandi opere strategiche, sempre nella città etnea, come il Palazzo delle Poste in viale Africa. Sono beni architettonici il cui recupero ha ricadute urbane e sociali dal valore inestimabile. Riteniamo quindi che la progettazione non possa essere affidata, come sta avvenendo, all’interno della pubblica amministrazione, perché priva di organico sufficiente e specializzato per affrontare questi grandi temi progettuali. Non solo, la progettazione interna non permette più proposte, e quindi una scelta che punti alla qualità del progetto, accontentandosi di un’opera di edilizia piuttosto che di architettura, e collezionando continue “occasioni mancate”. In grandi città del Nord Italia, come Milano e Genova, si è già cambiato rotta, si veda il caso della riqualificazione della Val Polcevera. Il modello di concorso messo a punto dal nostro Consiglio nazionale (Cnappc) prevede due fasi: nella prima, snella e aperta a tutti coloro che hanno i requisiti, vengono selezionate dalle 5 alle 7 proposte che poi, nella seconda fase, presenteranno il progetto definitivo. Al vincitore andrà il premio, gli incarichi di progettazione e direzione lavori, agli altri concorrenti invece viene garantito il rimborso spese. Così bandita dall’ente pubblico, con legalità e trasparenza, la competizione può rispettare le tempistiche, grazie anche alla piattaforma del Cnappc, con cui l’amministrazione può gestire l’intera procedura e ottenere in 180 giorni il progetto esecutivo da mandare in gara, con un risultato all’altezza. Bello, innovativo, creativo, funzionale, virtuoso».

La Sicilia come ha recepito i bandi-tipo predisposti dal Consiglio Nazionale degli Architetti?

«La Regione Siciliana ha approvato il decreto sui bandi-tipo per l’affidamento di servizi, pertanto c’è già il modello normativo di riferimento, e le amministrazioni iniziano a utilizzarlo. Possiamo vantare esempi positivi, ma sono ancora diversi i casi in cui siamo dovuti intervenire sulla non conformità. Occorre precisare che le amministrazioni possono procedere anche con l’affidamento diretto, secondo quanto previsto nel Codice dei Contratti. Noi Architetti più volte abbiamo ribadito la disponibilità a fornire tutti gli strumenti necessari per l’iter dei concorsi: dalla piattaforma informatica gratuita ONSAI per le stazioni appaltanti, alle nostre risorse professionali. Recentemente abbiamo rimarcato questa nostra apertura in occasione del dibattito sul “Patto per Catania”, i cui interventi programmati – com’è emerso – sono in ritardo anche e soprattutto per la mancanza di risorse nella fase di progettazione. Su questo fronte il dialogo continuo con l’Amministrazione comunale sembra procedere nella giusta direzione».

Il Patto per Catania richiama l’annosa questione del PRG. Il Comune ha confermato la sua adozione entro due anni: una scadenza che può essere rispettata?

«Credo che ci siano i giusti presupposti. Devono esserci. E tutti gli attori sociali coinvolti, oltre ogni schieramento politico, sono chiamati a supportare questa fase importantissima di avanzamento. Chi si oppone, senza contribuire costruttivamente alla risoluzione, deve essere consapevole che mortifica la più grande occasione di crescita della città. Non possiamo pensare al futuro se la lente è focalizzata sulla Catania di cinquant’anni fa. La prospettiva dev’essere quella di una pianificazione basata sulla rigenerazione urbana, con interventi di recupero, sostituzione, ricostruzione, riprogettazione e messa in sicurezza del costruito, entro il limite del consumo zero di suolo. Attraverso un’attenta previsione del Piano e accurate progettazioni, potremmo avere una Catania sicura ed ecologica che recupera suolo e spazi pubblici anche a parità di volumetrie».

Quali gli obiettivi più importanti raggiunti in questi due anni di presidenza?

«Innanzitutto, l’art. 36 inserito nella Legge Regionale n. 1 del 22/02/2019, che garantisce la certezza dei pagamenti dei professionisti per le procedure di rilascio dei titoli abilitativi edilizi e di ogni altro provvedimento autorizzativo. È stata una battaglia che ci ha visti impegnati in prima linea e per lungo tempo, e che ha segnato una tappa importante verso il raggiungimento dell’equo compenso. Insieme agli altri Ordini continuiamo a tenere alta l’attenzione sull’affidamento di prestazioni gratuite da parte delle amministrazioni comunali. Nel nostro territorio si sono verificati purtroppo numerosi casi, di conseguenza abbiamo proceduto con diffide formali. Ma mi preme ricordare anche tutto il percorso di attività a tutela degli iscritti e l’offerta formativa che tramite la nostra Fondazione eroghiamo ai colleghi senza alcun costo aggiuntivo. Inoltre, siamo operativi a livello nazionale su tre tavoli del Cnappc, e a livello regionale con l’impegno della Consulta. Ultimo ma non meno importante, il monitoraggio sull’abuso della professione: abbiamo purtroppo constatato che sono numerosi nel nostro territorio coloro che utilizzano il nostro titolo senza essere in possesso di laurea e abilitazione. L’Ordine è già intervenuto con un esposto specifico all’Autorità giudiziaria, ma invitiamo i cittadini a supportarci, verificando la reale appartenenza del loro professionista all’Albo e segnalando comportamenti illegali. Confidiamo anche nella collaborazione di tutti gli iscritti per tutelare il decoro della professione, nella diversificazione dei ruoli e delle funzioni esercitate come liberi professionisti, dirigenti e dipendenti della pubblica amministrazione».

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