Le truppe israeliane sono entrate in Libano, ordinata l'evacuazione di 20 aeree. Hezbollah: «Pronti allo scontro»
Le forze di terra israeliane sono entrate in Libano, ma rimangono "a distanza molto ravvicinata" dal confine e finora non ci sono stati "scontri". Lo ha indicato un alto funzionario israeliano della sicurezza alla Bbc. "Stiamo parlando di colpire le rampe di lancio di Hezbollah, l'infrastruttura di Hezbollah proprio accanto alle comunità nel nord di Israele", ha affermato il funzionario. "Non posso rivelare i numeri, ma posso dire che non si tratta di numeri di una grande invasione di terra", ha aggiunto, descrivendola come "limitata" e non come le operazioni israeliane a Gaza.
Anche il governo di Benyamin Netanyahu ha assicurato all’alleato americano che si tratterà di un’azione «più contenuta» di quanto inizialmente previsto (e di quella del 2006), destinata a eliminare la minaccia di Hezbollah che continua a lanciare razzi e missili verso il nord di Israele. A Washington tuttavia l’idea delle truppe di Netanyahu in Libano, seppure per un’operazione limitata, non sembra essere stata accolta di buon grado. «Sono al corrente ma vorrei che si fermassero», aveva detto il presidente Joe Biden appena poche ore prima, rilanciando un appello al cessate il fuoco.
Ma poche ore fa l’esercito israeliano ha ordinato ai residenti di evacuare oltre 20 aree nel sud del Libano. In una dichiarazione rilasciata su X, il portavoce in lingua araba delle Idf, Avichai Adraee, ha chiesto ai residenti di diversi villaggi nel Libano meridionale, tra cui Aabbassiyeh e Bint Jbeil, di evacuare a nord del fiume Awali, decine di chilometri a nord del confine israeliano. Sembra il segnale dell'imminenza di un attacco.
Finora comunque non si sono verificati "scontri diretti sul campo" in Libano tra combattenti di Hezbollah e forze israeliane. Lo sostiene anche il Partito di Dio. In una dichiarazione alla tv satellitare al-Jazeera, il responsabile del gruppo sciita libanese per i media, Mohammad Afif, ha ripetuto che i miliziani sono "pronti allo scontro". Anche l’Iran ha giurato vendetta: «Il sangue del martire Nasrallah accelererà la caduta del regime di Israele e dei suoi leader», ha minacciato il generale Abdolrahim Mousavi, comandante in capo dell’esercito della Repubblica islamica. Ma il regime degli ayatollah - da mesi messo alla prova da azioni più o meno dirette di Israele senza tuttavia contrattacchi significativi - ha già anticipato che non invierà suoi militari in Libano né a Gaza.
Intanto anche la Russia chiede a Israele di «ritirare immediatamente le truppe dal Libano» di «mettere fine alle ostilità» e di lavorare alla soluzione del conflitto in Medio Oriente. Lo rende noto il ministero degli Esteri di Mosca, citato dalla Tass. «Esprimiamo solidarietà alla leadership e al popolo del Libano, che hanno subito un’aggressione armata», si legge nel comunicato della diplomazia russa.