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Gli studi

Così il cambiamento climatico e l'inquinamento cambiano gli sport. E pure la Maratona di New York rischia di essere «più lenta»

Il corpo con temperature più alte riduce il flusso di sangue ai muscoli. E questo riduce le prestazioni fisiche. I risultati si sono già visti e si vedranno sempre di più in futuro

01 Novembre 2025, 10:14

Così il cambiamento climatico e l'inquinamento cambiano gli sport. E pure la Maratona di New York rischia di essere «più lenta»

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«Speriamo non faccia troppo caldo». In vista della Maratona di New York di domani, gli atleti interrogano il meteo e sperano che il clima sia indulgente. È ormai un rituale comune nella comunità dei maratoneti. L’allarme cambiamento climatico sta coinvolgendo anche lo sport e, in particolare, la maratona. Il motivo è semplice: secondo alcuni studi, l’innalzamento delle temperature da qualche tempo starebbe condizionando in negativo le prestazioni degli atleti impegnati negli sport all’aperto e di resistenza. E la maratona, da questo punto di vista, è la disciplina più esposta. I campioni della corsa su strada sarebbero messi sempre più a dura prova dal caldo e, di conseguenza, avrebbero difficoltà nell’abbassare se non addirittura nel mantenere i propri tempi.

Secondo un rapporto della Climate Central - un gruppo di medici e ricercatori internazionali - il corpo con temperature più alte riduce il flusso di sangue ai muscoli. E questo riduce le prestazioni fisiche. La ricerca ha analizzato 221 gare a livello mondiale, stabilendo che per 190 di queste ci sarà un calo delle prestazioni dei corridori. Un esempio è l’ultima maratona di Berlino, l’edizione numero 51, dove Sabastian Sawe, promessa mondiale della disciplina, non è riuscito ad abbassare il record così come aveva dichiarato di voler fare. Il keniano ha vinto la gara in 2:02:16, a quasi un minuto dal record di 2:01:09 stabilito da Eliud Kipchoge nel 2022: nella capitale tedesca c'erano umidità dell’80%, 20 gradi alla partenza e 25 sul traguardo. Clima torrido anche ai Mondiali di atletica 2025 a Tokyo: la temperatura ha raggiunto i 30 gradi.

Stesse conclusioni per uno studio di Sports Medicine che, analizzando i dati di circa 2,5 milioni di corridori tra il 2003 e il 2019, punta il dito contro l’inquinamento atmosferico delle grandi città dove si svolgono le maratone. Secondo la ricerca, negli anni i tempi si sono allungati proporzionalmente all’aumento dei livelli di particolato PM 2.5 (le cosiddette polveri sottili): circa 30 secondi in più per unità di particolato per metro quadro.

Ovviamente la maratona, per il tipo di sforzo e durata, è la disciplina che risente più di altre di queste variabili ma non è l'unica. Anche il tennis sta risentendo di questi effetti. Ormai gli appelli dei giocatori si moltiplicano. Sono 36 i match interrotti per ritiro nei Masters 1000 nel 2025: nuovo record negativo. E sette di questi sono arrivati al terzo turno del torneo di Shanghai. Eclatanti i casi di Jannik Sinner in Cina e quello di Carlos Alcaraz in Giappone; mentre Novak Djokovic ha addirittura rigettato a bordo campo.

Un capitolo a parte meriterebbero gli sport invernali. Uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health, ha sottolineato che, entro il 2050, il 50% delle località che hanno ospitato le Olimpiadi invernali, potrebbe avere problemi di scarsità di neve.