1 gennaio 2026 - Aggiornato alle 02:08
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La guerra

«Quel dieci per cento che pesa come un macigno»: Zelensky annuncia che l’accordo di pace è al 90%

Nel videomessaggio di fine anno, il presidente ucraino parla di un’intesa “quasi pronta”, ma ammette che l’ultimo tratto è il più difficile: territori occupati e sicurezza della centrale di Zaporizhzhia restano i nodi. Sullo sfondo, il pressing di Washington e il coinvolgimento di europei e alleati.

Alfredo Zermo

01 Gennaio 2026, 00:49

“Quel dieci per cento che pesa come un macigno”: Zelensky annuncia che l’accordo di pace è al 90%

All’alba, alle sei in punto, il convoglio si ferma a Kyiv. Fuori è gelo. Dentro, un telefono acceso riproduce l’eco di trattative che si sono spinte fin quasi al traguardo: “Il 90% è fatto”. Nel videomessaggio di fine anno diffuso sui social, Volodymyr Zelensky usa una cifra che non promette facile consolazione: quel restante 10%, dice, “contiene, in realtà, tutto” — la sorte della pace, dell’Ucraina, dell’Europa. È l’ultimo chilometro della maratona, quello che pesa più degli altri messi insieme. Eppure, insiste, “possiamo dire a testa alta che l’Ucraina ha fatto tutto il possibile per la pace”.

Un messaggio calibrato per il tempo della cautela

Nel discorso, scandito da un linguaggio sobrio e chirurgico, Zelensky non proclama vittorie: ribadisce un intento, delimita il perimetro del possibile, avverte che la pace non può essere un sinonimo di resa. L’accordo quadro — una bozza che fonti diplomatiche descrivono come un documento in 20 punti — avrebbe già fissato diverse architravi, a partire dalle garanzie di sicurezza per Kyiv e dagli impegni per la ricostruzione. Restano fuori, per ora, le ferite più profonde: i territori occupati e il futuro della centrale nucleare di Zaporizhzhia. È lì che la negoziazione si fa più scivolosa, tra diritto, deterrenza e rischi per la sicurezza regionale.

Il ruolo degli Stati Uniti e l’asse con gli alleati europei

Negli ultimi giorni di dicembre 2025, un’inedita accelerazione diplomatica ha portato Zelensky in Florida, a Mar-a-Lago, per un faccia a faccia con il presidente Donald Trump. Al centro, un pacchetto “quasi definito” che comprende garanzie di sicurezza, sostegno economico e la cornice politica per far convergere, almeno su alcuni pilastri, Washington, Kyiv e i partner europei. Un mosaico in cui — stando alle ricostruzioni — l’articolato sulla sicurezza sarebbe “pronto al 100%”, mentre vanno ancora allineati durata e modalità di attivazione.

La Casa Bianca spinge per un’intesa “solida e sostenibile”, mentre i leader europei vengono tenuti nella stanza, con contatti telefonici e l’ipotesi di una riunione a Washington a gennaio per finalizzare i dettagli. Kyiv, per parte sua, tiene ferma una linea: nessuna clausola che imponga di rinunciare formalmente alla NATO, questione che — sottolinea Zelensky — “spetta all’Alleanza Atlantica”. Una puntualizzazione non secondaria, perché tocca il cuore delle paure russe e il fulcro della deterrenza occidentale.

“Il 10% che contiene tutto”: territori e Zaporizhzhia

A dividere i negoziatori non sono i principi generali — cessate il fuoco, meccanismi di verifica, corridoi umanitari — bensì i dettagli che definiscono la consistenza reale della pace. Due i dossier indicati dallo stesso Zelensky come “irrisolti”:

  1. la centrale di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, e il suo regime di sicurezza operativo;
  2. la questione territoriale, con le aree occupate dopo il 24 febbraio 2022 e la diversa lettura di Kyiv e Mosca sul diritto e sui confini.

Sulle garanzie di sicurezza, invece, il testo sarebbe “chiuso”, con qualche chiosa tecnica sulla validità temporale e i meccanismi di reazione coordinata in caso di nuove ostilità.

La cornice politica: pace sì, ma non “a ogni costo”

Nei passaggi più netti del suo intervento di fine anno, Zelensky respinge l’idea di un’intesa “debole”, che congeli il conflitto e lo rimandi. “Niente accordi che prolunghino la guerra”, è il messaggio, ribadito anche da interlocutori occidentali: meglio allungare i tempi, che sottoscrivere un documento incapace di reggere al primo urto geopolitico. Il bilancio è crudo: un paese esausto, un’economia messa alla prova, una società che tiene stretta la propria sovranità. Ma anche la consapevolezza che un cessate il fuoco fragile può essere peggio di nessun accordo.

La variabile russa: cautela, segnali e linee rosse

Da Mosca sono arrivati segnali misurati. Il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitry Peskov, evita di commentare i singoli punti e parla di “fase finale” dei colloqui, senza però arretrare sulle linee rosse più note: la sovranità russa sulle aree annesse e la pretesa di un controllo pieno sul Donbas. Nei resoconti di questi giorni, emergono scetticismo e richieste massimali, mentre si moltiplicano i canali informali tra emissari e consiglieri. Un equilibrio instabile, in cui ogni parola pesa.

Diplomazia parallela e tavoli tecnici: i contatti che non si vedono

Accanto alla trattativa politica, si muovono tavoli tecnici su energia, infrastrutture, sicurezza nucleare e scambi di prigionieri. Nelle scorse settimane, Kyiv ha mantenuto un filo diretto con interlocutori americani — tra cui figure dell’entourage presidenziale — per esplorare formati, calendarizzazioni e punti di caduta. Il lavoro, racconta Zelensky, è “ricco di dettagli” e ha già prodotto documenti quasi definitivi. Un’indicazione che l’ingegneria della pace è avanzata, anche se il cantiere rimane aperto sui nodi politici.

Cosa significa un “90%” in diplomazia

In trattative di questa natura, le percentuali contano fino a un certo punto. Un 90% può significare che la struttura è pronta: preamboli, principi condivisi, procedure, calendari. Il restante 10% rappresenta spesso la parte con il maggior valore negoziale: ciò che definisce confini, sovranità, status militare, controllo di infrastrutture critiche. In altre parole, quel che decide se una pace è giusta — e dunque duratura — oppure un intervallo fragile prima di un nuovo ciclo di violenza. Lo riconosce Zelensky quando parla di “determinazione”, “unità” e “saggezza” necessarie perché la pace “funzioni al 100%