IL ROGO
La lunga notte di Crans-Montana e l’ansia delle famiglie italiane: ecco la prima lista di nomi dei connazionali dispersi e ricoverati
Tra lacrime, elenchi alla mano e ospedali pieni, la Farnesina conferma: ci sono connazionali coinvolti. Sono scesi a 6 i dispersi segnalati dai parenti e quindici sono i ricoverati
Cadeva la neve quando davanti alle transenne di Le Constellation — il locale sventrato dalla fiammata — una madre ha tirato fuori dal cellulare una foto: un ragazzo con il cappello da lana e il sorriso largo. “Se lo vedete, chiamatemi”. Intorno, l’odore acre di bruciato, i vetri in frantumi, le sirene che andavano e venivano senza sosta. Era ancora buio su Crans-Montana quando i primi elenchi dei nomi hanno cominciato a circolare tra le mani dei funzionari italiani e gli abbracci strozzati di chi sperava in una chiamata. Dall’altra parte della frontiera, la macchina dello Stato si era già messa in moto: l’Unità di Crisi della Farnesina ha allestito un punto informativo in loco, mentre dalle televisioni arrivava la notizia che tra le vittime e i feriti del rogo figurano anche cittadini italiani.
Il bilancio, grave fin dai primi minuti, è stato confermato dalle autorità svizzere: “diverse decine di morti” e oltre un centinaio di feriti, molti in condizioni critiche, dopo l’incendio scoppiato attorno alle ore 1:30 del primo giorno dell’anno. Le autorità hanno escluso la pista terroristica e parlano di un possibile “flashover”, un’embrasement généralisé, capace di trasformare in pochi secondi un locale affollato in una trappola infernale.
Cosa è successo dentro Le Constellation
Secondo le prime ricostruzioni, poco dopo l’1:30 del 1° gennaio 2026 il locale sotterraneo di Le Constellation — bar e nightclub molto frequentato da giovani e turisti — è stato avvolto dalle fiamme nel pieno dei festeggiamenti di Capodanno. Testimonianze convergenti parlano di decorazioni o candele pirotecniche che avrebbero raggiunto il soffitto in legno, innescando in un lampo un incendio che, complice il sovraffollamento e le uscite strette, ha travolto la pista e le scale di accesso.
I soccorritori hanno dispiegato decine di ambulanze e una flotta di elicotteri per evacuare i feriti verso gli ospedali di Sion, Losanna, Zurigo e Ginevra; diversi reparti di terapia intensiva hanno raggiunto rapidamente la saturazione. Le autorità cantonali hanno parlato di “diverse decine” di vittime; alcune testate internazionali quantificano attorno a 40 i morti e circa 115 i feriti, mentre aggiornamenti nel corso della giornata hanno riferito di numeri anche più alti. Gli investigatori escludono al momento un atto doloso: l’ipotesi più accreditata resta quella di un incendio accidentale con rapida generalizzazione delle fiamme.
L’onda d’urto in Italia: il ministro Tajani e l’Unità di Crisi
Nel primo pomeriggio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che tra le persone coinvolte ci sono anche connazionali. Il titolare della Farnesina ha riferito in diretta televisiva che sono stati individuati tra 12 e 15 italiani tra i feriti — alcuni in condizioni gravi — e che al momento risultano 16 connazionali dispersi sulla base delle segnalazioni dei familiari; un dato che potrà variare con l’avanzare delle identificazioni. Tajani ha inoltre spiegato che l’Ambasciata d’Italia a Berna, il Consolato a Ginevra e l’Unità di Crisi hanno attivato una task force a Crans-Montana, mentre in Italia è stato allertato il Centro grandi ustioni del Niguarda di Milano per eventuali trasferimenti. Sono ore di verifiche incessanti, con contatti costanti tra i funzionari italiani e gli ospedali svizzeri.
I nomi: dieci dispersi segnalati dalle famiglie, quindici ricoverati identificati
Dalla tenda informativa allestita dalla Farnesina a Crans-Montana è arrivata la prima, dolorosa lista. Secondo quanto raccolto sul posto dai familiari e condiviso con i funzionari italiani, sono scesi a 6 i nomi dei dispersi già segnalati:
- Achille Osvaldo Giovanni Barosi (nato il 17/07/2009)
- Riccardo Minghetti (02/09/2009)
- Chiara Costanzo (05/06/2009)
- Giovanni Raggini (26/09/1997)
- Giovanni Tamburi (21/12/2009)
- Giuliano Biasini
Accanto all’elenco dei dispersi, risultano al momento 15 italiani ricoverati in diversi ospedali: tra questi, i nomi che le famiglie e le autorità sono riuscite a confermare includono Leonardo Bove, Eleonora Palmieri (ospedale di Sion), Antonio Lucia (ospedale di Losanna), Filippo Leone Grassi (ospedale di Losanna), Francesca Nota (ospedale di Zurigo), Manfredi Marcucci (ospedale di Sion) e Talingdan Kian Kaiser. Per ragioni di privacy e per l’instabilità del quadro clinico, non tutti i nominativi vengono diffusi pubblicamente; si tratta di informazioni che potrebbero essere aggiornate con il progredire delle verifiche.
La cifra delle vittime: perché i numeri cambiano
Nelle prime ore di un’emergenza di questa portata, i numeri oscillano. La polizia cantonale del Vallese ha parlato inizialmente di “diverse decine” di morti; molte testate internazionali hanno indicato “circa 40 vittime” e “oltre 100 feriti”, mentre nel pomeriggio alcune fonti televisive hanno riferito di conteggi più alti, fino a 47 decessi. La differenza non è solo statistica: diversi corpi, gravemente ustionati, richiedono tempi lunghi di identificazione, e il trasferimento dei feriti in più strutture rende complessa la ricostruzione di un quadro completo e definitivo. In queste circostanze, la prudenza delle autorità resta un dovere: gli aggiornamenti ufficiali arriveranno al termine delle operazioni di riconoscimento e di notifica ai familiari.
Come si è propagato l’incendio: il fattore “flashover”
Una parola ricorre nelle ricostruzioni tecniche: “flashover”. Per i vigili del fuoco indica il momento in cui il calore e i gas combustibili saturano un ambiente fino a provocare un’accensione simultanea e violenta di tutte le superfici infiammabili. Dentro un locale interrato, con arredi in legno, decorazioni e forse candele pirotecniche utilizzate per l’animazione del party, bastano pochi secondi per passare da un principio d’incendio a un inferno senza vie di fuga. Le autorità del Vallese, in conferenza stampa, hanno citato proprio l’ipotesi di un’embrasement généralisé; nel contempo, gli inquirenti escludono esplosivi o terrorismo. Restano sul tavolo le piste dell’accidentalità legata a un uso improprio di fiamme decorative o ad altre fonti di ignizione.
La geografia del soccorso: ospedali, elicotteri, reparti ustioni
La risposta è stata massiccia: decine di ambulanze e elicotteri hanno evacuato i feriti verso i centri più attrezzati. La rete ospedaliera svizzera ha ridistribuito i pazienti tra Sion, Ginevra, Losanna (CHUV) e Zurigo, attivando percorsi di urgenza ustioni e terapia intensiva. In Italia, la Regione Lombardia e il Niguarda si sono dichiarati pronti a ricevere pazienti in trasferimento secondario, una prassi che segue protocolli transfrontalieri per maxi-emergenze. La mole di ustioni gravi e di intossicazioni da fumo spiega il numero elevato di ricoveri in condizioni critiche.
Le domande aperte: capienza, uscite, controlli
In ogni tragedia della notte, la somma di piccoli fattori diventa decisiva: capienza effettiva rispetto al numero di presenti, larghezza delle uscite, illuminazione di emergenza, presenza di materiali altamente infiammabili vicino a fonti di calore, eventuali candele o fuochi interni. Le autorità svizzere hanno annunciato un’indagine a tappeto su dispositivi antincendio, percorsi di fuga e licenze del locale.
Il tema del sovraffollamento durante la notte di Capodanno è già al centro dell’attenzione, anche per il racconto di testimoni che descrivono scale strette e strozzature all’uscita. La dinamica ricorda — con ovvie differenze di contesto e proporzioni — altri roghi in club europei provocati dall’uso imprudente di fiamme decorative.
Intanto, l’attesa
A Crans-Montana, la neve ha continuato a cadere. Nella sala allestita accanto al cordone della polizia cantonale, i funzionari dell’Unità di Crisi sfogliano elenchi, rispondono a messaggi, incrociano dati. Ogni tanto, una porta si apre e qualcuno sussurra un nome. Gli abbracci sono stretti; i silenzi, più lunghi delle parole. È in queste ore che lo Stato — svizzero e italiano — è chiamato alla sua parte più difficile: riconoscere, informare, sostenere. La comunità di Crans-Montana, come l’Italia che guarda e aspetta, sa che l’elenco dei nomi non è solo un dato: è la storia di ragazze e ragazzi, di famiglie e di un inizio d’anno che chiede, più che mai, verità e responsabilità.
