il nuovo fronte
In Venezuela 160mila italiani. L'ambasciata: «Non uscite di casa». Tajani: «Meloni informata»
«La priorità in questo momento è l'incolumità» dei connazionali nel Paese sudamericano, spiega l'ambasciatore a Caracas Giovanni Umberto De Vito
«Per ora nessun connazionale ha contattato l'ambasciata italiana a Caracas o il consolato di Maracaibo per segnalare problemi legati agli attacchi statunitensi di questa notte contro alcuni siti militari e infrastrutture del Venezuela». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in collegamento telefonico al Tg2.
Intanto l'Ambasciata d'Italia a Caracas invita gli italiani in Venezuela a non uscire di casa ed evitare gli spostamenti. Lo ha detto l'ambasciatore Giovanni Umberto De Vito, intervenendo a Rai News24. «La situazione è incerta e invitiamo i connazionali a contattare l'ambasciata e i consolati», ha aggiunto sottolineando che «la priorità in questo momento è l'incolumità» dei connazionali nel Paese. Si tratta - ha aggiunto - di circa 160mila persone in tutto il Paese, alcuni con doppio passaporto, e alcuni «expat per ragioni di lavoro e turismo».
«Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l'evoluzione della situazione, con particolare attenzione per la comunità italiana» - ha dichiarato Tajani - la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è costantemente informata e l'Unità di crisi della Farnesina è operativa. Secondo quanto riferito dal ministro italiano, «sappiamo che sono state prese di mira alcune infrastrutture portuali e aeroportuali, la nostra ambasciata a Caracas è operativa, ci sono tantissimi italiani in Venezuela. Temiamo manifestazioni di piazza, quindi abbiamo dato indicazione di essere prudenti, pare che ci siano anche nelle carceri momenti di tensione». Testimoni però riferiscono che i bombardamenti americani hanno colpito anche siti militari, il parlamento venezuelano e il mausoleo dedicato all'ex presidente Hugo Chávez.
«Abbiamo anche italiani detenuti, a cominciare da Trentini - ha aggiunto Tajani - ma con lui ce ne sono un'altra dozzina, quindi anche quello è un tema che ci preoccupa e stiamo lavorando al massimo».
In Venezuela l’impronta italiana resta evidente nei cognomi, nelle attività economiche, nei circoli e negli istituti scolastici. Oggi, secondo l'Ambasciata d'Italia a Caracas, sono circa 160 mila i cittadini italiani registrati presso i consolati di Caracas e Maracaibo, mentre si stima che oltre 1,5 milioni di venezuelani abbiano ascendenze italiane. Le origini di questa presenza risalgono al secondo dopoguerra, quando il Paese, sospinto dal boom petrolifero, divenne una delle mete più attrattive dell'emigrazione italiana nelle Americhe.
Studi accademici documentano un afflusso consistente: tra il 1949 e il 1960 entrarono poco più di 220mila italiani, una quota significativa della popolazione straniera dell'epoca. La Farnesina sottolinea che i flussi più cospicui provenivano dall'Italia centrale e meridionale, con forte incidenza di regioni come Campania, Sicilia, Abruzzo e Puglia. Nel tempo, la comunità ha costruito una rete di istituzioni che ancora oggi ne sostiene identità e servizi. Il Consolato generale d'Italia a Caracas segnala la presenza di due Comites nella propria circoscrizione, organismi elettivi di rappresentanza degli italiani residenti. Sul piano culturale, l'Istituto Italiano di Cultura di Caracas promuove eventi, rassegne e progetti di cooperazione educativa e universitaria.
Simbolo dell'«italianità» in Venezuela è anche la scuola: la paritaria italiana Agustín Codazzi di Caracas, attiva dal 1951 e inserita tra gli istituti riconosciuti dal ministero degli Esteri. Accanto alla dimensione sociale e culturale, pesa quella economica. In Venezuela opera la Camera di Commercio binazionale Cavenit, con una storia sessantennale e oltre 800 imprese aderenti, distribuite in più città: un tessuto imprenditoriale che continua a fungere da ponte con l'Italia. Negli ultimi anni, tuttavia, la crisi e l'instabilità del Paese hanno rimodellato la diaspora: una parte della comunità si è trasferita altrove o ha scelto il rientro. Un segnale indiretto emerge anche dalle dinamiche dei servizi consolari e dalla domanda di cittadinanza.
