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il delitto

Garlasco, la prova che graffia: il DNA sotto le unghie e la pista che riaccende il caso

Un incidente probatorio, una linea paterna e un servizio “sospeso”: cosa sappiamo davvero e perché la storia potrebbe cambiare rotta

Redazione La Sicilia

04 Gennaio 2026, 16:23

16:24

Garlasco, la prova che graffia: il DNA sotto le unghie e la pista che riaccende il caso

Sotto le unghie di Chiara Poggi, strappati al silenzio di quella mattina di 13 agosto 2007, i genetisti hanno recuperato un segno, una traccia maschile che oggi le nuove analisi definiscono “compatibile” con una specifica linea paterna. Su quel cromosoma Y — il filo sottile che passa di padre in figlio — si è consumato un incidente probatorio capace di scuotere un caso dato per chiuso con una condanna definitiva. È qui che ricompare il nome di Andrea Sempio, oggi l’"unico indagato” per omicidio in concorso, mentre sullo sfondo un servizio de Le Iene firmato da Alessandro De Giuseppe resta “in frigo” per non disturbare le indagini: la messa in onda è attesa tra la metà e la fine di gennaio 2026. Un’attesa gravida di promesse e di domande.

Il punto fermo che non è un punto d’arrivo: cosa dice davvero la perizia

Nei verbali dell’incidente probatorio è scritto chiaro: il DNA maschile estratto dalle unghie di due dita della mano di Chiara è “compatibile” con l’aplotipo Y della famiglia Sempio. Ma “compatibile” non significa “identificato”: la genetista forense Denise Albani parla di un supporto statistico che oscilla da “moderatamente forte” a “forte” per un’unghia e “moderato” per l’altra. Tradotto: la traccia “aggancia” una linea maschile, non un singolo individuo. È la natura stessa dell’analisi sul cromosoma Y a imporre prudenza: l’aplotipo si trasmette lungo la linea paterna e accomuna padre, figli, fratelli, zii, cugini patrilineari. E ancora: non è possibile stabilire con rigore scientifico se quel materiale fosse “sotto” o “sopra” le unghie, né come e quando sia stato depositato. Indizi importanti, ma non la chiave che apre da sola la porta della certezza.

Un quadro che rafforza l’ipotesi della linea Sempio, ma obbliga a maneggiare l’informazione senza forzature: nessuna perizia Y-STR consente, da sola, l’attribuzione univoca a una persona. È una “pista genetica” che va incastrata con gli altri elementi.

L’indagato “solo”: perché oggi il nome è uno soltanto

Oggi gli atti parlano di Andrea Sempio come “unico indagato” per omicidio in concorso. È un dato processuale che si inserisce in una nuova stagione d’inchiesta della Procura di Pavia, riaperta con il via libera della Cassazione e scandita da perquisizioni, convocazioni, eccezioni procedurali e un prelievo coattivo del DNA. Il quadro è noto: Sempio, amico del fratello di Chiara, era già emerso tra il 2016 e il 2017 su impulso della difesa di Alberto Stasi; allora la sua posizione fu archiviata. Oggi lo scenario è cambiato: nuovi atti, un fascicolo a suo carico, e soprattutto una strategia investigativa che mette in fila elementi vecchi e nuovi, a partire dalle tracce genetiche.

Non sono mancati passaggi tesi: la convocazione per l’interrogatorio, il forfait dell’indagato con la difesa che contesta la validità formale dell’invito, l’attenzione su materiali e “reperti di vita” sequestrati nelle perquisizioni (come un vecchio elaborato scolastico sul delitto). Segni di una partita giudiziaria che non si gioca solo sul piano biologico, ma anche su quello tecnico-procedurale.

La scacchiera attorno: tra nuovi indizi, vecchie ferite e un’inchiesta parallela

Accanto al DNA, gli inquirenti pavesi—stando a ricostruzioni giornalistiche—avrebbero rimesso in ordine altri tasselli: si parla della cosiddetta “impronta 33” sul muro, di telefonate anomale alla casa dei Poggi, dello scontrino di un parcheggio a Vigevano. È materiale che, secondo alcune fonti, concorre a un quadro indiziario più ampio; la Procura, tuttavia, filtra pochissimo e molte circostanze restano affermazioni giornalistiche da verificare nell’eventuale fase dibattimentale. Chi indaga sostiene di aver delineato persino un possibile “movente”, ma rimanda ogni dettaglio alla chiusura delle indagini, attesa—nelle intenzioni—per la primavera 2026. Prudenza d’obbligo, dunque.

A complicare ulteriormente la cornice, c’è l’inchiesta della Procura di Brescia sull’ex procuratore pavese Mario Venditti, indagato per presunta corruzione in atti giudiziari in relazione all’archiviazione del 2017 di Sempio: un filone in cui è stato più volte annullato il sequestro dei dispositivi dell’ex magistrato dal Tribunale del Riesame, con un rimbalzo continuo di ricorsi e controricorsi. La difesa di Venditti invoca perfino il trasferimento a Brescia dell’intera indagine su Sempio, per connessione oggettiva. Un braccio di ferro che, comunque vada, peserà sul clima e sulle prossime mosse.

Il servizio de “Le Iene” che ancora non va in onda

Il tassello mediatico, in questa storia, è tutt’altro che marginale. Il servizio di Le Iene sul caso Garlasco, firmato da Alessandro De Giuseppe (con Riccardo Festinese), è pronto da settimane e più volte annunciato. Poi, il dietrofront: “Ci è stato chiesto di aspettare”, ha spiegato De Giuseppe, evocando la delicatezza del momento e la necessità di non interferire con il lavoro della Procura. Il servizio, ribattezzato “fantasma” dal web, è stato rinviato più volte nel novembre 2025; l’autore, intervenendo pubblicamente durante le festività, ha lasciato intendere che la messa in onda sia verosimile “dopo metà gennaio” o “a fine gennaio 2026”, con la possibilità di aggiornare il contenuto con materiale “molto significativo”. Un racconto trattenuto sul ciglio della pubblicazione.

Una puntata di ottobre 2025 aveva già acceso i riflettori su “una nuova verità vicina”, ma le rivelazioni più dirompenti sarebbero confluite nel servizio sospeso. Secondo anticipazioni apparse su testate locali e magazine online, ci sarebbe almeno una testimonianza diretta che colloca “qualcuno dove non doveva essere” in una specifica finestra oraria del mattino del delitto: circostanze che, se confermate, potrebbero incidere sull’architettura dell’alibi e sul timing ufficiale degli eventi. Fino alla messa in onda, però, restano dichiarazioni giornalistiche, da maneggiare con cautela.

Una condanna definitiva e una pista che insinua il dubbio

Nel dicembre 2015 la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 16 anni per Alberto Stasi, allora fidanzato di Chiara. Una verità giudiziaria frutto di un processo complesso, a più gradi e con rovesciamenti di fronte, fondato su un impianto indiziario ritenuto “grave, preciso e concordante” dai giudici d’appello-bis. Nel 2025 a Stasi è stata confermata la semilibertà, con la Cassazione che ha respinto il ricorso della Procura generale di Milano. È sul fondale di questa certezza formale che la nuova pista genetica e gli altri elementi raccolti dal 2023 in avanti si stagliano oggi: una tensione tra una sentenza passata in giudicato e una riapertura investigativa “in concorso” che continua a suscitare anche battaglie legali di principio.