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gli scenari

“Puoi essere la prossima”: l’avvertimento di Trump a Delcy Rodríguez mentre il Venezuela tenta di tornare alla normalità

Il colpo di scena a Caracas dopo la cattura di Maduro: le Forze Armate chiamano alla calma, il Tribunale Supremo ordina a Rodríguez di assumere l’interim, mentre dagli Stati Uniti arriva una minaccia pubblica che complica la transizione

Redazione La Sicilia

04 Gennaio 2026, 19:43

“Puoi essere la prossima”: l’avvertimento di Trump a Delcy Rodríguez mentre Caracas tenta di tornare alla normalità

Le serrande dei supermercati riaprono, i clienti formano file ordinate, i “colectivos” pattugliano le strade con il volto coperto, i telefoni vibrano a raffica. Ma il Venezuela si pone una sola domanda: "Hanno preso Nicolás Maduro. E adesso?” L’“adesso” ha un nome e un volto: Delcy Rodríguez, indicata dalla massima corte venezuelana a reggere l’interim del potere esecutivo mentre la Forza Armata Nazionale Bolivariana chiede di “riprendere le attività” e di “evitare provocazioni”. Ma nel frattempo, dalla Casa Bianca, Donald Trump alza la posta con un messaggio tanto netto quanto destabilizzante: “Se non farà ciò che è giusto, potrebbe finire peggio di Maduro”. La crisi, già senza precedenti, diventa così anche un braccio di ferro personale, con ripercussioni istituzionali e geopolitiche di vasta portata.

Il fatto politico: il mandato del Tribunale Supremo e il nodo della “continuità amministrativa”

Con una decisione d’urgenza, la Sala Costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ) ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodríguez di “assumere e esercitare, in qualità di incaricata, tutte le attribuzioni, i doveri e le facoltà” del Capo dello Stato, richiamando la necessità di garantire la “continuità amministrativa” di fronte all’“assenza forzosa” del presidente. A motivare la scelta, la cattura di Maduro (trasferito a New York) durante un’operazione militare statunitense che ha colpito obiettivi chiave tra Caracas e gli stati di Aragua e La Guaira. Il TSJ ha parlato di un caso “eccezionale, atipico e di forza maggiore”, non previsto in modo letterale dalla Carta, e ha invocato un’interpretazione sistematica degli articoli costituzionali pertinenti.

In pratica, si è attivato un meccanismo emergenziale: la Corte ha superato il dibattito tecnico sulla “falta absoluta” codificata dall’Articolo 233 (morte, rinuncia, destituzione o incapacità permanente), e ha costruito un perimetro giuridico per l’“assenza” determinata da un fattore esterno: il trasferimento coatto del presidente in un altro Paese. Un’architettura controversa, ma capace – nelle intenzioni – di evitare il vuoto di potere.

Il messaggio delle Forze Armate: “ordine, lavoro, scuole aperte”

A mezzogiorno del 4 gennaio il ministro della Difesa Vladimir Padrino López si è presentato in televisione per parlare a nome dell’alto comando militare: parola d’ordine “continuità democratica”, invito esplicito al ritorno alle attività lavorative, economiche ed educative “nei prossimi giorni”. Nel comunicato letto in diretta, la FANB definisce la detenzione del capo dello Stato un “sequestro” e avverte che l’attacco statunitense “rappresenta una minaccia per l’ordine globale”. Il messaggio, nella sostanza, cerca di proiettare un’immagine di controllo e di presenza sul territorio, in una fase in cui ogni gesto istituzionale pesa.

Chi comanda, davvero? Delcy Rodríguez tra legittimità interna e pressioni esterne

Il mandato del TSJ attribuisce a Delcy Rodríguez la responsabilità di reggere la macchina dello Stato. Ma la vicepresidente, apparendo in tv, ha tenuto insieme due messaggi: da un lato, l’appello a difendere la sovranità e a mantenere la calma; dall’altro, la rivendicazione che Maduro resti “l’unico presidente” legittimo. È un equilibrio delicatissimo, che rispecchia la natura di questa transizione: formalmente, Rodríguez è chiamata a garantire il funzionamento delle istituzioni; politicamente, rivendica la continuità del ciclo chavista e denuncia l’operazione esterna come un atto illegittimo.

Nello stesso arco di ore, Donald Trump ha rivendicato pubblicamente che Washington “gestirà” il Paese fino a una “transizione sicura e giudiziosa”, annunciando un ruolo di primo piano per le compagnie petrolifere statunitensi nella ricostruzione dell’industria. Parole che hanno già innescato un effetto boomerang in America Latina e altrove, alimentando accuse di neocolonialismo e un fuoco incrociato di reazioni diplomatiche.

“Puoi essere la prossima”: l’avvertimento di Trump

In un’intervista il presidente Trump ha lanciato un monito diretto a Delcy Rodríguez: se non “farà ciò che è giusto”, la sua sorte potrebbe essere “peggiore” di quella toccata a Maduro. Una dichiarazione che s’intreccia con la narrazione della Casa Bianca: il messaggio è chiaro, Washington punta a imporre tempi e modalità della transizione, e guarda a Rodríguez come all’ingranaggio che può facilitare – o impedire – l’obiettivo. È anche un avvertimento con ricadute interne, perché polarizza ulteriormente lo spazio politico attorno alla figura della presidente ad interim.

Dal cielo di Caracas a un’aula di tribunale a New York

Dopo il blitz, Nicolás Maduro e la consorte Cilia Flores sono stati trasportati negli Stati Uniti e presi in custodia a New York. Secondo varie ricostruzioni, l’ex presidente venezuelano potrebbe comparire già nei primi giorni della settimana davanti a un giudice federale per rispondere di accuse storiche, fra cui la cospirazione per narcoterrorismo. Le immagini del trasferimento e i dettagli sulla destinazione detentiva hanno alimentato proteste e contro-narrazioni, mentre l’amministrazione americana difende la legittimità dell’operazione.

Le leve del potere: Forze Armate, partito, governatori

Nel Venezuela chavista, la chiave è il controllo dei “tre ingranaggi”: le Forze Armate, il partito di governo (PSUV) e la costellazione di governatori e sindaci. Il messaggio di Padrino López e dell’alto comando punta a mostrare un sistema coeso, almeno sul piano dell’ordine pubblico. Ma le prossime 48-72 ore saranno decisive per valutare la disciplina della catena di comando e l’allineamento delle milizie territoriali e dei corpi di sicurezza. Se, come detto, si registrerà la riapertura regolare di scuole, uffici e mercati, vorrà dire che la spinta alla normalizzazione sta funzionando; diversamente, aumenteranno gli spazi per provocazioni, sabotaggi o derive di piazza.

La scommessa economica: petrolio, dollari e il rischio boomerang

Nelle parole di Trump, il coinvolgimento di “grandi compagnie americane” nel rilancio dell’industria petrolifera è parte integrante del disegno per “ricostruire” il Paese. Ma qui la politica incontra la macroeconomia: la riattivazione rapida di capacità estrattive richiede stabilità, manodopera qualificata, investimenti e un quadro sanzionatorio chiaro. Ogni accelerazione “politica” priva di base istituzionale rischia di diventare un boomerang per gli stessi investitori. Inoltre, la percezione di un “commissariamento” esterno potrebbe rafforzare i settori più radicali del chavismo e complicare la collaborazione con l’interim locale guidato da Rodríguez.

L’avversario invisibile: la frammentazione dell’opposizione

L’opposizione storica al chavismo prova a capitalizzare l’uscita di scena di Maduro. Figure come María Corina Machado rivendicano il mandato politico maturato nel ciclo elettorale precedente e si candidano a guidare la transizione. Ma anche qui il problema è la coesione: senza un accordo minimo tra le varie anime – istituzionale, radicale, moderata, socialdemocratica – il dialogo con l’interim rischia di disperdersi in rivendicazioni parallele. E ogni vuoto di proposta può essere riempito dall’iniziativa di attori esterni.

La posta in gioco per Washington

Per Trump, questa operazione è un banco di prova di leadership e di dottrina. L’idea di “gestire” un Paese fino alla transizione implica un investimento politico, militare ed economico notevole, oltre a un capitale diplomatico da spendere in un contesto scettico. La minaccia personale a Rodríguez – “puoi essere la prossima” – è una leva di pressione che può funzionare nel breve, ma che nel medio periodo rischia di irrigidire il fronte chavista e di complicare la ricerca di un compromesso sostenibile con le istituzioni venezuelane.