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Sparito nel nulla “il tecnico che dava fastidio agli autovelox”: dove è finito il perito che ha messo in crisi migliaia di multe?

Dallo scorso 2 gennaio nessuno riesce a contattare Antonio Menegon il 78enne ingegnere vicentino, figura chiave nelle inchieste sugli autovelox non omologati. Familiari e colleghi hanno presentato denuncia ai Carabinieri. L'anno scorso gli hanno bruciato l'auto

Fabio Russello

05 Gennaio 2026, 20:47

“Il tecnico che dava fastidio agli autovelox”: scomparso Antonio Menegon, il perito che ha messo in crisi migliaia di multe

Di Antonio Menegon, 78 anni, ingegnere di Tezze sul Brenta, non c’è traccia da giovedì 2 gennaio 2026. Sono i familiari a sporgere denuncia di scomparsa presso la stazione dei Carabinieri di Rosà, dopo ore di tentativi falliti e un’allerta lanciata dai colleghi che non lo avevano visto arrivare né in ufficio né a casa. L’associazione Altvelox – Tutela Utenti della Strada conferma sui propri canali che l’ultimo contatto con il perito risale a quella data cruciale. Nel cortile, l’auto e il furgone di Menegon risultano chiusi. All’interno, il computer resta acceso, come se il lavoro dovesse riprendere da un momento all’altro. Al momento, non si esclude nessuna ipotesi.

Un nome che pesa nel contenzioso sugli autovelox

Per molti automobilisti Menegon è un nome sconosciuto. Per chi segue la querelle giuridica e tecnica sulle apparecchiature di controllo della velocità, invece, è una figura di riferimento: il perito che ha contribuito, con relazioni e verifiche, a mettere in discussione la legittimità di alcuni dispositivi. Il suo lavoro è citato nel percorso di indagine che ha portato la Procura di Cosenza a disporre il sequestro di diverse postazioni della famiglia di apparecchi denominata T‑Exspeed 2.0, ritenute “non omologate” ai sensi dell’articolo 142, comma 6 del Codice della strada. Una vicenda che ha trovato riscontri anche in sede di Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10365/2025 che ha ribadito la differenza tra “approvazione” e “omologazione” e la necessità che solo le apparecchiature “debitamente omologate” possano costituire prova delle infrazioni. In quel filone, la giurisprudenza ha avvalorato sequestri e disattivazioni temporanee di postazioni in più regioni, con riflessi potenzialmente pesanti per migliaia di verbali elevati.

Non è un dettaglio: si parla di un settore dove scorrono milioni di euro in sanzioni ogni anno e dove il confine tra sicurezza stradale e finanza locale è da tempo al centro di una discussione pubblica, spesso polarizzata. È in questo contesto che la scomparsa del “paladino anti-autovelox” – definizione giornalistica diventata etichetta mediatica – suscita attenzione, preoccupazione e inevitabili interrogativi.

Le ultime ore note e la denuncia dei familiari

Dai riscontri forniti da Ansa e dall’associazione Altvelox, l’orizzonte temporale è piuttosto netto: l’ultimo contatto con Menegon è del 2 gennaio 2026. Nelle ore successive, i colleghi provano a chiamarlo e a raggiungerlo senza esito. Scatta l’allarme. Con l’intervento dei Vigili del fuoco si accede allo studio: all’interno il quadro descritto – mazzo di chiavi, cellulare, giaccone – e soprattutto un computer acceso. Fuori, auto e furgone parcheggiati, chiusi. Nessun segno evidente di allontanamento programmato, nessuna comunicazione lasciata ai familiari. La denuncia di scomparsa viene formalizzata “nelle ultime ore” del 5 gennaio. Gli inquirenti mantengono il riserbo, non scartando nessuna pista: allontanamento volontario, malore, incidente o altro. In assenza di elementi ulteriori, anche l’associazione che più da vicino ha collaborato con Menegon evita suggestioni e si limita a riferire i dati oggettivi.

Chi è Antonio Menegon 

Per capire chi sia il tecnico oggi scomparso, occorre spostare l’attenzione dal fatto di cronaca al terreno – complesso e spesso opaco – dei dispositivi di rilevazione della velocità. Antonio Menegon è un perito con una lunga esperienza in materia di strumentazione elettronica e procedure amministrative connesse all’installazione degli autovelox. Negli anni ha prodotto relazioni, memorie e perizie per studi legali e procure, sostenendo una tesi che si può riassumere in una formula semplice: i rilievi utilizzati per sanzionare devono essere generati da apparecchiature “debitamente omologate” e tale omologazione deve essere distinguibile dalla più blanda “approvazione” tecnica.

La sua attività, incrociata a quella di Altvelox, ha trovato riscontro nella menzionata iniziativa della Procura di Cosenza e, più tardi, nel passaggio in Cassazione. La discussione non è accademica: la differenza tra approvazione e omologazione incide direttamente sulla validità delle multe, sull’esposizione degli enti locali a possibili richieste di rimborso e sulla filiera di fornitori privati che noleggiano e gestiscono impianti per conto dei Comuni. Le cronache degli ultimi 18 mesi registrano sequestri, ricorsi, esposti e controrepliche in varie province italiane, dal Veneto all’Emilia-Romagna, dalla Calabria al Piemonte.

Nel luglio 2024, gli atti della Procura di Cosenza portano al sequestro di più postazioni T‑Exspeed 2.0 in diverse aree d’Italia, con la Polizia Stradale che sottolinea la mancata “omologazione” e perfino l’assenza del prototipo depositato. Nel marzo 2025, la Cassazione consolida questo orientamento, confermando che il quadro normativo non presenta “vuoti” e che la prova fotografa/strumentale della velocità deve provenire da dispositivi con omologazione valida. In parallelo, aumentano gli esposti contro installazioni ritenute arbitrarie o non giustificate da seri dati di incidentalità, e alcuni provvedimenti prefettizi vengono sollecitati o impugnati sul tema della segnalazione e della corretta collocazione delle postazioni.

L'intimidazione di un anno fa

L'anno scorso qualcuno aveva incendiato l’auto dell'ingegnere vicentino. La Mercedes del professionista era stata data alle fiamme a Rosà. L’incendio, di evidente natura dolosa, viene valutato come possibile gesto intimidatorio. A questo episodio si aggiunge un’intrusione nel suo ufficio: ignoti si sarebbero introdotti nei locali e avrebbero sottratto file dal suo computer. Il tecnico, dichiarandosi molto preoccupato, ha depositato una memoria ai carabinieri.