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Caccia tra i binari d'Italia al sospettato che ha ucciso il capotreno a Bologna: i dettagli dell'omicidio
Le telecamere lo riprendono alle 18:03, è un 36enne croato. Le domande aperte sulla sicurezza attorno alla stazione
Una luce fredda di neon, il brusio dei tabelloni, l’atrio che si svuota con il calare della sera. Alle 18:03 di lunedì 5 gennaio 2026, le telecamere della stazione di Bologna catturano un volto già noto a chi da tempo presidia quell’area: Jelenic Marin, 36 anni, croato. Pochi minuti più tardi, nel vialetto che porta al parcheggio riservato ai dipendenti, un capotreno di Trenitalia, Alessandro Ambrosio, 34 anni, crolla sotto almeno una coltellata all’addome. Sarà un dipendente di Italo ad accorgersi del corpo e a chiamare aiuto. Non c’è rapina: nei vestiti della vittima ci sono ancora cellulare e denaro. C’è, invece, un sospettato che scompare sui binari, forse verso Milano, e che da ore tiene impegnate Polfer, Squadra Mobile e pattuglie nelle stazioni emiliane e lombarde.
Un delitto che scuote la città e riapre un dossier scomodo
La morte di Ambrosio, figlio di un ferroviere da poco in pensione e in servizio sugli Intercity, arriva mentre la zona attorno a piazza XX Settembre vive da mesi sotto l’ombrello delle cosiddette “zone rosse”: ordinanze prefettizie che vietano lo stazionamento a persone con precedenti e consentono alle forze dell’ordine di intervenire con più rapidità. Eppure, in uno “stradello” di accesso al parcheggio ovest, non aperto ai viaggiatori, quel presidio non ha bastato. Le immagini delle telecamere, gli incroci orari, i racconti dei testimoni e un blitz notturno a Piacenza compongono un mosaico investigativo in rapido aggiornamento, con un nome che rimbalza su tutte le note di servizio: Jelenic Marin.
Chi sono la vittima e il ricercato: profili e prime certezze
La vittima. Alessandro Ambrosio, 34 anni, lavorava come capotreno per Trenitalia. Al momento dell’agguato non era in servizio: stava raggiungendo la propria auto nel parcheggio dipendenti. Viene colpito, con ogni probabilità, alle spalle; l’arma non è stata subito rinvenuta. Il primo allarme arriva da un addetto di Italo che nota il corpo in un lago di sangue e avvisa la Polizia Ferroviaria. Sul posto intervengono Polfer, Scientifica, Squadra Mobile, medico legale e il pm di turno, Michele Martorelli. Gli effetti personali della vittima — denaro e cellulare — sono ancora addosso, un dettaglio che fa scivolare in secondo piano l’ipotesi della rapina. Rai e quotidiani locali descrivono Ambrosio come un “uomo gentile”, cresciuto con la passione per i treni coltivata in famiglia.
Il ricercato. Jelenic Marin, 36 anni, cittadino croato, è ripreso nei video interni della stazione alle 18:03. Altri spezzoni lo mostrano sul binario 1 e poi lungo il piazzale Ovest, non lontano dal luogo dell’omicidio. È un volto già noto a chi lavora nell’area e in piazza XX Settembre, menzionata più volte nelle cronache per degrado e violenza. La sua foto segnaletica è stata diramata a polizia e carabinieri in tutta Italia. Nelle ore successive al delitto, gli investigatori ipotizzano che l’uomo abbia preso un treno verso Milano con possibile discesa a Fiorenzuola; un blitz su un regionale 3930 a Piacenza, poco prima di mezzanotte, non dà esito: di lui nessuna traccia a bordo.
Il contesto: la “zona rossa” e il dossier sicurezza intorno alla stazione
L’area della stazione di Bologna e piazza XX Settembre è da tempo al centro di provvedimenti prefettizi: le “zone rosse” — rinnovate più volte tra 2024 e 2025 — autorizzano l’allontanamento di persone con precedenti per spaccio, reati contro la persona o danneggiamenti che, in quelle stesse strade, tengano condotte aggressive o moleste. Nell’ultima tornata, la validità per il quadrante della stazione è stata prorogata fino a metà gennaio, mentre in Bolognina fino a metà marzo. Le mappe degli interventi includono — fra l’altro — la Galleria 2 Agosto, il parco della Montagnola, i Giardini Fava, via Boldrini, via Gramsci, via Amendola e piazza Medaglie d’Oro.
Il quadro politico-istituzionale riflette opinioni diverse sull’efficacia dello strumento: da un lato chi ne sottolinea la funzione di “sicurezza integrata” e di deterrenza, dall’altro chi la giudica misura emergenziale con risultati intermittenti. Il prefetto Enrico Ricci, il questore, il sindaco Matteo Lepore e il Viminale — con il ministro Matteo Piantedosi — sono stati più volte coinvolti in tavoli e annunci su rafforzamenti di organico e nuovi presidi (come un posto di polizia in Bolognina). Questo omicidio, pur avvenuto in un’area non aperta al pubblico, riporta sul tavolo la domanda che conta: come si protegge chi lavora dietro le quinte della stazione, nei percorsi riservati e nelle aree di servizio?
Il dolore dei colleghi e la figura di Ambrosio: “un ferroviere gentile”
Nei ritratti che emergono nelle ore successive, Alessandro Ambrosio viene descritto come un lavoratore apprezzato, riservato, “gentile”. La scelta di diventare capotreno ha anche un valore simbolico: seguire le orme del padre, ex ferroviere, come ricordano amici e colleghi. Un dettaglio che rende il paradosso ancora più doloroso: morire a pochi metri dalle rotaie che erano parte della sua vita professionale, in un giorno di riposo, mentre rientrava alla macchina.
Le reazioni: tra cordoglio e richieste di più controlli
Il caso scuote la città e il Paese. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, si dice “profondamente addolorato”, mentre il sindaco Matteo Lepore parla di “atto gravissimo”. La tensione istituzionale si concentra su due piani: il rafforzamento del controllo nelle aree sensibili, e l’esigenza di interventi stabili — non solo emergenziali — per sottrarre a spaccio e microcriminalità i varchi attorno alla stazione.