IL PROCESSO
«Non un cartello della droga, ma un sistema»: perché gli Stati Uniti hanno cambiato le accuse a Maduro
La riformulazione del Dipartimento di Giustizia: dagli atti sparisce l’idea di un’organizzazione unica guidata da Maduro, resta l’accusa di un vasto meccanismo di corruzione legato al narcotraffico. Ecco cosa significa davvero, per la giustizia e per la geopolitica.
La scena arriva da un’aula federale di Manhattan: il nome di Nicolás Maduro riecheggia in un elenco di capi d’imputazione. Non più – o non proprio – il “capo di un cartello”. Piuttosto il vertice politico accusato di alimentare una “cultura della corruzione” che si nutre di proventi della cocaina e di un “sistema di patronato” annidato in ministeri, caserme, servizi. È qui, in questo slittamento semantico ma giuridicamente decisivo, che si consuma la “retromarcia” americana sul cosiddetto Cartel de los Soles: non più una organizzazione criminale formale, bensì un’etichetta colloquiale per una rete di interessi e protezioni. Lo hanno messo nero su bianco i procuratori federali in un atto aggiornato, che mantiene in piedi la congiura per narcotraffico attribuita a Maduro, ma riscrive la natura del “cartello”. Una correzione che pesa, e non solo in tribunale.
Cosa cambia negli atti giudiziari
Secondo la nuova descrizione, il Cartel de los Soles non è più presentato come una struttura con catena di comando, statuti e comparti, bensì come un sistema informale di favori e protezione: proventi della droga che “fluiscono” verso funzionari civili, militari e dell’intelligence; un meccanismo alimentato da corruzione e impunità, sostenuto da chi siede “ai piani alti” e indicato colloquialmente – appunto – come “Cartello dei Soli”, dal sole sulle mostrine degli ufficiali venezuelani. La rimodulazione linguistica non proscioglie le responsabilità ipotizzate, ma restringe il perimetro di ciò che il governo statunitense si propone di provare in aula. In sostanza, i procuratori intendono dimostrare che Maduro avrebbe “partecipato, mantenuto e protetto” una rete di corruzione narcoalimentata, non che comandasse un cartello in senso tecnico.
Perché questa “retromarcia” conta davvero
La differenza fra cartello e sistema di patronato è tutt’altro che filologica. In un processo federale, sostenere l’esistenza di un “cartello” implica dimostrare un organigramma, una struttura coordinata, prassi e ruoli condivisi e riconoscibili; chiamarlo invece “patronage system” sposta l’onere probatorio su una costellazione di condotte corruttive e accordi opportunistici che, pur saldandosi, non costituiscono un’unica entità. Per i procuratori, è un terreno più difendibile. Per la difesa, un varco per contestare un impianto narrativo – quello del “super-cartello” – tornato ora alla dimensione più sfumata (ma non meno grave) di corruzione sistemica. Per i lettori, significa una cosa semplice: la posta giudiziaria resta alta, ma la cornice non è più quella di una “Cupola” alla maniera dei cartelli messicani.
Da dove viene l’etichetta “Cartel de los Soles”
Il termine affiora nella stampa venezuelana già dagli anni ’90: un modo per indicare ufficiali delle Forze Armate sospettati di proteggere o agevolare i traffici di cocaina, con lo stemma del sole da generale a fare da emblema e metafora. Nel tempo, quell’espressione ha inglobato anche civili e apparati accusati di chiudere un occhio – o entrambe le mani – su rotte aeree clandestine, imbarcazioni veloci, container diretti verso il Caribe e oltre. Molti analisti di criminalità organizzata latinoamericana hanno a lungo sostenuto che si trattasse di un ombrello descrittivo, non del nome di un gruppo con struttura cartellare. La riformulazione statunitense sembra oggi riconoscere quella lettura.
Cosa resta, allora, delle accuse a Maduro
Resta la colonna portante: l’ipotesi di una congiura per narcotraffico su scala transnazionale, condensata in capi d’accusa che includono – in varie formulazioni – “narco-terrorismo”, importazione di cocaina e armi. Gli attori chiamati in causa nelle diverse fasi d’indagine spaziano da esponenti del governo e dell’apparato venezuelano a fazioni armate colombiane (come FARC ed ELN, secondo l’accusa), fino a gang venezuelane e snodi della logistica internazionale. È un mosaico che la documentazione giudiziaria più recente continua a disegnare con dovizia di dettagli – voli, piste clandestine, go-fast nel Caribe, scali portuali – e con l’immagine di un circuito di corruzione che contagia ministeri, forze di sicurezza, magistratura. Maduro respinge ogni addebito, sostiene di essere vittima di persecuzione politica e nega l’esistenza di un suo coinvolgimento diretto in traffici di droga.