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Nessuna truppa italiana in Ucraina, ma garanzie robuste: la linea di Meloni dopo il vertice dei “Volenterosi”

A Parigi si rafforza l’asse a sostegno di Kyiv: partecipazione volontaria, vincoli costituzionali e nuove garanzie di sicurezza sul tavolo. Roma conferma il sostegno politico-militare, escludendo però soldati italiani sul terreno

Redazione La Sicilia

06 Gennaio 2026, 21:00

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Nessuna truppa italiana in Ucraina, ma garanzie robuste: la linea Meloni dopo il vertice dei “Volenterosi”

Emmanuel Macron e Keir Starmer sono i custodi di un dispositivo ancora in fase di montaggio, la cosiddetta “Coalizione dei Volenterosi”, chiamata a blindare la sicurezza dell’Ucraina quando — e se — il fuoco tacerà. Il messaggio dell’Italia, però, è netto: sostegno alla sicurezza di Kiev, sì; ma nessuna truppa italiana dispiegata sul suolo ucraino. Una posizione che intreccia politica estera e diritto costituzionale, e che prova a bilanciare la richiesta di garanzie “alla NATO” con la prudenza operativa di un Paese fondatore dell’Unione europea.

Un punto fermo: niente soldati italiani in Ucraina

Nel corso del vertice parigino del 6 gennaio 2026, Palazzo Chigi ha chiarito i “punti fermi” della linea italiana: conferma del sostegno alla sicurezza di Kiev e “esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno”. Inoltre, la partecipazione a qualsiasi futura “Forza multinazionale” sarà su base volontaria e comunque subordinata alle procedure previste dalla Costituzione italiana. È un richiamo esplicito sia al principio di sovranità parlamentare sulle missioni all’estero, sia alla volontà politica di non trasformare l’impegno italiano in un coinvolgimento diretto sul fronte.

Il comunicato italiano sottolinea anche un altro elemento: la discussione a Parigi è stata “costruttiva e concreta”, con “alto livello di convergenza” fra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner. Al centro, l’idea di garanzie di sicurezza “ispirate all’Articolo 5” dell’Alleanza Atlantica, cioè un sistema di impegni che, pur senza estendere formalmente a Kiev la clausola di difesa collettiva, ne mutuerebbe la logica di deterrenza e risposta coordinata.

Che cosa è emerso da Parigi: verso garanzie “NATO-style”

Fonti internazionali convergono: il summit ha fatto avanzare il cantiere di garanzie di sicurezza “NATO‑style”, pensate per scattare al momento dell’entrata in vigore di un eventuale cessate il fuoco con la Russia. Parliamo di impegni politicamente e giuridicamente vincolanti, con un ventaglio di strumenti: supporto militare, intelligence e logistica, misure diplomatiche e persino pacchetti di sanzioni aggiuntive in caso di nuove aggressioni. L’obiettivo è duplice: consolidare la capacità di difesa ucraina e mettere in piedi efficaci meccanismi di monitoraggio del cessate il fuoco.

Nel documento diffuso dall’Élysée, la novità è esplicita: oltre agli accordi bilaterali già in essere tra Kiev e numerosi partner, i Paesi della Coalizione sono “pronti a impegnarsi” in un sistema di garanzie che avrà piena operatività “una volta che un cessate il fuoco entrerà in vigore”, nel rispetto dei rispettivi ordinamenti e vincoli costituzionali. È un passaggio chiave: il modello prevede elasticità nazionale (volontarietà e caveat giuridici) dentro una cornice politico-strategica condivisa.

La “Forza multinazionale per l’Ucraina”: cos’è e quando scatterebbe

Tra le opzioni sul tavolo c’è la creazione di una “Multinational Force Ukraine”: una forza di rassicurazione, a contributo volontario, destinata a dispiegarsi solo dopo la cessazione delle ostilità, con compiti di sicurezza dello spazio aereo e marittimo, protezione di infrastrutture critiche e sostegno alla rigenerazione delle forze armate ucraine. Il documento francese parla di una componente “a guida europea”, con possibile contributo di membri extraeuropei e un ruolo di supporto degli Stati Uniti; è prevista anche l’istituzione di una cellula di coordinamento USA/Ucraina/Coalizione presso un Quartier Generale Operativo a Parigi.

Sulla stessa linea si collocano gli annunci britannici: Downing Street ha firmato a Parigi una “Declaration of Intent” per la predisposizione del quadro giuridico che consentirebbe, in caso di pace, il dispiegamento di forze britanniche e francesi sul territorio ucraino, con la creazione di “military hubs” e strutture protette per armi e materiali. Anche qui, la condizione è chiarissima: l’attivazione avverrebbe “a seguito di un cessate il fuoco” e in un contesto di accordo che ne definisca compiti e limiti.

Che cosa cambia per Kiev (e per Mosca)

Per Kyiv, la prospettiva di garanzie multilivello ha almeno tre effetti: aumenta la capacità di resistere nel breve termine, sapendo che l’architettura di sicurezza post‑cessate il fuoco non partirà da zero; invia a Mosca un segnale di deterrenza: un nuovo attacco non troverebbe l’Ucraina isolata; favorisce investimenti nella ricostruzione e nella difesa, perché riduce l’incertezza strategica.

Da Parigi arriva anche la conferma di una linea più strutturata sul coordinamento: Parigi, Londra e Kiev lavorano da mesi su piani operativi maturi, con un HQ congiunto anglo-francese già menzionato nel 2025 e ora affiancato da un rafforzato meccanismo di coordinamento con Washington. In parallelo, le capitali europee ripetono che ogni passo dovrà essere compatibile con l’assetto istituzionale e con le rispettive Costituzioni.

Le variabili americane e il ruolo di Washington

Il ruolo degli Stati Uniti resta centrale, sia nella definizione delle garanzie, sia nella costruzione di meccanismi di verifica del cessate il fuoco e di supporto logistico-intelligence. Il quadro emerso a Parigi prevede un coinvolgimento americano in funzioni di monitoraggio e coordinamento, in un contesto in cui la leadership europea punta a presentarsi più coesa e capace di “reggere” sul piano operativo. Agenzie internazionali sottolineano come il lavoro di tessitura politica tra Ucraina, USA ed Europa abbia compiuto un salto di qualità nel summit del 6 gennaio 2026.

Le mosse del Regno Unito e della Francia

Nella capitale francese, Regno Unito e Francia hanno indicato una disponibilità a dispiegare forze “a pace raggiunta”, con la creazione di hub militari per mettere in sicurezza cieli e mari ucraini e sostenere la ricostruzione dello strumento militare di Kyiv. Per Londra, si tratta di una tappa ulteriore di una strategia annunciata già nel 2025, con l’impegno ad assumere un ruolo trainante — insieme alla Francia — nella pianificazione della futura Forza multinazionale. La “Declaration of Intent” firmata il 6 gennaio 2026 codifica questa traiettoria e ne anticipa gli aspetti giuridici.

Le incognite

Resta ovviamente la variabile più grande: la Russia. Senza un cessate il fuoco verificabile, la sezione “post‑guerra” del piano resta in stand-by. Un altro rischio è l’asimmetria degli impegni fra i partner: la volontarietà è una garanzia di flessibilità, ma anche una possibile fonte di fragilità se le crisi interne o i cicli politici modificassero le disponibilità nazionali. Da qui la corsa di Parigi e Londra a codificare il più possibile gli impegni, con la regia — o quantomeno il sostegno — di Washington.