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Bologna

Omicidio capotreno, Ambrosio colpito alle spalle e ucciso per motivi abietti

L'assassino, un croato senza fissa dimora, è stato fermato a Desenzano

Redazione La Sicilia

07 Gennaio 2026, 12:19

13:13

Omicidio capotreno, Ambrosio colpito alle spalle e ucciso per motivi abietti

In vista dell’udienza di convalida del fermo, che sarà fissata a Brescia, la Procura di Bologna, con il pm Michele Martorelli, contesta a Marin Jelenic, 36enne croato arrestato ieri sera a Desenzano, l’omicidio con due aggravanti, con l’accusa di aver ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio.

Le circostanze aggravanti sono l’aver agito per motivi abietti e l’aver commesso il fatto all’interno o nelle immediate adiacenze di stazioni ferroviarie.

Secondo una prima ricostruzione, Ambrosio sarebbe stato colpito alle spalle, come riferito anche dal padre in alcune interviste.

La dinamica dell’accoltellamento lascia ipotizzare un’azione repentina che non avrebbe consentito al 34enne di difendersi.

Il delitto è avvenuto la sera del 5 gennaio nel parcheggio del piazzale ovest della stazione di Bologna, in un’area riservata ai dipendenti.

Per l’omicidio è stato fermato a Desenzano del Garda (Brescia) il croato Marin Jelenic, 36 anni, senza fissa dimora, ricercato dalla polizia.

Nelle prossime ore si terrà l’udienza di convalida del provvedimento della Procura bolognese; successivamente il pm Martorelli affiderà l’autopsia al medico legale Elena Giovannini, già intervenuta insieme al magistrato sulla scena del crimine.

«Il suo atteggiamento aveva insospettito la pattuglia della Polizia di Stato che ieri sera lo ha individuato e fermato nei pressi della stazione di Desenzano».

Lo ha dichiarato il questore di Brescia Paolo Sartori dopo il fermo a Desenzano del Garda di Marin Jelenik, croato di 36 anni, ritenuto il killer di Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne accoltellato all’addome il 5 gennaio, nel parcheggio del piazzale ovest della stazione di Bologna in un’area riservata ai dipendenti.

«Gli agenti – spiega il questore di Brescia – allertati anche dall’allarme diffuso in ambito nazionale, con grande professionalità e adottando tutte le cautele del caso hanno deciso di procedere al controllo. Appena si sono resi conto di aver fermato il ricercato si è attivato tutto l’apparato investigativo, e gli investigatori delle Squadre Mobile di Brescia, Bologna e Milano lo hanno poi condotto qui in Questura per procedere all’arresto e per il prosieguo delle attività di indagine, ancora ininterrottamente in corso dalla scorsa serata».

Jelenik, assistito dall’avvocata bresciana Luisella Savoldi, è in attesa dell’udienza di convalida del fermo.

Jelenic, il 18 ottobre scorso aveva messo sottosopra un supermercato nel centro di Udine, dopo essere stato scoperto a nascondere alcune birre nello zaino.

Lo racconta al Messaggero Veneto e a Il Piccolo il titolare del punto vendita, Alfredo Vasto, che ha riconosciuto l’uomo dalle foto segnaletiche. L’azione era stata ripresa dalle telecamere della videosorveglianza.

«Un mio collega - entra nel dettaglio - aveva sorpreso quell'uomo mentre stava imboscando delle birre e glielo aveva fatto notare, invitandolo a pagarle. Ma Jelenic si era rifiutato, nonostante il collega gli avesse espressamente detto che avrebbe chiamato i carabinieri. A quel punto, era andato fuori di testa, incominciando a mangiare cioccolatini e gettandone a terra le carte, oltre a prendersela con gli espositori».

Poi «si era seduto, spavaldo, come a dire che lui non aveva paura dei carabinieri. Ma subito dopo si era innervosito e aveva lanciato lattine di birra su una bilancia, che aveva poi preso a pugni, e a gettarle a terra. Non contento, aveva preso a calci alcuni espositori di caramelle».

Intervenuti i carabinieri, l’uomo «è stato ammanettato e, prima di uscire, ha sputato a un mio collega. I militari mi hanno subito chiesto se volessi denunciare l’accaduto, ma ho scelto di non farlo anche perché loro stessi mi avevano detto che non avrebbero potuto fare nulla».

Alcune ore più tardi il 36enne «era stato nuovamente avvistato nelle vicinanze del supermercato».

Dopo la morte del capotreno, Vasto osserva: «Ho provato grande paura: quel ragazzo di Bologna che senza una ragione è stato accoltellato avrei potuto benissimo essere io, visto che nel negozio furti e atti di violenza sono purtroppo all’ordine del giorno».