indagini e polemiche
Minneapolis sotto shock: proteste, gas lacrimogeni e scuole chiuse dopo la morte di Renee Good
Versioni opposte sulla sparatoria alimentano la protesta pubblica: per Washington si è trattato di legittima difesa, per testimoni e amministrazione cittadina di uso eccessivo della forza
Minneapolis resta in stato di forte tensione dopo l’uccisione di Renee Nicole Good, 37 anni, cittadina americana, colpita a morte da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) durante un’operazione federale anti-migranti. In seguito alle proteste scoppiate in città, le autorità hanno deciso di chiudere tutte le scuole per l’intera settimana, ufficialmente per facilitare il mantenimento della sicurezza pubblica.
La decisione è legata anche al timore di nuove manifestazioni in concomitanza con un intervento previsto del segretario al Tesoro Scott Bessent all’Economic Club of Minnesota.
Lacrimogeni davanti a un edificio federale
Nel pomeriggio di oggi agenti federali hanno usato gas lacrimogeni per disperdere una manifestazione davanti al Bishop Henry Whipple Federal Building, nel centro di Minneapolis, che ospita diverse agenzie federali, tra cui uffici legati all’immigrazione.
Una troupe della CNN presente sul posto ha documentato l’intervento: nel tentativo di spostare i manifestanti dall’altro lato della strada, gli agenti hanno fatto ricorso ai lacrimogeni. Una nube di fumo ha invaso l’area e diversi manifestanti hanno iniziato a tossire e ad avere difficoltà respiratorie.
Versioni contrastanti sulla sparatoria
Secondo il Dipartimento per la Sicurezza Interna, l’agente dell’Ice avrebbe aperto il fuoco perché la donna avrebbe «usato il proprio veicolo come un’arma» per tentare di investire gli agenti. La segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem ha parlato di «atto di terrorismo interno».
Questa ricostruzione è però contestata da testimoni oculari, autorità locali e video circolati sui social, che mostrerebbero un agente mascherato sparare a bruciapelo tre colpi attraverso il finestrino dell’Suv mentre la donna stava cercando di allontanarsi.
Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha respinto duramente la versione federale: «Ho visto il video, è una falsità», ha dichiarato, definendo la sparatoria «l’azione sconsiderata di un agente che ha usato il proprio potere in modo irresponsabile».
Secondo le autorità locali e la deputata democratica Ilhan Omar, la donna non era l’obiettivo del raid e si trovava sul posto come osservatrice legale dell’operazione dell’Ice, che ha mobilitato oltre 2.000 agenti federali in città. L’operazione, secondo l’amministrazione Trump, è rivolta anche a presunti casi di frode e colpisce in particolare la comunità somala.
Proteste e reazioni politiche
La sparatoria ha richiamato centinaia di manifestanti a poco più di un chilometro dal luogo dove nel 2020 fu ucciso George Floyd, riaprendo ferite ancora aperte nella città.
Durante una veglia nel quartiere della vittima, Jaylani Hussein, direttore esecutivo di CAIR Minnesota, ha detto: «Era una persona pacifica. È morta perché amava i suoi vicini».
Undici dei tredici consiglieri comunali di Minneapolis hanno firmato una dichiarazione in cui chiedono che Ice lasci la città, affermando che «una residente che stava aiutando i suoi vicini è stata uccisa dal governo federale».
Indagini in corso
I dettagli della vicenda restano frammentari e nessuna delle due versioni è stata finora confermata in modo indipendente. Le indagini sono in corso, mentre Minneapolis resta in stato di allerta in quello che viene definito come un nuovo e drammatico punto di escalation nelle operazioni federali di controllo dell’immigrazione nelle grandi città americane.
Chi era Renee Nicole Good
Renee Nicole Good era madre di tre figli, scrittrice e poetessa. Nel 2020, mentre studiava alla Old Dominion University di Norfolk, aveva vinto l’Academy of American Poets Prize, riconoscimento assegnato agli studenti universitari di poesia. Si era laureata in inglese nel dicembre di sei anni fa.
«Ha avuto una bella vita, ma difficile, era una persona meravigliosa», ha dichiarato il padre Tim Ganger, ricordando la figlia.
Il presidente dell’università, Brian Hemphill, ha detto al Washington Post che la sua morte rappresenta «un altro chiaro esempio di come la paura e la violenza siano diventate comuni nella nostra nazione».
Originaria di Colorado Springs, in passato Good aveva condotto un podcast con l’allora marito, il comico Tim Macklin, padre del figlio più piccolo, morto nel 2023 all’età di 36 anni. Gli altri due figli, di 15 e 12 anni, sono nati dal primo matrimonio.
Da circa un anno si era trasferita nelle Twin Cities con la sua partner, che – secondo un testimone citato dalla CNN – si trovava con lei al momento della sparatoria. «Aveva il volto coperto dal sangue dell’altra donna», ha raccontato il testimone, riferendo che la partner urlava agli agenti: «Avete ucciso mia moglie».