l'annuncio
Trump ritira gli Usa da 66 organismi internazionali tra clima, diritti e sviluppo
La Casa Bianca ha motivato la scelta con la necessità di proteggere «gli interessi americani» e di contrastare «agende inefficaci o ostili»
Nuova offensiva di Donald Trump contro il sistema multilaterale: l’amministrazione americana ha annunciato il ritiro dagli Stati Uniti da 66 organismi e accordi internazionali, molti dei quali impegnati nella lotta al cambiamento climatico. Quasi la metà di queste istituzioni (31) è collegata all’Onu, tra cui la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), base di tutti gli sforzi globali per contenere il riscaldamento globale.
Il provvedimento riguarda anche enti che operano su sviluppo, parità di genere e gestione dei conflitti, settori spesso criticati dall’amministrazione Trump come portatori di agende “globaliste” o “woke”. Nel secondo mandato, il tycoon aveva già abbandonato l’Accordo di Parigi sul clima, l’Oms, il Consiglio per i Diritti Umani Onu e l’Unesco, oltre a non aver inviato delegazioni a vertici climatici come la COP30 in Brasile. Tra le misure del suo governo rientra anche lo smantellamento dell’Usaid, principale agenzia Usa per la cooperazione internazionale.
La Casa Bianca ha motivato la scelta con la necessità di proteggere «gli interessi americani» e di contrastare «agende inefficaci o ostili». Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato: «Abbiamo deciso di ritirarci da 66 organizzazioni internazionali considerate sprecone, inefficienti o dannose. Queste istituzioni sono ridondanti, mal gestite e spesso promuovono interessi contrari ai nostri. Non è più accettabile dare sangue, sudore e risorse del popolo americano senza ottenere nulla in cambio».
La decisione ha suscitato forti critiche a livello internazionale. I leader europei hanno avvertito che l’uscita degli Stati Uniti rischia di indebolire la cooperazione globale. Wopke Hoekstra, commissario europeo per il clima, ha definito il ritiro dagli accordi Onu sul clima «deplorevole e sfortunato», mentre Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione europea per la transizione ecologica, ha denunciato la scarsa attenzione dell’amministrazione americana verso ambiente, salute e sofferenza umana. Critiche anche dalla Cina, secondo cui la mossa dimostra che «solo garantendo l’efficace funzionamento del sistema multilaterale possiamo impedire la diffusione della legge della giungla».