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IL CASO

“Les brûlés font du ski”: perché la vignetta di Charlie Hebdo su Crans‑Montana ha acceso la miccia

Un disegno, due sciatori in fiamme, una memoria ancora aperta: come la satira ha toccato un nervo scoperto e cosa ci dice il caso sul rapporto tra libertà d’espressione, lutto collettivo e responsabilità

Redazione La Sicilia

10 Gennaio 2026, 23:45

“Les brûlés font du ski”: perché la vignetta di Charlie Hebdo su Crans‑Montana ha acceso la miccia

Una pista innevata, due figure stilizzate che scivolano giù avvolte dalle fiamme, la scritta grottesca “Les brûlés font du ski” e, sotto, “La comédie de l’année”. È bastato questo, il tratto rapido del fumettista francese Salch per il settimanale satirico Charlie Hebdo, a trasformare un dolore ancora vivo in un cortocircuito nazionale. L’immagine richiama il film di culto “Les Bronzés font du ski” e rielabora, con sarcasmo urticante, la tragedia di Crans‑Montana, dove la notte di Capodanno un incendio nel bar Le Constellation ha ucciso almeno 40 persone e ne ha ferite 116, molte con gravi ustioni. La vignetta, pubblicata online alla vigilia o in concomitanza con la giornata di lutto nazionale in Svizzera (venerdì 9 gennaio 2026), ha scatenato un’ondata di indignazione sui social e acceso il dibattito sul confine tra satira e offesa.

Il disegno e il rimando al cinema pop: una scelta che brucia

Secondo la descrizione diffusa da più testate, la vignetta — postata sui profili social del giornale — raffigura due sciatori caricaturali, “gravemente ustionati”, in fiamme. Il titolo, “Les brûlés font du ski”, è un gioco di parole sul celebre “Les Bronzés font du ski” del 1979, fenomeno di costume in Francia. Proprio quel cortocircuito tra cultura pop e lutto ha fatto deflagrare la polemica: l’effetto comico, costruito sulla leggerezza della citazione, collide con la brutalità di un rogo che ha stravolto decine di famiglie. A comporre la scintilla, il tempismo: l’uscita è caduta in un momento in cui l’opinione pubblica stava ancora metabolizzando i racconti dei superstiti e la memoria dei più giovani tra le vittime.

Reazioni: la voce dei sopravvissuti, l’indignazione online, la responsabilità pubblica

Tra i commenti più condivisi c’è quello di Julie Bourges, attivista e divulgatrice francese sopravvissuta in adolescenza a gravissime ustioni, che ha definito il disegno “non umorismo ma un’ulteriore violenza”, invocando la “decenza” come argine minimo. La sua presa di posizione è stata ripresa da testate svizzere e italiane, contribuendo a dare alla contestazione un volto e una storia di carne. In parallelo, migliaia di utenti su Instagram e X hanno accusato Charlie Hebdo di aver oltrepassato il limite tra satira e dileggio delle vittime. Nelle stesse ore, il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso solidarietà alla Svizzera e alle famiglie colpite e il 9 gennaio si è recato alla cerimonia ufficiale in Vallese. Non risultano, al momento, prese di posizione presidenziali specifiche sul disegno; è documentata invece la sua partecipazione all’omaggio e il messaggio di cordoglio del 1 gennaio 2026.

Il fatto nudo: cosa è successo a Crans‑Montana

Nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1 gennaio 2026, durante i festeggiamenti, un incendio si è sviluppato all’interno del bar Le Constellation. Il bilancio ufficiale, aggiornato nei giorni successivi, parla di 40 morti e 116 feriti, con 83 persone ricoverate per ustioni severe. Le autorità valdesi hanno descritto una dinamica compatibile con un “flashover”, passaggio repentino da un focolaio a un incendio generalizzato. Tra le ipotesi al vaglio, ritenuta “probabile” dagli inquirenti, c’è l’innesco del soffitto da parte di “fontane” pirotecniche (candele scintillanti) applicate alle bottiglie di champagne e sollevate sopra la folla: le scintille avrebbero raggiunto pannelli fonoassorbenti, favorendo la propagazione del fuoco e dei fumi tossici. Il dolore collettivo si è riflesso nel lutto nazionale indetto per il 9 gennaio.

I conti con la sicurezza: ispezioni mancate e indagine giudiziaria

Ben oltre il tempo del cordoglio, a Crans‑Montana si stanno facendo i conti con la sicurezza. È emerso che il locale non sarebbe stato ispezionato dal 2019, benché le verifiche fossero previste annualmente. La mancanza di controlli tra il 2020 e il 2025 — confermata dal sindaco Nicolas Féraud — ha sollevato interrogativi pesanti sulla catena delle responsabilità. Sono stati aperti procedimenti per presunto omicidio colposo nei confronti dei due gestori del bar (identificati dalla stampa come i coniugi Jacques e Jessica Moretti), e il Comune ha disposto il divieto di utilizzo di candele pirotecniche nei locali. L’attenzione degli inquirenti si concentra anche sulla gestione delle uscite e sulla conformità dei materiali interni. È un capitolo doloroso ma necessario: perché la memoria non rimanga solo elenco di nomi, ma si traduca in norme e vigilanza.

Satira, diritto e ferite aperte: dove passa la linea

Il caso Charlie Hebdo riporta in superficie una domanda che in Francia torna ciclicamente: la libertà di espressione — anche la più urticante, anche la blasfemia — quanto può e deve spingersi a ridosso di un lutto? Lo stesso Macron, in passato, ha ribadito che non è compito di un presidente giudicare le scelte editoriali di una redazione, richiamando la centralità della libertà di stampa. Ma il diritto, qui, incontra l’etica: pubblicare una vignetta che fa leva sull’immaginario comico mentre i reparti ustioni restano pieni, significa, per molti lettori, trasformare la sofferenza in gag. Per altri, è invece la prova di un’autonomia assoluta della satira, che non risponde al calendario del dolore. Uno scontro di sensibilità che l’episodio di Crans‑Montana ha reso lampante.

La giornata del lutto e il ruolo delle istituzioni

La Svizzera ha scelto il 9 gennaio 2026 come giornata di lutto nazionale. A Crans‑Montana, una cerimonia sobria ha ricordato le 40 vittime, con la presenza di autorità federali e rappresentanze straniere. La Francia ha inviato il suo capo dello Stato, Emmanuel Macron, accompagnato da esponenti del governo, in segno di vicinanza a un dramma che ha colpito anche cittadini francesi. Il lutto è un atto politico e civile: riconosce le responsabilità e impone una promessa di verità. È in questo contesto che la vignetta ha fatto irruzione, sovrapponendo due tempi — quello dell’inchiesta e quello della satira — difficili da tenere insieme.