Scontri
Centinaia di vittime per proteste in Iran: le famiglie ostacolate nel recupero delle salme
Tra le giovani vittime figura Rubina Aminian, 23 anni, studentessa di design tessile e moda allo Shariati College di Teheran
Il bilancio delle vittime delle proteste in Iran è salito a 466: lo riferisce la Human Rights Activists News Agency (Hrana), con sede negli Stati Uniti, citata da diversi media internazionali.
Tra i nomi finora identificati dalle organizzazioni per i diritti umani figura quello di Rubina Aminian, 23 anni, studentessa di design tessile e moda allo Shariati College di Teheran.

L’ong Iran Human Rights afferma di aver raccolto dettagli sulla sua uccisione. Secondo l’organizzazione, la giovane è stata colpita a morte la sera di giovedì 8 gennaio, dopo essere uscita dal college e aver preso parte alle manifestazioni.
Fonti vicine alla famiglia, contattate da Iran Human Rights, sostengono che la ragazza, di origini curde e originaria di Marivan, sia stata raggiunta alle spalle da distanza ravvicinata, con il proiettile che le avrebbe trapassato la testa.
Appresa la notizia, i familiari di Rubina si sono recati da Kermanshah, dove risiedono, a Teheran per procedere al riconoscimento della salma. Le stesse fonti riferiscono a Iran Human Rights che “la famiglia è stata portata in un luogo vicino all’università dove hanno trovato i corpi di centinaia di giovani uccisi durante le proteste. La maggior parte delle vittime erano giovani tra i 18 e i 22 anni, uccisi a distanza ravvicinata con colpi alla testa e al collo dalle forze governative.
Inizialmente alla famiglia non è stato permesso di identificare il corpo di Rubina e in seguito non è stato permesso loro di portarlo via. In seguito, la famiglia di Rubina è riuscita a recuperare il suo corpo e a tornare a Kermanshah, ma, al rientro, hanno scoperto che le forze dell’intelligence avevano circondato la loro casa e che non era stato loro permesso di seppellirla.
Sul fronte regionale, per martedì è stata convocata una riunione plenaria del gabinetto di sicurezza israeliano. L’appuntamento arriva mentre in Iran crescono i disordini interni e dopo che un alto funzionario di Teheran ha minacciato ritorsioni contro Israele nel caso in cui gli Stati Uniti colpissero la Repubblica islamica.
Nel Paese, intanto, perfino i funerali delle vittime della repressione sono divenuti terreno di scontro. Secondo quanto riportato da Iran International, le forze di sicurezza hanno utilizzato gas lacrimogeni e pistole ad aria compressa contro i familiari riuniti al cimitero Behesht-e Zahra di Teheran per le cerimonie in memoria di diversi manifestanti uccisi nelle ultime notti. Fonti informate sostengono inoltre che, per scoraggiare la partecipazione alle proteste, le autorità stiano chiedendo circa 6.000 dollari in cambio della restituzione delle salme ai parenti.