Governo
Meloni rilancia il decreto sicurezza bis: scontro nella maggioranza su militari in strada e modello Caivano
Tensioni nel centrodestra per la proposta di potenziare le forze dell'ordine, con misure su espulsioni, il modello Caivano e il contrasto alle baby gang
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio
Giorgia Meloni rilancia il secondo capitolo del decreto sicurezza, puntando a varare un nuovo pacchetto di interventi in uno dei prossimi Consigli dei ministri.
Un dossier da sempre complesso negli equilibri del centrodestra, dove convivono impostazioni e sensibilità differenti tra le forze della coalizione.
Un passaggio delicato che incrocia anche le posizioni, spesso contrapposte, sulla fornitura di armi all’Ucraina, tema su cui la Lega di Matteo Salvini si è più volte discostata dagli alleati.
Al Viminale si lavora da tempo alla definizione delle nuove norme da inserire in uno o più provvedimenti, con un’attenzione crescente anche alla luce dei recenti episodi di cronaca, come le aggressioni notturne alla stazione Termini di Roma e l’omicidio del controllore delle Ferrovie alla stazione di Bologna.
Un testo definitivo ancora non esiste, ma nella maggioranza circolano già ipotesi e bozza di cornice, con non pochi distinguo. Il nodo principale riguarda l’eventuale impiego dei militari in strada, linea sostenuta con decisione dal Carroccio, e la posizione di Fratelli d’Italia, più orientata a potenziare il dispositivo affidato alle forze dell’ordine.
Il perimetro degli interventi allo studio è ampio e comprende immigrazione, organizzazione delle forze di polizia e sicurezza urbana.
Tra i pilastri, l’estensione a livello nazionale del “modello Caivano”, ossia l’impianto sperimentato nel comune campano, che prevede un rafforzamento degli strumenti di prevenzione e una maggiore responsabilizzazione dei genitori, in particolare sul tema della vendita e del possesso di coltelli da parte dei minorenni.
Nel mirino anche il fenomeno delle baby gang nelle aree metropolitane.
Sul fronte migratorio, il Viminale valuta misure per rendere “più rapide ed efficaci le espulsioni”, con procedure semplificate e tempi più stretti.
“Il governo pensa a un altro decreto sicurezza perché vogliamo introdurre misure più stringenti”, spiega a Repubblica il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, che frena sull’idea di ampliare l’impiego dei militari nell’operazione Strade sicure: “I soldati devono fare i soldati. È preferibile avere forze di polizia nelle città e nelle stazioni, perché il militare non può procedere ad alcune azioni proprie delle forze dell’ordine”.
Una posizione mediata dal capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri: “L’incremento delle spese per la difesa deciso su scala internazionale consentirà all’Italia ... di incrementare anche le spese per la sicurezza interna. Per Forza Italia non bisogna attardarsi in discussioni, invocando più militari o più forze di polizia, ma dobbiamo avere più presenze e più organici del popolo in divisa nel suo complesso”.
La Lega, però, conferma la propria linea senza arretrare. “Il collega Malan – rilancia il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo – dimentica l’effetto deterrenza dei militari nelle strade, che vale più di mille norme che possiamo scrivere”. E aggiunge: “Ci chiediamo perché, oggi, nella maggioranza ci sia chi cambia idea e si comporta come i governi di centrosinistra”.
Dal fronte dem, Debora Serracchiani incalza l’esecutivo: il centrosinistra chiede “più uomini e donne delle forze dell’ordine e presidi nei punti più sensibili delle città”. Ma anche risorse importanti da dare ai Comuni perché le investano nella rigenerazione urbana, il decoro e l’illuminazione delle nostre città. Richieste, conclude, “a cui non sono mai arrivate risposte”.