Tribunale Sion
Crans Montana, niente domiciliari per Jessica Moretti: non potrà lasciare la Svizzera
Sul piano delle indagini un video mostrato dal Tg3 conferma che la porta, indicata come uscita di sicurezza, era ostruita dalla presenza di un tavolino
Jessica Moretti, proprietaria con il marito Jacques del Constellation, a Crans-Montana, non andrà ai domiciliari.
Il tribunale di garanzia di Sion ha stabilito che la donna dovrà depositare i documenti di identità e presentarsi quotidianamente alla polizia.
Oltre al divieto di lasciare il territorio elvetico, l’imprenditrice dovrà anche versare una cauzione, che sarà successivamente definita.
La decisione è stata presa, viene precisato dal Tribunale, su proposta del pubblico ministero.
Nelle motivazioni il giudice di garanzia precisa che «non avendo il Ministero Pubblico richiesto la carcerazione preventiva, tale misura restrittiva non poteva essere ordinata dal Tribunale».
Il Tribunale evidenzia che «ogni imputato è presunto innocente fino al passaggio in giudicato di una sentenza di condanna».
Ed evidenzia che «il principio cardine della procedura penale svizzera prevede infatti che l’imputato rimanga in libertà fino al giudizio; la carcerazione preventiva può essere ordinata solo su "
richiesta del Ministero Pubblico e in casi eccezionali, come ultima ratio, per garantire il corretto svolgimento dell’istruttoria».
Per Jacques Moretti invece ieri lo stesso Tribunale ha confermato la misura dell’arresto cautelare in carcere.
Sul piano delle indagini è stato appurato, attraverso la visione di alcune immagini delle telecamere di sicurezza, che il corridoio in fondo al salone del Le Constellation ha sulla destra una piccola porta che i proprietari del locale indicavano come uscita di sicurezza. Solo che quella porta è ostruita da un mobiletto, forse un tavolino. Mostrata per la prima volta da un servizio del Tg3, quella immagine sembra confermare che nessuno, nei fatti, considerava quella porta una uscita di sicurezza. Il servizio della Rai riporta anche il racconto di un testimone scampato alla strage: "C'erano duecento persone nel panico, tentavano di salire le scale, era l'orrore. La mia fidanzata mi urlava non lasciarmi, non lasciarmi. Ho visto i suoi capelli che fumavano, la mano bruciata".
Lo stesso testimone mette a verbale che quella schiuma fonoassorbente non doveva essere esposta in quel modo, doveva essere protetta. E racconta che poco prima del rogo era arrivato un ordine contemporaneo di 16 bottiglie, su ciascuna una fontana di scintille accesa. I pompieri censiranno anche una trentina di fontane luminose.
Il servizio mostra anche la mappa del seminterrato contenuto nella perizia ordinata dalla procura di Sion. Le zone evidenziate con macchie rosa, spiega il giornalista, sono quelle in cui vengono trovate le vittime, quasi tutte accalcate ai piedi della scala principale.