Giudiziaria
Processo Ferragni, dall'accusa di truffa aggravata al proscioglimento: come si è arrivati alla sentenza
La vicenda durata due anni riguardava la vendita in beneficenza del Pandoro Balocco e delle uova di Paqua Dolci Preziosi. Per gli avvocati dell'influecer non c'è mai stato dolo
Nell'aula del Tribunale di Milano in cui era attesa la sentenza del processo che l'ha vista imputata per truffa aggravata, Chiara Ferragni è uscita, nel primo pomeriggio di oggi, tirando un profondo sospiro di sollievo. Da quell'accusa, che per due anni l'ha fatta precipitare nel baratro dell'impopolarità e di una serie di altri problemi, è venuta fuori oggi con una grande carica di commozione. Ma come si è arrivati all'assoluzione?
Il giudice Ilio Mannucci Pacini del Tribunale di Milano non ha in sostanza riconosciuto la circostanza aggravante della “minorata difesa” degli utenti online, contestata dalla Procura, che avrebbe reso la truffa procedibile anche senza querela. Secondo l’ipotesi accusatoria, i consumatori sarebbero stati “particolarmente vulnerabili” perché raggiunti attraverso i social e poi indirizzati all’acquisto, nella grande distribuzione, del Pandoro Pink Christmas e delle uova di Pasqua “Dolci Preziosi”.
Venuta meno l’aggravante, e considerato che circa un anno fa il Codacons aveva ritirato la querela in seguito a un accordo risarcitorio con l’influencer, il magistrato ha dichiarato il non luogo a procedere, con il proscioglimento per estinzione del reato riqualificato in truffa semplice. La decisione ha riguardato anche i coimputati di Chiara Ferragni: l’allora suo braccio destro, Fabio Damato, e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo.

“Non c’è stato alcun dolo”, hanno sottolineato i difensori Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, cioè nessuna volontà di ingannare i consumatori e, sul piano oggettivo degli elementi probatori, nessuna truffa. I pm avevano chiesto per Ferragni un anno e 8 mesi, senza sospensione condizionale né attenuanti generiche.
“Siamo contenti. È accaduto quel che doveva accadere”, ha commentato l’avvocato Iannaccone a proposito della decisione del giudice Mannucci Pacini di dichiarare il non luogo a procedere nei confronti dell’influencer e dei suoi coimputati, finiti sotto processo per le vicende di quello che è stato ribattezzato il "Pandoro gate". “Chiara è stata ammirevole e deve essere un esempio per tutti: è stata rispettosa prima nei confronti dell’autorità garante e, poi, dell’autorità giudiziaria, nei confronti della quale si è comportata con trasparenza e ha avuto giustizia. Perché nel nostro Paese giustizia c’è, eccome!”. Soddisfatto anche l’avvocato Bana: “Siamo contenti di essere riusciti a fare assolvere Chiara dopo una battaglia durata due anni su un qualcosa che probabilmente non doveva nemmeno nascere”. Il giudice, ha aggiunto, ha ritenuto insussistente l’aggravante ipotizzata con la truffa e, “trattandosi di reato procedibile a querela, ha dichiarato l’improcedibilità dell’azione penale. Noi comunque abbiamo sempre sostenuto che non c’è stato alcun reato di truffa e che comunque, non sussistendo l’aggravante, non si poteva nemmeno arrivare a un dibattimento”.