15 gennaio 2026 - Aggiornato alle 14 gennaio 2026 23:49
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Il fatto

La strage in Iran, l'annuncio di Trump: "Siamo stati informati che le uccisioni si stanno fermando"

Il presidente Usa avverte l'Iran sulle esecuzioni: Washington valuta attacchi mirati e cyber, ritira personale da basi regionali mentre crescono i timori di escalation

Redazione La Sicilia

14 Gennaio 2026, 21:54

Donald Trump

Donald Trump

"Siamo stati informati che le uccisioni in Iran si stanno fermando, si sono fermate, e non ci sono piani di esecuzioni". Lo ha detto Donald Trump nello Studio Ovale, notando che sul tema si stava parlando molto negli ultimi giorni. "Oggi sarebbe stato il giorno delle esecuzioni", ha aggiunto. Trump ha quindi precisato che sarebbe molto deluso se l'informazione non si rivelasse vera.

"Due funzionari europei hanno affermato che un intervento militare statunitense" in Iran "appare probabile" e per uno dei due "potrebbe avvenire nelle prossime 24 ore": lo scrive l'agenzia di stampa Reuters sul suo sito. "Anche un funzionario israeliano - scrive sempre la Reuters - ha affermato che Trump sembra aver preso la decisione di intervenire, sebbene la portata e i tempi non siano ancora stati chiariti". 

Sembra sempre più imminente un’azione americana in Iran, mentre Washington ritira «a titolo precauzionale» parte del personale dalla base in Qatar (seguita da Londra) e da altre basi chiave in Medio Oriente, dopo le minacce di ritorsioni da parte di Teheran contro le forze Usa nella regione in caso di attacco. Due funzionari europei hanno riferito alla Reuters che un’operazione militare statunitense sembra probabile, e secondo uno dei due potrebbe avvenire entro giovedì.

Donald Trump ha minacciato apertamente da giorni di intervenire, senza fornire dettagli, e in un’intervista a Cbs ha promesso «azioni molto forti» se Teheran eseguirà condanne a morte dei manifestanti. Quindi ha minimizzato le preoccupazioni su possibili rappresaglie: «L'Iran ha detto la stessa cosa l'ultima volta che li ho colpiti, quando avevano ancora la capacità nucleare, che ora non possiedono più. Farebbe meglio a comportarsi bene». Intanto però è stato dato l’ordine di lasciare l’Al-Udeid Air Base in Qatar, la più grande base Usa nella regione (circa 10 mila militari americani), già colpita da Teheran a giugno dopo i raid americani contro gli impianti nucleari iraniani. Nel frattempo, tre Paesi arabi alleati degli Usa — Arabia Saudita, Qatar e Oman hanno avviato sforzi diplomatici dietro le quinte per prevenire un’azione militare americana, preoccupati delle conseguenze sull'intera regione, come ha confidato un dirigente locale alla Cnn. «Qualsiasi escalation militare avrà conseguenze per l’intera regione, compresi sicurezza ed economia», ha avvisato la fonte.

Ma, dopo le ripetute minacce di intervenire, Trump ora si sente obbligato a darvi seguito, memore dei presidenti che non hanno fatto rispettare le proprie «linee rosse», tra cui Barack Obama, che decise di non colpire la Siria dopo l’uso di armi chimiche nel 2013. «Parte della questione è che ora ha tracciato una linea rossa e sente di dover fare qualcosa», ha detto una fonte alla Cnn, aggiungendo che il presidente quasi certamente agirà. Rimane da decidere quale tipo di azione intraprendere. Il Consiglio per la sicurezza nazionale si è riunito martedì per definire ulteriormente una serie di opzioni. Trump, che ha partecipato all’incontro di oltre due ore dopo essere rientrato a Washington da un viaggio in Michigan, è stato aggiornato sul numero di vittime in Iran e sulle aspettative statunitensi su come potrebbe evolvere la brutale repressione del regime, comprese eventuali esecuzioni. Durante il briefing gli sono stati mostrati video dal terreno in Iran.

Il team per la sicurezza nazionale è diviso sul da farsi riguardo ad un possibile attacco cinetico, ma concorda che qualsiasi mossa militare non includerebbe truppe a terra ed esclude un coinvolgimento bellico prolungato in Iran. Una delle opzioni sul tavolo del presidente è un attacco chirurgico contro strutture legate ai servizi di sicurezza iraniani, ritenuti responsabili della repressione dei manifestanti, o un cyber attack per paralizzare le reti di comunicazione dei pasdaran e degli altri apparati di repressione. A Trump inoltre è stato sottoposto un piano PsyOps per operazioni psicologiche militari.

Gli Stati Uniti dispongono di forze in tutta la regione, incluso il quartier generale avanzato del Comando Centrale a Al Udeid in Qatar e il quartier generale della Quinta Flotta della Marina a Bahrain. Ma non hanno portaerei in zona, mentre difficilmente i Paesi arabi daranno l’autorizzazione a un’azione offensiva alle squadriglie di cacciabombardieri Usa schierate nei loro territori, per timore di ritorsioni. Il commander in chief può quindi lanciare soltanto una serie limitata di attacchi, usando un numero ridotto di bombardieri con decollo dagli Stati Uniti o di missili cruise Tomahawk imbarcati su tre navi della flotta.