15 gennaio 2026 - Aggiornato alle 15:36
×

Gdf

Le visite al partito, i viaggi in business e i rimborsi "anche per le spese fitness e lavanderia": cosa c'è nelle indagini sul Garante della Privacy

Indagine su peculato e corruzione della Guardia di Finanza dopo l'inchiesta di Report

Redazione La Sicilia

15 Gennaio 2026, 13:33

Le visite al partito, i viaggi in business e i rimborsi "anche per le spese fitness e lavanderia": cosa c'è nelle indagini sul Garante della Privacy

Il componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, Agostino Ghiglia, avrebbe utilizzato l’auto di servizio per “recarsi presso la sede di un partito politico per finalità estranee al mandato”. È quanto si legge nel decreto di perquisizione firmato dai pm della Procura di Roma nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza i reati di peculato e corruzione a carico dei vertici dell’Autorità. Nel capitolo dedicato all'“utilizzo improprio dell’autovettura di servizio” si ribadisce che “Ghiglia avrebbe utilizzato l’autovettura di servizio per recarsi presso la sede di un partito politico per finalità estranee al mandato”. Il provvedimento richiama inoltre gli accertamenti della polizia giudiziaria dai quali risulta che “il 30 dicembre del 2024 sono stati pubblicati i dati del censimento permanente delle auto di servizio delle pubbliche amministrazioni per l’anno 2024”.

Per la struttura del Garante, “così come indicato analiticamente dalla nota della Gdf, risulta avere nella propria disponibilità un’autovettura con autista con uso esclusivo”, mezzo che dovrebbe essere impiegato esclusivamente per “inderogabili ragioni di servizio” e non per tragitti tra abitazione e sede di lavoro. Tuttavia, “i servizi di osservazione della Gdf hanno invece dimostrato che l’autovettura viene sovente utilizzata da tutti i membri del Collegio e anche per finalità estranee alle esigenze di servizio ovvero, oltre che per gli spostamenti casa-lavoro, anche per ulteriori spostamenti di carattere strettamente personale”.

Le perquisizioni odierne, e la notizia dell’indagine che coinvolge il Collegio del Garante, rappresentano l’ultimo capitolo di un braccio di ferro con Report che negli ultimi mesi ha infiammato il dibattito pubblico. La scintilla risale al 23 ottobre scorso, con la sanzione da 150 mila euro inflitta alla Rai per la diffusione, da parte del programma di Rai 3, dell’audio tra il ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini, relativo alla vicenda con protagonista l’ex ministro e Maria Rosaria Boccia.

Qualcuno sta armando il Garante della Privacy per punire Report e dare un segnale esemplare a altre trasmissioni”, ha attaccato il conduttore Sigfrido Ranucci durante una conferenza stampa al Parlamento europeo di Strasburgo.

Lo scontro è poi cresciuto di intensità. Report ha mostrato immagini che ritraevano Agostino Ghiglia, indicato da Fratelli d’Italia, nella sede del partito il giorno precedente alla sanzione contro il programma.

La trasmissione ha ipotizzato che potesse aver ricevuto indicazioni, ipotesi respinta dall’interessato, che ha dichiarato di essersi recato lì per ragioni diverse.

Successivamente, Report ha sostenuto che nell’ottobre 2024 “l’ex ministro Sangiuliano ha inoltrato per messaggio ad Agostino Ghiglia i ricorsi presentati da lui e dalla moglie sulla vicenda Boccia. Ghiglia ha coinvolto d’urgenza un componente della sua segreteria, Cristiana Luciani, moglie di Luca Sbardella, deputato di FdI in commissione di Vigilanza Rai. I due reclami sono stati inseriti tra le attività urgenti da trattare”.

Ghiglia ha ammesso di aver ricevuto il messaggio dal ministro, ma ha negato qualunque pressione; ha inoltre diffidato la redazione dal mandare in onda il servizio, accusando il programma di aver violato la sua corrispondenza.

In una puntata successiva, la trasmissione ha riferito che nel 2021, in piena emergenza Covid, il componente dell’Autorità avrebbe contattato Giorgia Meloni per informarla dell’avvertimento rivolto al governo allora guidato da Mario Draghi sull’uso del green pass.

Sono stati inoltre sollevati presunti conflitti di interesse riguardanti vari membri del Collegio, incluso il presidente Pasquale Stanzione, con riferimento ai rapporti con la famiglia Sica, legali di Sangiuliano, e con la Link Campus University, coinvolta in un ricorso “per il quale votò per il semplice ammonimento: è la prova – ha accusato Ranucci – che la mano del Garante è ‘dual usè, di piuma con gli amici, di piombo con i nemici degli amici e anche dei partiti di riferimento’”.

Nel mirino anche la sanzione ritenuta meramente formale per Ita Airways, a fronte di irregolarità nella gestione dell’informativa sul trattamento dei dati: in quella compagnia il responsabile della protezione dei dati era un avvocato dello studio fondato da Guido Scorza, altro componente del Collegio ora indagato, del quale risulta tuttora partner la moglie di quest’ultimo.

Report ha poi puntato l’attenzione sulle spese dell’Autorità: retribuzioni, viaggi in business class, rimborsi “anche per le spese fitness e lavanderia”. E sul caso del sito sessista Phica.net: nonostante le segnalazioni di 17 donne, “il Garante – ha rilevato Ranucci – ha ritardato nel capire che si trattava di un sito sessista: non sono mai intervenuti né per bloccare né per segnalare il sito”.

Un ulteriore capitolo ha riguardato le irregolarità riscontrate sugli smart glasses di Meta e un incontro tra Ghiglia e il responsabile istituzionale dell’azienda in Italia. “Una multa ipotizzata dagli stessi dipartimenti tecnici che era di 44 milioni – ha spiegato Ranucci –, diventò di 12,5 milioni, poi di 1 milione cadendo pure in prescrizione”.

Ghiglia ha replicato parlando di mistificazioni. Dopo il rifiuto di dimettersi da parte dei componenti del Collegio, nonostante le richieste arrivate da più parti all’indomani dell’inchiesta di Report, l’unico passo indietro, quasi due mesi fa, è stato quello del segretario generale, Angelo Fanizza, vertice amministrativo dell’Autorità. La decisione è stata motivata da un tentativo di violazione della privacy, evidentemente finalizzato a individuare la “talpa” che avrebbe consentito la diffusione di informazioni e corrispondenza interna. La prova consisterebbe in un documento riservato in cui Fanizza chiedeva al dirigente del dipartimento informatico di provvedere urgentemente all’estrazione della posta elettronica dei dipendenti.