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Trump: «Fino a che punto mi spingerò sulla Groenlandia? Lo scoprirete»

La conferenza stampa in occasione del suo primo anno alla Casa Bianca. Il presidente Usa mostra le foto degli arrestati in Minnesota. "Volete vivere con loro?". "L'Ice può sbagliare, sono stato male per l'uccisione di Renee Good"

20 Gennaio 2026, 21:30

22:51

Trumo: «Fino a che punto mi spingerò sulla Groenlandia? Lo scoprirete»

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«Nessuno ha mai fatto nulla del genere, l’America sta vivendo un boom»: annunciato come 'special guest’del briefing della Casa Bianca, alla vigilia della sua partenza per Davos, Donald Trump vanta i successi «storici» del suo primo anno alla presidenza, condensati in una maxi brochure distribuita alla stampa sotto il titolo «365 vittorie in 365 giorni». «Penso che anche Dio sia molto orgoglioso di quello che ho fatto, incluso sul fronte della religione», abbozza.

Il suo show, iniziato con quasi 50 minuti di ritardo, dura quasi due ore ma prende quota solo con le domande dei reporter. Prima appare sottotono, poco lucido, quasi rallentato, senza la consueta energia. Parla con ritmi più lenti e pause più lunghe delle sue abitudini. Il New York Times parla di «discorso sconclusionato», in un momento in cui alcuni media rilanciano le preoccupazioni sul suo stato di salute. L’inizio è quasi surreale. Mentre tutti attendono che parli della Groenlandia e delle tensioni con gli alleati europei, il tycoon comincia a mostrare una lunga serie di foto segnaletiche di presunti immigrati criminali arrestati dall’Ice in Minnesota, epicentro degli ultimi scontri per le brutali retate dei federali. «Volete vivere con loro? La maggior parte di loro sono assassini internazionali. Arrivano senza soldi, non hanno neanche un Paese, non hanno neanche una cosa che assomigli a un Paese e arrivano qui e diventano ricchi», prosegue, parlando della Somalia ("che non è neppure un Paese") e degli immigrati somali ("persone con un quoziente di intelligenza molto basso». "Queste sono le persone che alcuni stanno cercando di difendere», attacca riferendosi alle autorità locali dem.

Trump ha poi ammesso per la prima volta che gli agenti dell’immigrazione dell’Ice «possono andarci giù duri e commettere qualche errore, ma può succedere». «Sono rimasto colpito dalla morte di quella donna», aggiunge, a Renee Good, uccisa a Minneapolis da un agente dell’Ice. «Ho saputo che suo padre è un tremendo fan di Trump, spero che ancora lo sia, è terribile», afferma.

Oltre al successo nella lotta contro l’immigrazione, The Donald vanta anche quello sul carovita ma deplora che il suo messaggio economico «non raggiunga» gli americani. «Forse ho dei pessimi addetti alle pubbliche relazioni», ha scherzato gelando lo staff. Quindi difende i dazi ma ammette che potrebbe perdere alla corte suprema: «Non so quello che farà ma se perdiamo, ed è possibile, dovremo fare del nostro meglio» per ripagare "centinaia di miliardi di dollari».

Sul fronte estero il tema più caldo resta quello della Groenlandia. Trump dice che non andrà al G7 proposto da Emmanuel Macron a Parigi, dopo il vertice di Davos. «Non resterà ancora molto» al potere, ricorda, aggiungendo però che il presidente francese «è un mio amico» e che va d’accordo anche col premier britannico Keir Starmer. Quando gli chiedono su quanto sia disposto a spingersi per acquisire la Groenlandia risponde con un laconico «lo scoprirete». Ma poi rassicura con toni ottimistici: «Qualcosa accadrà e sarà molto buona per tutti», garantisce ai reporter che lo incalzano sulle tensioni con l’Europa sull'isola danese e sul rischio di una rottura della Nato. «Nessuno ha fatto per la Nato più di me, troveremo una soluzione e la Nato sarà molto felice e noi saremo molto felici», taglia corto.

Acqua sul fuoco sul Board of Peace di Gaza, quando qualcuno gli chiede se sostituirà l’Onu: il tycoon continua a ritenere che le Nazioni Unite non abbiano assolto allo loro missione e non lo abbiano «aiutato a mettere fine a nessuna guerra» ma crede che abbiano ancora «un grosso potenziale» e debbano "continuare». Infine una mano tesa a Maria Corina Machado, che gli piacerebbe «farla partecipare in un modo o nell’altro» al futuro del Venezuela. «Mi ha detto che non merita il Premio Nobel per la pace», dice della donna che glielo ha regalato, ribadendo che lui invece avrebbe dovuto vincerlo «per tutte le guerre che ho fermato». «E non venitemi a dire che la Norvegia non lo controlla», ribadisce.