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Meloni congela l'adesione al Board of Peace: «Incompatibilità costituzionale e il nodo Putin»

La presidente del Consiglio ha seguito con attenzione l’intervento di Trump a Davos. «Non mi ha stupito che abbia escluso l’opzione militare in Groenlandia»

21 Gennaio 2026, 22:11

Meloni congela l'adesione al Board of Peace: «Incompatibilità costituzionale e il nodo Putin»

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C'è un problema di «incompatibilità costituzionale» che «non consente di firmare subito, ci serve più tempo». Ma soprattutto c'è un problema politico, legato alla composizione del Board of Peace per Gaza. Per questo, al momento, Giorgia Meloni ha congelato l’adesione all’organismo voluto da Donald Trump. Anche se per la premier, in questo contesto di tensioni alle stelle per la vicenda Groenlandia, "una parte dei problemi» tra Usa ed Europa «è» soprattutto dato forse da un’assenza di comunicazione che bisogna ripristinare». E non è escluso, in base alle valutazioni e ai contatti diplomatici notturni, prima di volare a Bruxelles faccia tappa a Davos, dove il presidente americano terrà a battesimo il Board. E intanto accoglie con favore la sospensione dei dazi ad alcuni Paesi europei: «È fondamentale continuare a favorire il dialogo tra nazioni alleate».

Cruciali saranno anche gli approfondimenti nell’ambito del Consiglio Ue. Si valutano vari scenari possibili, anche eventualmente l’ipotesi di partecipare al Board con un profilo più basso. Intanto la frenata del governo, ipotizzata anche nel vertice di martedì a Palazzo Chigi, si è delineata chiaramente in una giornata di fitti confronti, condivisa dalle varie anime della maggioranza. Al netto dei distinguo posti dal vicesegretario leghista Roberto Vannacci: «Se non sei al tavolo sei nel menù!». Nette, invece, le opposizioni, che esortano la presidente del Consiglio a rifiutare l’invito.

Ci sono stati contatti anche tra Meloni e Sergio Mattarella. Tra i due, si spiega in ambienti parlamentari, si è rilevata "massima consonanza» di vedute sul tema del Board of Peace. E i nodi li ha indicati la premier in serata, ospite di Porta a Porta, pur usando toni meno netti rispetto a quelli di altre cancellerie (da Parigi a Berlino, da Stoccolma a Oslo), che si sono già smarcate. La premessa è che la posizione italiana «è di apertura», e «non è una scelta intelligente, da parte dell’Italia e dell’Europa, autoescludersi in un organismo che comunque è interessante». Ma «c'è un problema di compatibilità» tra lo statuto del Board e l’articolo 11 della Costituzione, "per cui noi possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati». E non è il caso del Board. Tanto che Enrico Mentana, al fianco di Bruno Vespa nella puntata per i 30 anni di Porta a porta, le sottopone il rischio che possa diventare una «Onu privata». «Nessun organismo può sostituirsi alle Nazioni Unite - nota Meloni -, e il Board of Peace nasce nell’ambito di una risoluzione Onu. Sono altri i profili che sono per noi problematici».

La premier in tv ha inquadrato come «questione politica» la coesistenza nell’organismo di Vladimir Putin, sottolineando che "in qualsiasi organismo multilaterale ci si siede al tavolo con persone distanti da noi", e con Mosca accade all’Onu e al G20, ad esempio. Ma la «questione politica», secondo alcune letture all’interno dell’esecutivo, rischia di pesare almeno quanto, se non più di quella giuridica. Perché, è il ragionamento che si fa a vari livelli, dopo aver tenuto per quattro anni una postura costante sull'Ucraina, è difficile sedersi a parlare di pace con Putin o il bielorusso Alexander Lukashenko. Senza contare che le evoluzioni delle ultime settimane, si ammette in ambienti di centrodestra, hanno aperto qualche interrogativo sulle strategie di Washington e in generale sugli scenari americani.

Meloni ha seguito con attenzione l’intervento di Trump a Davos. «Non mi ha stupito» che abbia escluso l’opzione militare in Groenlandia, «sono contenta che lo abbia ribadito, dopodiché però bisogna cercare delle soluzioni», ha spiegato, ribadendo che il tema della sicurezza posto dagli americani «è reale» ma "va trattato nell’ambito della Nato". Per la premier la Casa Bianca ha letto male le «operazioni di training» avviate dagli europei: «A Trump ho detto: 'Guarda che credo che non si sia capito. E credo che sia un errore la previsione o la minaccia di aggiungere dazi a quelle nazioni che avevano fatto questa scelta'». È il problema di comunicazione su cui vuole lavorare, perché «non conviene a nessuno una divaricazione tra Europa e Stati Uniti, certamente non conviene all’Italia». Preoccupazioni che non nasconde, in un contesto in cui «le certezze svaniscono», e in cui «sapersi districare non è cosa facile per una ragazza della Garbatella», chiude con una battuta.