Accordo
Mercosur, von der Leyen tira dritto: applicazione provvisoria in bilico tra Parigi e la Corte UE
La legittimità dell’intesa firmata il 17 gennaio ad Asunción, in Paraguay, sarà al vaglio dalla Corte di Giustizia dell’Ue con il rischio di allungare di mesi, se non anni, i tempi di ratifica da parte del Parlamento europeo
Una corsa a ostacoli, un percorso tortuoso: così continua a presentarsi la strada che separa l’Unione europea dall’attuazione dell’accordo commerciale con i Paesi del Mercosur. Un’impasse che, tuttavia, potrebbe trovare una via d’uscita già nei prossimi mesi: forte della quarta mozione di sfiducia superata, Ursula von der Leyen è decisa a tirar dritto sull'applicazione provvisoria di un accordo che l’Eurocamera, invece, è decisa a rallentare.
La legittimità dell’intesa firmata il 17 gennaio ad Asunción, in Paraguay, sarà al vaglio dalla Corte di Giustizia dell’Ue con il rischio di allungare di mesi, se non anni, i tempi di ratifica da parte del Parlamento europeo. A Bruxelles, però, prende sempre più forza l’ipotesi di procedere con l'applicazione temporanea dell’accordo, in attesa che i giudici di Lussemburgo si pronuncino. «Quando gli Stati membri hanno approvato la firma dell’accordo con il Mercosur, hanno approvato anche la sua applicazione provvisoria», spiegano fonti comunitarie alla vigilia di un vertice Ue convocato d’urgenza in risposta alle minacce di Donald Trump, in cui l’intesa con il mercato sudamericano su cui si affacciano oltre 700 milioni di consumatori potrebbe trovare spazio in agenda.
Una spinta verso l’applicazione provvisoria, rilanciata ieri dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, che trova il sostegno della maggioranza delle capitali europee ma su cui si pronuncia duramente il governo francese che, con il portavoce Maud Brégeon, l’ha definita una forma di «stupro democratico». Promettendo di consultare governi ed eurodeputati, Ursula von der Leyen è decisa a tirar dritto. L’Aula di Strasburgo ha respinto una nuova mozione di sfiducia - la quarta in appena sei mesi - presentata proprio per l’intesa siglata con i quattro Paesi dell’America Latina. L’iniziativa, promossa dal gruppo dei Patrioti per l’Europa - che riunisce Lega, Fidesz di Viktor Orbán e il Rassemblement National di Jordan Bardella e Marine Le Pen - è stata respinta con 390 voti contrari, 165 favorevoli e 10 astensioni, tra cui quelle del Movimento 5 stelle.
A Bruxelles non si teme tanto una bocciatura dell’accordo da parte dei giudici di Lussemburgo, quanto un ulteriore allungamento dei tempi di un negoziato che già dura da oltre venticinque anni. La stessa applicazione provvisoria richiederebbe almeno un paio di mesi e la ratifica di almeno uno dei quattro Paesi del blocco sudamericano comprendente Argentina, Brasile, Uruguay o Paraguay. Se pur con tempi diversi, i governi del Mercosur hanno già assicurato di voler procedere a una rapida ratifica dell’accordo, facendo pressione sul continente a prendere una decisione in tempo utile. Un’intesa che, a detta del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, aprirebbe «nuovi mercati» ma che «stiamo riuscendo a distruggerla. Grazie a quel trattato possiamo portare a casa 14 miliardi», ha dichiarato in un’intervista a La Stampa. «È un accordo che porta solo vantaggi, soprattutto in questi giorni complicati».