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Porta a Porta

Delitto di Yara Gambirasio, Bossetti: «I genitori potrebbero capire che non l'ho uccisa io»

L'uomo condannato per l'omicidio della ragazza ritrovata cadavere il 26 febbraio 2011 a Chignolo d’Isola, nel Bergamasco, continua a chiedere una nuova prova del Dna

22 Gennaio 2026, 22:15

Delitto di Yara Gambirasio, Bossetti: «I genitori potrebbero capire che non l'ho uccisa io»

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«Vorrei un incontro con i genitori della povera Yara. Guardandomi negli occhi, capirebbero che non sono l’assassino». Lo ha detto Massimo Bossetti a Porta a porta, incalzato dalle domande di Bruno Vespa.

Il muratore di Mapello è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa a Brembate di Sopra e ritrovata assassinata il 26 febbraio 2011 a Chignolo d’Isola, nel Bergamasco.

Bossetti, durante l’intervista, ha chiesto insistentemente la ripetizione del test del Dna. «Questo dato scientifico lo metto in discussione perché non mi è stata data la possibilità di poterlo ripetere. Mi dicono che l’esame è irripetibile».

Dopo aver confusamente spiegato perché ha tenuto spento il cellulare dalle 17.45 del giorno dell’omicidio fino al mattino successivo ("ero a casa e non avevo l’adattatore"), Bossetti ha poi assicurato di non aver mai cercato sui siti porno video di tredicenni: «I miei consulenti mi hanno spiegato che certe stringhe di ricerca sono generate in automatico dal computer».

Pur potendo usufruire di permessi, l’ex muratore non è mai uscito dal carcere. «Ha paura del contatto con la gente?» ha chiesto Vespa. «No, non ho paura. Rifiuto tutto perché vorrei uscire a testa alta, senza dover accettare un permesso o un beneficio. Non accetto di dover uscire per qualcosa che mi viene regalato».

Bossetti ha infine ammesso che la moglie, Marita Comi, non va a trovarlo in carcere. «Mia moglie non viene più a trovarmi perché sono nate incomprensioni tra di noi. A parte la scoperta, come sapete tutti, dei tradimenti. Preferisco un chiarimento a quattr'occhi fuori dal contesto carcerario».

Ora Bossetti ha un contratto di quattro ore da metalmeccanico nel carcere di Bollate ("Il lavoro è importante per un detenuto, anche per tenerlo lontano dai cattivi pensieri") e ha ribadito che i figli vanno a trovarlo regolarmente in carcere: «Mi sostengono con coraggio. Il mio cuore viene alimentato dalla loro forza. Ma nessuno può ridarmi tutti gli anni persi, io non riesco a immaginarmi un futuro».