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Commemorazione

Dieci anni senza Giulio Regeni: verità, giustizia e memoria che non si arrendono

L'appello dei genitori che aspettano ancora di sapere cosa sia accadduto al loro figliolo; il processo sospeso e anche la panchina gialla della memoria

Redazione La Sicilia

25 Gennaio 2026, 12:49

Dieci anni senza Giulio Regeni: verità, giustizia e memoria che non si arrendono

«Nonostante il male che abbiamo conosciuto, vogliamo, dobbiamo restare umani. Essere cittadini è un’assunzione di responsabilità». A dirlo in un’intervista a Repubblica sono Paola Deffendi e Claudio Regeni, genitori di Giulio, a dieci anni dalla morte del giovane ricercatore. «Giulio ci manca, da inimmaginabili e lunghi dieci anni. Ma ci sono tantissime persone che lo ricordano con affetto insieme a noi - raccontano - Come diciamo spesso, Giulio fa cose. Anzi, continua da dieci anni a fare cose». Dei suoi ultimi mesi raccontano di avere poche fotografie, se non quelle agli atti del processo: «Abbiamo scoperto soltanto in seguito, attraverso le testimonianze e i racconti dei suoi amici, che ha aiutato e motivato, a livello personale e nello studio, molti suoi conoscenti e colleghi». Alla domanda su quale sia stata la ferita più profonda inferta dallo Stato italiano in questi anni, i genitori di Regeni hanno risposto: «La prima e grossa è stata, nell’agosto 2017, il rinvio dell’ambasciatore italiano al Cairo. Abbiamo vissuto un senso di abbandono, quasi di tradimento, da parte dello Stato, che ha portato alla normalizzazione delle relazioni tra Italia ed Egitto, mettendo in secondo piano la nostra richiesta di verità e giustizia.» Mentre si sono sentiti sostenuti «in particolare dal costante sostegno della nostra legale, Alessandra Ballerini, dalla Procura e dagli investigatori» e poi «dall’opinione pubblica». Se Giulio fosse qui, dell’Italia, dell’università e della ricerca «direbbe che tutto sembra peggiorare anziché migliorare, in particolare per i giovani italiani». «Purtroppo Giulio non ci verrà mai restituito. Ma la giustizia, la conquista del diritto alla verità, ridarà a Giulio la dignità che merita - concludono Paola e Claudio - La dignità che la tremenda violazione dei diritti umani subita avrebbe potuto togliergli per sempre».

Oggi sui giornali locali Il Piccolo e Messaggero Veneto doppia copertina per ricordare Giulio Regeni a 10 anni esatti dalla scomparsa al Cairo. «2016-2026 Verità per Giulio Regeni» è la scritta nera su sfondo giallo che occupa gran parte della pagina di apertura, a sostegno della mobilitazione civile che da 10 anni chiede verità e giustizia per il giovane ricercatore di Fiumicello (Udine), rapito, torturato e ucciso in Egitto. I due quotidiani del gruppo Nem dedicano anche alcuni articoli di approfondimento, ripercorrendo gli ultimi 10 anni con un focus sul processo a carico di quattro 007 egiziani, oggi di nuovo sospeso, e un’analisi su diritti e politica.

A Rende invece è stata inaugurata una panchina gialla alla memoria di Giulio Regeni.

La donazione della panchina gialla - decorata per l’occasione con palloncini, anch’essi gialli con la scritta «verità per Giulio» - è un’iniziativa del Punto Giallo del Bazar «Mille Idee» di Arcavacata e del suo titolare Luca De Luca.

Anche il luogo scelto non è casuale come ha affermato il consigliere comunale Clelio Gelsomino. «Da insegnante - ha detto - constato ogni giorno la poca memoria storica delle attuali generazioni, che non sanno chi sia stato Regeni. Noi abbiamo scelto via Rossini sia perché è il cuore della nostra città sia perché, essendo anche il cuore della movida, è una zona frequentata da giovani, a cui la panchina può fornire uno stimolo importante per ricordare».

Nel corso dell’inaugurazione è stato diffuso anche un messaggio audio di saluto dei genitori di Giulio: «Ringraziamo Rende e il Punto Giallo per la loro sensibilità e speriamo di venire quanto prima a trovarvi».

«La panchina - ha detto la docente dell’Università della Calabria Donatella Loprieno - La panchina serve a ricordare che prima della ragion di Stato c'è la cultura dei diritti, soprattutto il diritto a un giusto processo. L’aspetto più tragico di questa vicenda è che la dinamica del brutale omicidio è conosciuta: si sanno i nomi dei quattro responsabili dei Servizi segreti egiziani. Ma è difficile condannarli, sebbene sia intervenuta anche la nostra Corte Costituzionale. Evidentemente, certi rapporti economici sono più importanti della ricerca della giustizia. Ma dobbiamo ricordare che, a differenza del sistema di Al-Sisi, noi siamo uno Stato di diritto e non un’autocrazia».

Per l’assessora al Welfare Daniela Ielasi «La tragedia di Giulio sarebbe potuta capitare a tanti altri giovani studiosi, magari anche a ragazzi che si formano all’Unical. Ma Giulio continua a fare cose: ad esempio, ha salvato con la sua morte la vita di altre persone a rischio, a partire da Patrick Zaki. La fine tragica del nostro giovane studioso ha aperto i riflettori dell’opinione pubblica e dell’informazione sulle pratiche di certi regimi. Siamo orgogliosi di aver dato il nostro contributo alla scoperta della verità, con la speranza che si faccia giustizia quanto prima».