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il caso

Nipah in Bengala Occidentale: il virus “silenzioso” che punta agli ospedali. C'è davvero da preoccuparsi?

Cinque positivi segnalati, due conferme di laboratorio, un centinaio di contatti in quarantena: tra paure e dati in evoluzione, tutto quello che è utile sapere su contagio, rischi, sorveglianza e cure sperimentali

25 Gennaio 2026, 15:55

Nipah in Bengala Occidentale: il virus “silenzioso” che punta agli ospedali. Cosa sappiamo davvero (e cosa no)

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Nell’ospedale di Barasat, periferia nord di Kolkata, due infermieri sono stati intubati a poche ore di distanza. Lo stesso turno, lo stesso reparto, lo stesso sospetto: Nipah, un virus capace di muoversi in silenzio per 4–14 giorni (talvolta fino a 45), e poi colpire come un fulmine al cervello. E' allarme in India: si tratta di un patogeno a elevata letalità, nessun vaccino, pochi strumenti terapeutici. Ma anche una macchina sanitaria che, nel giro di 48–72 ore, attiva tracciamento, quarantene di 21 giorni e una rete di laboratori di eccellenza.

Cosa è successo a Barasat: cronaca di un focolaio “ospedaliero”

Tra l’11 e il 17 gennaio 2026, due operatori sanitari di un’azienda ospedaliera privata a Barasat risultano positivi ai primi test per NiV. Le autorità statali e federali mobilitano una squadra con esperti di NIV Pune, AIIMS Kalyani, NIE Chennai e NCDC/IDSP, mentre parte il tracciamento di contatti in corsia e nelle comunità di provenienza.

Nelle ore successive alcuni media locali riferiscono di fino a cinque casi (un medico, un’altra infermiera, un’unità di supporto clinico), tutti collegati allo stesso ospedale; al contempo, verifiche successive indicano che le conferme di laboratorio stringenti restano due, con 190 tamponi dei contatti risultati negativi. È il tipico scarto tra “casi segnalati” e casi confermati con test ripetuti in centri di riferimento.

A Kolkata la squadra clinica multidisciplinare riferisce che il collega 25enne è in miglioramento clinico, mentre la collega coetanea resta in condizioni critiche e in coma; il primo ha ottenuto un primo tampone negativo in corso di degenza, in attesa della seconda conferma a 24 ore.

In parallelo, l’Indian Express e altre testate documentano che circa 100 contatti ad alto rischio sono stati posti in quarantena domiciliare per 21 giorni, con monitoraggio attivo due volte al giorno; ad oggi, i contatti tracciati e testati risultano negativi e asintomatici.

Dove si cerca l’origine: i pipistrelli della frutta e la pista della linfa di palma

Il Nipah è un virus “di confine” tra fauna selvatica ed esseri umani. In Bengala Occidentale, una ricognizione congiunta di NIV Pune e Dipartimenti locali ha campionato 9 pipistrelli nell’area di residenza di una donna deceduta con sintomi compatibili: nessun tampone positivo in PCR, ma anticorpi in un esemplare, segno di precedente esposizione in quell’area; anche 24 campioni di linfa di palma sono risultati negativi. Sono dati che non assolvono la fauna, ma indicano l’assenza di un’attività virale massiva in quel momento: sorveglianza sì, allarmismo no.

Cos’è il Nipah (NiV) 

Il periodo di incubazione è di 4–14 giorni; in rari casi, può arrivare fino a 45 giorni. La letalità osservata nelle epidemie varia fra il 40% e il 75%, in funzione dell’accesso a cure di supporto e della tempestività diagnostica; in micro-focolai con ritardo di rilevazione può essere anche superiore. La trasmissione avviene da animali a uomo (serbatoio: pipistrelli della frutta del genere Pteropus), tramite alimenti contaminati (tipicamente linfa di palma o frutta) o da persona a persona in contatti stretti, soprattutto in ambito familiare e sanitario. Non esistono vaccini approvati né terapie specifiche registrate; il cardine è la terapia di supporto. Farmaci antivirali come ribavirina o remdesivir sono stati talvolta valutati caso per caso; un anticorpo monoclonale sperimentale (m102.4) è stato usato in uso compassionevole in alcuni cluster.

Come si manifesta: dai “sintomi da influenza” all’encefalite

Il Nipah può presentarsi come una “pseudo‑influenza”: febbre, mal di testa, mialgie, mal di gola, con possibile interessamento respiratorio. Nelle forme severe evolve rapidamente verso encefalite con convulsioni e coma entro 24–48 ore. Una quota di sopravvissuti può riportare esiti neurologici. Sapere questo non serve a spaventare, ma a riconoscere tempestivamente e a proteggere chi assiste i malati.

Quanto è “contagioso” il Nipah?

Il Nipah non ha il passo di un virus respiratorio ad alto R0 come SARS‑CoV‑2: richiede contatti stretti e spesso prolungati, in ambito domestico o sanitario, oppure esposizioni alimentari (frutta contaminata, linfa di palma). Questo non riduce la sua pericolosità: la combinazione di letalità elevata e possibili trasmissioni ospedaliere impone rigore nei protocolli, non panico.