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le indagini

Garlasco, la questione del foglietto che non torna e che fa vacillare l’alibi dello “scontrino” di Sempio

L’ex colonnello dei carabinieri Cassese nega l’uscita del ragazzo dalla caserma per recuperare il ticket di Vigevano. E quel tagliando, spuntato un anno dopo il delitto, diventa un nodo cruciale mentre nuove testimonianze e vecchi atti riemergono

25 Gennaio 2026, 20:48

Garlasco, il foglietto che non torna: la smentita di Cassese incrina l’alibi dello “scontrino” di Sempio

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“Escludo categoricamente”. La frase arriva da Gennaro Cassese, ex comandante della Compagnia dei carabinieri di Vigevano. È il 2026 e lui, in collegamento con una trasmissione televisiva, smentisce un passaggio chiave del racconto di Andrea Sempio: non sarebbe stato il giovane a lasciare la caserma per recuperare il famoso scontrino del parcheggio di Vigevano, quello su cui poggia gran parte del suo alibi. Un dettaglio? Non in un’indagine come quella del delitto di Garlasco. Perché quel piccolo rettangolo di carta, datato 13 agosto 2007, è diventato la cerniera tra versioni che non coincidono e un passato investigativo ancora da mettere in ordine.

Il cuore del caso: un alibi di carta

Il ticket di piazza Sant’Ambrogio a Vigevano segna l’inizio della sosta alle 10:18 e la fine alle 11:18 di quel lunedì d’agosto del 2007. Su quel “tempo” si regge la tesi difensiva di Sempio, che sostiene d’essere lontano da Garlasco nelle ore in cui veniva uccisa Chiara Poggi. La particolarità: il tagliando non riporta la targa. E questo, da anni, alimenta dubbi e verifiche.

Lo scontrino, secondo gli atti richiamati da ricostruzioni giornalistiche, fu consegnato ai carabinieri non nell’immediatezza, ma un anno dopo: il 4 ottobre 2008, quando Sempio venne ascoltato per la seconda volta. Anche questo dato è tornato al centro del confronto, perché evidenzia una traiettoria probatoria non lineare.

La smentita di Cassese: “Non uscì lui dalla caserma”

Nel racconto televisivo riemerso in queste ore, Gennaro Cassese spiega che, se Sempio si fosse allontanato dalla caserma durante la sua audizione, il verbale sarebbe stato chiuso e poi riaperto. Un iter amministrativo che l’ufficiale, all’epoca a capo della Compagnia dei Carabinieri di Vigevano, non ricorda di aver seguito. Di più: ritiene “più verosimile” che a recuperare il documento sia stato il padre del giovane. È una presa di posizione netta che contrasta con la versione di Sempio, il quale da tempo sostiene di essersi allontanato due volte dalla caserma e che una di quelle uscite servì proprio a prendere lo scontrino.

Il punto non è soltanto di colore procedurale. È sostanziale: chi andò a prendere quel tagliando? E quando? Perché, se non fu Sempio, l’efficacia dell’alibi si indebolisce, e la “catena di custodia” narrativa di quel foglietto si allunga, complicandosi.

Un alibi sotto attacco: il nuovo testimone e i dubbi degli inquirenti

Dal 2025 il “foglietto” di piazza Sant’Ambrogio è entrato in una fase di verifica ancora più serrata. Gli inquirenti del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano, coordinati dalla Procura di Pavia, hanno verbalizzato la deposizione di un testimone ritenuto “informato sui fatti”, secondo cui lo scontrino non sarebbe stato ritirato da Sempio al parchimetro quella mattina. In altre parole: quel tagliando gli sarebbe stato “fornito”. Una circostanza che, se confermata, toglierebbe solidità all’alibi. Sempio ha replicato in tv: “L’ho preso io”. Indagini in corso, accertamenti in atto.

A corredo, il dibattito pubblico ha messo in fila altri tasselli: un “pompiere”, amico della madre di Sempio, avrebbe riferito elementi capaci di incrinare il racconto familiare sugli spostamenti di quella mattina; e un servizio tv ha simulato il tragitto Garlasco–Vigevano alle stesse condizioni temporali, evidenziando possibili rallentamenti (autovelox già attivo nel 2007 e passaggio a livello con transito di un treno alle 10:14) che renderebbero più “stretto” il margine tra la telefonata delle 9:58 e la stampa del ticket alle 10:18. Non sono prove definitive, ma indizi che spingono a vagliare tempi e percorsi minuto per minuto.

Che cosa dice Sempio: due uscite, uno scontrino e una libreria

La posizione di Sempio, oggi trentasettenne, resta ferma: la mattina del 13 agosto 2007 sarebbe andato a Vigevano, in libreria, lasciando l’auto nell’area di sosta di piazza Sant’Ambrogio, e quel biglietto lo avrebbe preso lui. Durante le sommarie informazioni del 2008 – afferma – si allontanò due volte dalla caserma, la seconda per recuperare proprio il documento. È questa la sequenza che Cassese contesta, ritenendola incompatibile con le regole di redazione del verbale e più coerente con una “commissione” affidata al padre. Una “sfasatura” tra ricordi e procedure che oggi pesa di più, alla luce delle verifiche in corso e del nuovo testimoniale acquisito dagli inquirenti.

Perché lo scontrino pesa così tanto

Perché, se autentico e riferibile a Sempio, lo colloca a circa 20 chilometri da Garlasco tra le 10:18 e le 11:18, in una fascia di tempo compatibile con la permanenza a Vigevano e non in via Pascoli, dove Chiara Poggi veniva uccisa.

Perché, se invece quel documento non fosse riconducibile a lui (o fosse stato recuperato da terzi), allora diventerebbe un indizio fragile, se non addirittura un elemento fuorviante, che non dimostra l’estraneità ai fatti. È la linea seguita da più ricostruzioni giornalistiche e fatta propria da parte dell’accusa, che da tempo chiede di “pesare” il foglietto per quello che è: carta, non scienza.

Nel 2025 il gip di Pavia ha riaperto le indagini su Sempio sottolineando che gli “elementi nuovi” non riguardano solo il profilo genetico, ma un complesso di dati che meritano approfondimento. Il Dna attribuito a Sempio sotto le unghie di Chiara – tema già emerso e poi archiviato in passato – è tornato a essere oggetto di incidenti probatori e verifiche. La Procura di Pavia e il Nucleo Investigativo di Milano hanno rimesso mano a faldoni e cronologie, mentre in parallelo la Procura di Brescia indaga sull’allora procuratore pavese Mario Venditti per ipotesi di corruzione in atti giudiziari connesse all’archiviazione-lampo del 2017 proprio su Sempio. Un intreccio che racconta perché ogni dettaglio, oggi, pesi il doppio.

Non è tutto. Alla fine di ottobre 2025 anche Giuseppe Sempio, padre di Andrea, è stato iscritto nel registro degli indagati a Brescia per l’ipotesi di corruzione, con la moglie Daniela Ferrari ascoltata come testimone su movimenti di denaro di famiglia. Una vicenda autonoma ma contigua, che alimenta l’attenzione pubblica sui rapporti tra famiglia Sempio e gli uffici giudiziari dell’epoca.

La difesa di Sempio ha più volte invitato alla prudenza: lo scontrino, anche ammettendo che valga come alibi, sarebbe “un mero indizio”, dal peso probatorio limitato. È la posizione espressa dall’avvocato Liborio Cataliotti, che ha rimarcato come il cosiddetto “supertestimone” sia, finché non se ne conoscono atti e contenuti, un riferimento mediatico più che processuale. La linea resta quella del “no comment” sugli atti segreti, con il richiamo alla necessità di leggere i verbali prima di trarne conseguenze.