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Carlomagno, tra la sorveglianza a vista e i tre buchi neri che pesano sull’indagine e lui in cella grida: «Voglio uccidermi»

La sequenza di indizi che non combacia: un’inchiesta che ancora non chiude il cerchio e il femminicidio di Federica ha ancora troppi misteri

26 Gennaio 2026, 07:49

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“L’ombra nel ritorno a casa”: il caso Carlomagno, tra la sorveglianza a vista e i tre buchi neri che pesano sull’indagine

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C'è un video, agli atti dell'inchiesta sul femmicidio di Federica Torzullo, che può contenere una delle verità del delitto. Si vede un’auto che si ferma davanti alla villetta di via Costantino, e accanto al guidatore c'è un’“ombra” che i filmati non riescono a definire. Il marito, Claudio Carlomagno, ora in carcere a Civitavecchia, ripete invece ai secondini “Voglio uccidermi, ma non ho il coraggio”.

Una confessione e troppe crepe

Nell’interrogatorio fiume, Claudio Carlomagno ha ammesso di aver ucciso la moglie “durante una lite”. Un’ammissione arrivata a tre giorni dall’arresto e dopo una settimana segnata da perquisizioni nella villetta, ricerche dell’arma e analisi forensi anche su mezzi della ditta di famiglia. Nel racconto, l’uomo colloca il delitto in casa, usando un coltello “preso in bagno”, quindi l’occultamento nella sede aziendale. Ma per la Procura di Civitavecchia restano “zone d’ombra” incompatibili con l’idea di un gesto d’impeto.

L’esame autoptico parla chiaro: le ferite sono 23, di cui 19 in aree vitali tra collo e volto; quattro tagli profondi sulle mani indicano un disperato tentativo di difesa. Dopo la morte, il corpo è stato spogliato, bruciato, e poi martoriato dalla benna di una scavatrice durante l’occultamento, con l’amputazione completa della gamba sinistra. Un quadro che la Procura definisce di “particolare ferocia”.

Sorvegliato a vista in cella: “Voglio uccidermi”

In carcere, dopo aver appreso il suicidio dei genitori, Carlomagno è stato posto in sorveglianza a vista: cella spoglia, biancheria in carta, solo una coperta per evitare il rischio di autolesionismo. “Voglio uccidermi, ma non ho il coraggio”, avrebbe ripetuto tra le lacrime. La misura è stata confermata dal suo difensore, avvocato Andrea Miroli; l’uomo, dicono, è “disperato” per la morte dei genitori ma non mostra rimorso per l’uccisione di Federica. Il legale chiede rispetto, ricordando che in pochi giorni un bambino di 10 anni ha perso la madre, i nonni e, per molto tempo, il padre.

C’è anche un risvolto giuridico rilevante: La Procura di Civitavecchia ha contestato a Carlomagno il nuovo reato autonomo di femminicidio introdotto con la riforma di fine 2025, oltre all’occultamento di cadavere. Una scelta che, secondo fonti giudiziarie locali, rappresenta una delle prime applicazioni in Italia della fattispecie autonoma, con una pena che prevede l’ergastolo.

L’arma del delitto non è stata ancora recuperata. Carlomagno ha indicato un canale lungo la Braccianese, in zona Osteria Nuova; i Carabinieri subacquei hanno scandagliato l’area con metal detector, finora senza esito. 

Ma c’è un arco temporale, tra le 7 e le 10 del 9 gennaio, che resta fondamentale e ancora incompleto. In quelle ore, il cellulare di Carlomagno risulta spento; lui uscirà di casa, arriverà tardi in azienda, poi tornerà a muoversi tra la villa e la sede della ditta. Una “finestra” di tre ore sulla quale la Procura concentra gli accertamenti: tabulati, celle, mezzi utilizzati. In parallelo, gli investigatori analizzano due telefoni sequestrati all’uomo: dal primo sono stati estratti circa 70 gigabyte di dati utili (messaggi, immagini, ricerche), mentre un secondo apparecchio appare quasi vuoto e sarebbe stato acquistato dopo il sequestro del primo.

Il mosaico delle telecamere vede alle 07:08 del 9 gennaio un Fiat Doblò riconducibile al padre dell’indagato che compare davanti alla villetta e rimane per circa nove minuti: l’uomo avrebbe citofonato senza risposta e telefonato al figlio. Subito dopo, i frame mostrano una serie di movimenti di mezzi della ditta tra deposito e via Costantino. Nel primo pomeriggio, alle 14:17, la stessa camera inquadra il rientro di Carlomagno: sul lato passeggero, un’“ombra” non definita. Gli inquirenti devono stabilire se si tratti di un oggetto o di una persona. L’ipotesi operativa — non ancora dimostrata — è che qualcuno possa averlo aiutato a ripulire “professionalmente” la scena del crimine.

Le analisi del RIS e dei laboratori forensi dovranno chiarire diversi punti: la mappa delle tracce ematiche in casa e sui mezzi, i profili genetici, eventuali residui di combustione su tessuti e superfici, e la compatibilità tra microtracce recuperate in auto e nel luogo dell’occultamento.