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le indagini

Anguillara, la casa chiusa, un biglietto e un suicidio che non convince: il fascicolo della Procura che riapre tutte le domande

I pm Civitavecchia ipotizzano l’istigazione per disporre le autopsie sui genitori di Claudio Carlomagno. Il quadro del femminicidio di Federica Torzullo, la cronologia degli eventi, le “zone d’ombra”, i prossimi passi degli inquirenti

26 Gennaio 2026, 13:15

Anguillara, la casa chiusa e il biglietto: il fascicolo che riapre tutte le domande

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In via Tevere ad Anguillara Sabazia c'è un altro mistero dopo il suicidio dei genitori di Claudio Carlomagno e un biglietto rivolto a un figlio che impone alla giustizia di fermarsi, misurare, verificare. È da qui che riparte la tragedia che ha già sconvolto una comunità e che ora si dilata: mentre il marito di Federica Torzullo, Claudio Carlomagno, è in carcere con l’accusa di averla uccisa con 23 coltellate, i suoi genitori, Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, sono stati trovati morti, impiccati, nella loro abitazione. Sulla scrivania della Procura di Civitavecchia è arrivato un nuovo fascicolo con un’ipotesi precisa: istigazione al suicidio. Un “atto dovuto”, spiegano gli addetti ai lavori, per disporre le autopsie e accertare ogni dettaglio, compreso il peso di eventuali pressioni esterne.

Il contesto giudiziario: perché l’ipotesi è “istigazione al suicidio”

Aprire un fascicolo per istigazione al suicidio — come chiariscono fonti giudiziarie — consente agli inquirenti di far eseguire gli esami autoptici e tutti gli accertamenti irripetibili sul corpo dei due coniugi. Non significa individuare già un responsabile, ma mettere sul tavolo tutti gli scenari: dall’assenza di terzi alla possibilità, ancora da verificare, che i due anziani possano aver subito pressioni psicologiche o una gogna mediatica capace di incidere sulle loro scelte. Le autopsie, affidate all’Istituto di Medicina Legale de La Sapienza di Roma, dovrebbero essere conferite a breve, con l’obiettivo di fissare tempi, modalità e dinamiche del gesto estremo.

Secondo quanto trapelato finora, i coniugi avrebbero lasciato una lettera d’addio indirizzata all’altro figlio, trovata in un’abitazione a Roma, prima del rientro nella villetta di Anguillara. È quel foglio, insieme alle condizioni dei luoghi e a eventuali messaggi salvati sui dispositivi, a costituire il primo nucleo oggettivo da cui ripartono gli investigatori. L’ipotesi iniziale è quella del suicidio, ma la magistratura — come prassi — raccoglie e misura ogni elemento prima di chiudere il cerchio.

Il profilo dei due coniugi

In paese, il nome di Maria Messenio non è nuovo: è stata assessora alla sicurezza del Comune fino a pochi giorni fa, quando si era dimessa dopo l’arresto del figlio. Accanto a lei, il marito Pasquale Carlomagno, la cui presenza nei pressi dell’abitazione della coppia (quella del figlio e di Federica) nelle ore successive alla scomparsa della nuora era stata registrata da alcune telecamere — un dato investigativo sulle cui implicazioni gli inquirenti non si erano ancora espressi nel merito. In ogni caso, allo stato, non risultano provvedimenti a loro carico. La loro fine, dunque, apre scenari di verifica, ma soprattutto lascia dietro di sé una comunità stordita e un bambino di 10 anni improvvisamente senza nonni e senza la madre.

Nei racconti dei vicini, filtrano sgomento e incredulità: “Una vita di sacrifici, e poi tutto è andato distrutto”, dice chi li conosceva. È un frammento di realtà che spiega meglio di molte formule quanto questo caso abbia oltrepassato il confine delle aule giudiziarie, scivolando nella sfera privata di un territorio che ora cerca di lenire ferite sovrapposte.

Il cuore dell’inchiesta: la morte di Federica Torzullo

Al centro resta il femminicidio di Federica Torzullo. La donna, 41 anni, era scomparsa l’8 gennaio 2026; il corpo è stato rinvenuto il 18 gennaio in un canneto dietro l’azienda di famiglia, ad Anguillara Sabazia. Pochi giorni dopo, davanti al gip di Civitavecchia, Claudio Carlomagno ha reso una confessione definita “fiume”, durata oltre cinque ore: avrebbe ucciso la moglie con un coltello dopo una lite, motivando il gesto con il timore di “perdere l’affidamento” del figlio. Il giudice ha convalidato il fermo, e il reato contestato è femminicidio con occultamento di cadavere.

L’autopsia ha restituito un quadro di particolare ferocia: 23 coltellate, di cui 19 concentrate su collo e volto, e almeno 4 considerate “colpi di difesa” sulle mani. Sul corpo sarebbero stati rilevati segni di ustioni e l’amputazione della gamba sinistra; gli esperti hanno inoltre segnalato un possibile schiacciamento toracico compatibile con la “benna” di un escavatore, ipotesi che dovrà essere ulteriormente vagliata. Il colpo fatale sarebbe stato inferto al lato destro del collo, con una lama a doppio filo. La dinamica, se confermata in sede peritale, rafforza l’accusa di una violenza reiterata e non istantanea.

Gli inquirenti parlano di “zone d’ombra” nella ricostruzione di Carlomagno, che nel frattempo avrebbe indicato un’area di Osteria Nuova per le ricerche del coltello. I carabinieri del Nucleo Subacquei di Roma, con l’ausilio di metal detector, hanno setacciato il corso d’acqua senza esito. Nei prossimi giorni, il Ris dovrebbe tornare nella villetta di Anguillara per accertamenti irripetibili, compresi quelli sull’auto. Si tratta di passaggi chiave per consolidare la catena degli indizi e allineare tempi, spostamenti, tracce biologiche.

La notizia del doppio suicidio è stata comunicata in carcere a Claudio Carlomagno, che risulta ora sorvegliato a vista secondo i protocolli adottati in caso di rischio di atti autolesivi. In questa fase, l’amministrazione penitenziaria ha un compito delicato: tutelare l’incolumità dell’indagato senza interferire con le esigenze dell’indagine. Secondo quanto riferito dal Sappe (il sindacato di polizia penitenziaria), l’uomo sarebbe in uno stato di estrema prostrazione. Sono aspetti che, in un procedimento penale, restano sullo sfondo, ma che restituiscono la temperatura umana di un caso in cui il confine tra responsabilità individuale e conseguenze collettive si fa dolorosamente sottile.

La pressione dell’opinione pubblica e dei social

Il fascicolo per istigazione al suicidio menziona esplicitamente la necessità di verificare il ruolo di eventuali pressioni psicologiche esterne. Negli ultimi giorni, il dibattito pubblico si è acceso, spesso con toni polarizzati, rimbalzando tra organi di stampa, profili social e messaggistica privata. Gli avvocati della famiglia di Federica hanno chiesto, in più occasioni, di riportare il confronto “dentro” il perimetro dei fatti e del diritto, perché fuori, dicono, si rischia di lasciare spazio alla semplificazione, se non alla disinformazione. La stessa Procura ha ribadito di voler fare “parlare gli atti”, mentre il Comune di Anguillara si è stretto attorno alle famiglie, chiedendo rispetto e misura. Sono voci che segnalano un tema più ampio: la mediatizzazione dei casi di violenza domestica e l’impatto che può avere su chi, pur non indagato, ne resta coinvolto.