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Milano

Marocchino ucciso a Rogoredo, l'agente indagato: «Mi ha puntato la pistola e per paura ho sparato»


Il 28enne avrebbe puntato una pistola (poi risultata replica); i familiari e politici chiedono verità

27 Gennaio 2026, 23:04

Marocchino ucciso a Rogoredo, l'agente indagato: «Mi ha puntato la pistola e per paura ho sparato»

«La mia idea era rincorrerlo perché è una dinamica che si ripete sempre. Io stavo partendo ed il collega sarebbe partito dietro di me. Lui aveva la mano in tasca, ha tirato fuori la pistola e me l’ha puntata. Io mentre stavo per fare lo scatto per andare avanti ho estratto l’arma ed ho esploso un colpo».

Ricostruisce così il poliziotto che ieri pomeriggio, durante un controllo anti spaccio con altri colleghi nel boschetto di Rogoredo, alle porte di Milano, ha ucciso un ragazzo di 28 anni di origini marocchine e con precedenti. L'agente, ora indagato per omicidio volontario, interrogato nell’immediatezza dal pm Giovanni Tarzia, titolare dell’indagine, ha spiegato di aver capito fin da subito che quel giovane, a cui poi ha sparato per «paura», era «Zack».

«Zack» era il soprannome che, al commissariato di viale Mecenate chiamato a 'vigilarè sul via vai di tossici e pusher del 'boschettò, avevano dato al ragazzo. Il quale ieri pomeriggio, nel corso del servizio programmato e eseguito senza bodycam, si trovava con uno del giro dei 'cavallinì. E' apparso, scomparso per poi riapparire dopo «dieci minuti».

«Quando siamo arrivati a circa 20 metri - ha raccontato l’agente che era con un altro collega e in borghese - la persona si è fermata. Ci siamo qualificati dicendo 'fermo polizia' e lui ha tirato fuori dalla tasca destra un’arma puntandomela contro. Nel frattempo avevo aperto il giubbotto e avevo fatto un passo per iniziare a rincorrerlo, ho estratto la pistola dalla fascia addominale e ho esploso un colpo», che ha ferito mortalmente alla testa.

Nella sua ricostruzione, l’indagato, difeso dall’avvocato Piero Porciani, ha fornito una serie di particolari per sostenere in sostanza che si è trattato di legittima difesa. Infatti, ha sottolineato, quando si è avvicinato al ragazzo da lui ferito mortalmente, l’arma che gli aveva puntato, la quale si è scoperto essere a salve e una replica di quelle in uso alle forze dell’ordine, si trovava a «quindici centimetri dalla mano». E poiché aveva «la sicura non inserita», ha sentito "l'esigenza" di allontanarla. In più ha spiegato che il 28enne, che aveva nel giubbotto della droga, «di recente era stato fermato da una volante (...), ma non ci ho mai avuto a che fare. Abbiamo fatto varie attività in Commissariato ed il bosco (..) è sempre stato della famiglia» a cui appartiene il giovane morto. "Loro gestiscono" lo spaccio e «lì abbiamo fatto varie attività», anche tecniche montando delle telecamere, e conoscevamo i fratelli, i cugini (...). C'era anche stato un ferimento d’arma da taglio tempo fa, abbiamo eseguito delle misure cautelari sempre in quel bosco».

Alla versione resa dal poliziotto - «è triste e preoccupato» ha riferito Porciani - , si stanno cercando i riscontri considerato che in quell'area precisa non ci sarebbero telecamere e che quindi è necessario sentire eventuali testimoni, come la seconda persona che in un primo momento sarebbe stata insieme alla vittima. Anche i suoi famigliari chiedono che venga «accertata tutta la verità», perché non convince affatto la versione resa dall’agente sulla dinamica di quanto accaduto», ha dichiarato il loro legale, nominato in particolare dal fratello del 28enne per seguire passo a passo il caso, su cui è intervenuta anche la politica.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, «da uomo di sinistra» ha chiesto più severità su chi «vende morte» ed ha sottolineato la necessità « di capire bene le responsabilità», senza lasciarsi andare a giudizi affrettati. Il vice premier Matteo Salvini, invece, ritorna alla carica sull'importanza di una norma per evitare le indagini «automatiche» nei confronti degli agenti che si difendono. E ha incontrato il questore, Bruno Megale, e il prefetto, Caludio Sgaraglia, per rinnovare la propria stima e solidarietà alla forze dell’ordine.