l'inchiesta
Crans-Montana, l’inchiesta si allarga: indagato l’ex responsabile della sicurezza comunale. Cosa non ha funzionato davvero?
Un nuovo filone scuote il caso del rogo di Capodanno: la procura vallesana chiama a rispondere un ex funzionario. Tra controlli mancati, uscite bloccate e materiali a rischio, il dossier tocca ora anche il Comune. E il 9 febbraio arriva il primo interrogatorio chiave
Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, nel seminterrato del bar Le Constellation, a Crans-Montana, le fiamme divorano il soffitto e trasformano una festa in un bilancio devastante: 40 morti e 116 feriti. Ora un ex responsabile della sicurezza del Comune di Crans-Montana è formalmente nel mirino del Ministero pubblico vallesano. Sarà ascoltato il 9 febbraio. Fino a ieri, davanti ai magistrati comparivano solo i coniugi Jessica e Jacques Moretti, proprietari e gestori del locale.
Un terzo indagato e un cambio di prospettiva
La svolta arriva quando i media svizzeri, citando l’inchiesta dell’emissione Mise au Point della RTS, danno conto dell’apertura di un procedimento penale contro un ex addetto alla sicurezza del Comune, figura che avrebbe avuto competenze nei controlli antincendio degli esercizi pubblici. Il Ministero pubblico del Vallese conferma l’audizione dell’uomo per il 9 febbraio. È un passaggio cruciale: l’indagine non guarda più soltanto ai gestori del bar, ma risale la catena delle responsabilità fino alla sfera pubblica, dove si decide chi controlla, con quali risorse, ogni quanto e con quali conseguenze se qualcosa non va.
Finora, i soli indagati erano i coniugi Moretti, sospettati di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. In parallelo, la procura aveva escluso — al momento — la nomina di un procuratore straordinario, rivendicando competenza e risorse interne per gestire un caso di tale impatto. Una scelta che ha acceso il dibattito, in Svizzera e oltre confine, sul peso dell’inchiesta e sull’opportunità di rafforzarla con strumenti eccezionali.
Le falle nei controlli: cinque anni senza ispezioni e un’uscita che non si apriva
Uno snodo del dossier riguarda il sistema dei controlli e il loro stop prolungato. Lo ha ammesso pubblicamente il sindaco Nicolas Féraud: fra 2020 e 2025 il Constellation non è stato ispezionato, nonostante il regolamento comunale imponesse verifiche periodiche negli esercizi pubblici. L’ultimo controllo risalirebbe al 2019 (con precedenti nel 2016 e 2018), poi il vuoto. È in questa finestra temporale che le eventuali criticità avrebbero potuto sedimentarsi.
Alla cronologia si aggiunge un dettaglio che pesa come un macigno: secondo ricostruzioni giornalistiche, nella notte della tragedia una delle porte al piano terra — che nei documenti urbanistici del 2015 avrebbe dovuto essere segnalata come uscita di emergenza — era chiusa a chiave. Diversi testimoni avrebbero tentato invano di aprirla prima che qualcuno riuscisse a sfondarla dall’esterno. La circostanza, se confermata, sposterebbe l’attenzione sui dispositivi di evacuazione e sulla loro effettiva conformità, tema che interseca sia la responsabilità del gestore sia il dovere di vigilanza della pubblica amministrazione.
Il materiale al soffitto e le “fontane” di scintille
La miccia, secondo gli inquirenti, sarebbe stata innescata dalle fontane pirotecniche fissate alle bottiglie durante il brindisi di Capodanno, troppo vicine a pannelli di schiuma fonoassorbente che rivestivano il soffitto del seminterrato. Resta da chiarire se quel materiale fosse conforme alle norme e se l’uso di fuochi da tavolo fosse consentito in un ambiente chiuso e affollato. La tragedia ha già prodotto un primo effetto: a Crans-Montana le “fontane” sono state vietate nei locali del resort.
Il fronte giudiziario dei Moretti: custodia, cauzione e obblighi
Sul fronte dei gestori, la posizione di Jacques Moretti ha avuto oscillazioni rapide: prima l’ordinanza di tre mesi di custodia cautelare per rischio di fuga, poi la possibilità (e quindi la decisione) di liberarlo con cauzione e misure restrittive — ritiro dei documenti, obbligo di non lasciare la Svizzera, firma quotidiana alla polizia. Le cifre circolate oscillano tra i 200.000 franchi svizzeri indicati dagli atti giudiziari e i circa 215.000 euro riportati dalla stampa. In ogni caso, l’indagato è oggi libero con prescrizioni e resta sottoposto a indagine, come la moglie Jessica. Per entrambi vige la presunzione d’innocenza.
Cosa significa l’indagine sull’ex responsabile comunale della sicurezza
L’apertura di un fascicolo sull’ex responsabile della sicurezza del Comune è un salto qualitativo: introduce il tema delle responsabilità istituzionali e della catena dei controlli. Secondo quanto riportato dai media, l’uomo avrebbe avuto un ruolo nei sopralluoghi antincendio su più esercizi pubblici del comprensorio. La sua audizione del 9 febbraio potrebbe chiarire tre questioni decisive: se vi furono segnalazioni preventive su carenze strutturali o gestionali; se la mancanza di risorse e la riduzione delle ispezioni abbiano inciso sul livello di sicurezza; come furono gestiti, nel tempo, gli obblighi documentali e le eventuali diffide.
Non è un dettaglio accademico. In Svizzera, la ripartizione delle competenze tra Comuni, Cantone e autorità di polizia del fuoco definisce chi pianifica, chi verifica e chi sanziona. Quando un anello si allenta — per tagli di organico, per priorità spostate altrove, per ritardi burocratici — la sicurezza concreta di un locale dipende sempre più dalla sola diligenza del gestore. E se anche questa vacilla, la combinazione può essere fatale. L’inchiesta penale, adesso, sta provando a misurare giuridicamente quel lasco.
Il Comune nella tempesta: parte civile, ispezioni rafforzate, nuove regole
Di fronte allo choc, il Comune di Crans-Montana ha intrapreso due mosse: da un lato, si è costituito parte civile nel procedimento per “contribuire all’accertamento dei fatti” — un modo per stare nel processo non solo come soggetto passivo di possibili critiche, ma come attore cooperante. Dall’altro, ha avviato una campagna straordinaria di controlli su bar, hotel e ristoranti, affiancando al proprio Servizio di sicurezza pubblica una società esterna di ingegneria per eseguire verifiche periodiche, schede informative e checklist di autovalutazione per gli esercenti. Sono misure tardive? Forse. Necessarie? Senza dubbio.
Sul piano normativo, il dibattito nel Canton Vallese è già acceso: alcune letture giornalistiche hanno segnalato l’introduzione, dal 1° gennaio 2026, di una clausola nella legge edilizia cantonale che limita la responsabilità dell’autorità per i danni dovuti al mancato rispetto della normativa da parte dei proprietari e dei loro rappresentanti. Toccherà ai tribunali stabilire se e come questa norma possa incidere sui futuri contenziosi civili legati al rogo di Crans-Montana.