“ItalyGate”, negli Usa torna la teoria cospirazionista sulle elezioni 2020 perse per colpa (anche) dell'Italia
Dalle email di Capodanno alla sala dei bottoni di Washington: una narrazione nata online, amplificata da ambienti QAnon e stoppata da verifiche ufficiali
“Pure insanity”, pura follia. Sono le parole con cui il 1° gennaio 2021 l’allora vice ministro della Giustizia ad interim, Richard Donoghue, bollò via email a Jeffrey Rosen – procuratore generale facente funzioni – un video che il capo di gabinetto della Casa Bianca Mark Meadows gli aveva appena girato. Nel filmato, un sedicente ex capo stazione Cia, Bradley Johnson, raccontava che i risultati delle elezioni statunitensi erano stati “aggiustati” in cinque o sei Stati chiave con un’operazione passata per server in Germania e “conclusa” a Roma grazie ai satelliti di Leonardo. Quella stroncatura, “pura follia”, è oggi il fermo immagine che spiega il cuore di “ItalyGate”: una teoria cospirazionista che, ciclicamente, riemerge, rimbalzando dai circuiti di QAnon fino ai piani alti della politica, per poi infrangersi contro fatti, documenti e verifiche indipendenti.
Cos’è “ItalyGate” in due righe (e perché riguarda l’Italia)
Nel gergo della disinformazione, “ItalyGate” indica l’idea – mai supportata da prove – che durante le presidenziali 2020 in USA i voti per Donald Trump siano stati “trasformati” in voti per Joe Biden tramite una regia internazionale: un presunto hub operativo nell’Ambasciata Usa a Roma, il coinvolgimento di apparati segreti, e l’uso di satelliti Leonardo per “riscrivere” i flussi elettorali. La narrazione, alimentata da ambienti QAnon, ha trovato eco in alcune interviste e post virali, ma è stata smentita da fonti ufficiali e fact-checker.
Nelle scorse ore, nuovi rilanci online hanno rimesso in circolo il frame di “ItalyGate”, con il video di Bradley Johnson riproposto come “prova” di una manipolazione da Francoforte a Roma, passando per “server sequestrati” e fantomatici “raid” di forze speciali. Questa narrativa ripete, quasi parola per parola, i claim già diffusi fra dicembre 2020 e gennaio 2021, quando clip e interviste collezionarono decine di migliaia di visualizzazioni e migliaia di condivisioni sulle piattaforme, specie in ambienti simpatizzanti di QAnon. Il Fatto Quotidiano ha ricostruito in dettaglio quei passaggi, con numeri e protagonisti.
Il meccanismo della suggestione: perché “ItalyGate” suona plausibile a chi già ci crede
“QAnon” non è solo una teoria, è un ambiente narrativo. Studi accademici e osservatori indipendenti hanno mostrato come, dopo i ban e le restrizioni sulle piattaforme mainstream, le comunità si siano spostate su Telegram, imageboard e altri canali, globalizzando temi e linguaggi. In quel contesto, “concetti chiave” come il “colpo di Stato”, il “deep state”, i “server in Germania”, la “regia straniera” sono pezzi modulari di uno stesso puzzle, adattabili di volta in volta: in ItalyGate l’“anello italiano” funge da adattatore geopolitico che spiega, a chi già è convinto, le oscillazioni notturne dei conteggi dovute in realtà a prassi amministrative (ad esempio il caricamento in blocco di schede per corrispondenza, notoriamente più favorevoli ai Democratici).
Un recente lavoro accademico (gennaio 2026) ha mappato con metodi misti migliaia di storie personali legate alla radicalizzazione QAnon, evidenziando come la percezione di un grande disegno occulto si alimenti di triggers emotivi e di reti di contenuti che forniscono spiegazioni semplici per fenomeni complessi, con un costo relazionale alto per famiglie e amici. È la “relazione” – oltre che la tecnologia – a far durare le narrazioni.
Come (e perché) è tornata adesso
Le teorie di complotto elettorale riemergono tipicamente in prossimità di cicli elettorali o snodi politici, per ragioni precise: sono contenuti “evergreen” nell’ecosistema disinformativo: si ricontestualizzano facilmente; alimentano engagement e monetizzazione, intercettando comunità già predisposte; offrono a leader e influencer una scorciatoia narrativa per interpretare sondaggi in calo o risultati inattesi.
In Europa, gli osservatori di EDMO e le iniziative della Commissione europea hanno segnalato per il 2024-2025 una crescita di narrazioni che minano la fiducia nei processi elettorali, spesso con ricette ricorrenti (invito all’astensione, delegittimazione preventiva del voto, “exit” come soluzione). “ItalyGate” è un template pronto all’uso.