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REferendum

Anno giudiziario, toghe attaccano Nordio: si accende lo scontro davanti a Mattarella

I giudici: «Garantire indipendenza». Il ministro: «Ripugnanti insinuazioni e tesi blasfeme»

30 Gennaio 2026, 21:03

Anno giudiziario, toghe attaccano Nordio: si accende lo scontro davanti a Mattarella

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Il confronto sul referendum tra governo e magistratura approda nell’Aula Magna della Corte di Cassazione, con un serrato botta e risposta tra i vertici delle toghe e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella, durante la cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario.

Il Primo Presidente della Suprema Corte, Pasquale D’Ascola, non usa mezzi termini: «La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale».

Per questo, ha aggiunto, «va coltivato con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia».

L’obiettivo, ha proseguito, «è evitare che si diffonda nella società la falsa convinzione che il magistrato sia incerto e titubante circa la tutela complessiva della funzione giurisdizionale e che, quindi, sorga la tentazione di influire sul magistrato stesso, immaginandolo avvicinabile, pavido, condizionabile».

Sulla stessa linea d’allarme il Procuratore generale, Pietro Gaeta: «Lo scontro tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico».

Al contrario, «sulla giustizia occorrerebbe aborrire la logica del malcontento precostituito e della semplificazione dei problemi a tutti i costi, che è figlia (e madre) di assetti non dialogici: la democrazia, viceversa, è dialogo e concerto».

Immediata la replica del Guardasigilli. Dopo aver definito «ripugnanti insinuazioni» quelle «di interferenze illecite, da parte nostra, sull’attività esclusiva e sovrana della magistratura», Nordio ha puntualizzato: «Sento il dovere istituzionale di ribadire con chiarezza e fermezza che ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura».

Si tratta, ha precisato, «di un principio non negoziabile», poiché «la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta da magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente».

Una lettura «diversa» è «un’arbitraria e malevola distorsione».

Il ministro ha quindi delineato gli scenari post-consultazione: «Auspico che il dibattito sulla riforma si mantenga nei limiti della razionalità e della pacatezza: se il popolo respingerà la proposta, «resteremo fermi al nostro posto rispettandone la decisione».

Ma se «la confermerà», già il giorno successivo partirà «un dialogo con la magistratura, con il mondo accademico, con l’avvocatura per elaborare le necessarie norme attuative».

Dal fronte associativo dei magistrati è arrivata la risposta dell’Anm. «Spiace per il termine “blasfemo” – dice il presidente, Cesare Parodi –. Noi abbiamo opinioni che riteniamo fondate e che difendiamo, che hanno la loro dignità».

Un irrigidimento, questo, che non giova a nessuno.

A richiamare alla responsabilità istituzionale è anche il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, secondo cui la «delegittimazione reciproca» «indebolisce le istituzioni e rompe il patto di fiducia tra esse e i cittadini», con il rischio che questi ultimi possano legittimamente «chiedersi se debbano o possano ancora fidarsi di chi decide, a vario titolo, le loro sorti, sia con l’introduzione di nuove norme, anche di rango costituzionale, sia con l’applicazione e l’interpretazione del diritto».