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lo scandalo

Trump, Bill Gates, Musk e l'ex principe Andrea: chi c'è nei milioni di "Epstein Files" diffusi negli Usa

Email, video e audio che mettono in imbarazzo alcuni tra i personaggi più noti sulla scena mondiale e le cui conseguenze sono imprevedibili

30 Gennaio 2026, 23:59

Terump, Bill Gates, Musk e l'ex principe Andrea: chi c'è nei milioni di "Epstein Files" diffusi negli Usa

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Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha diffuso oltre tre milioni di pagine di documenti, 180 mila immagini e più di duemila filmati legati alle indagini su Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per reati sessuali morto in carcere nel 2019.

Si tratta del più imponente rilascio finora, arrivato con sei settimane di ritardo rispetto alla scadenza fissata per legge.

Tra i materiali emergono vecchie accuse a carico di Donald Trump, nuovi dettagli sui contatti tra Epstein e il principe Andrea e un’email di Elon Musk che sembra smentire precedenti versioni.

Intanto, mentre i media scandagliano i fascicoli, si fa strada il sospetto che la maxi-pubblicazione serva a “flood the zone”, ovvero ad allagare il dibattito pubblico per distogliere l’attenzione da crisi interne, come le inchieste sulle operazioni anti-immigrazione a Minneapolis.

Fra le carte spicca un modulo dell’Fbi del 1994 con la denuncia di una donna, indicata come “Jane Doe” per tutelarne la riservatezza, che accusava Donald Trump di averla violentata quando era minorenne. Secondo la Cnn, che ha esaminato il documento, la donna riferiva “diversi episodi di presunti abusi”, inclusi stupri. Jane Doe aveva già intentato cause civili contro Trump in passato, poi tutte ritirate: l’ultima, depositata poco prima delle elezioni del 2016, fu archiviata per timore da parte della denunciante. L’avvocata di allora, Lisa Bloom, aveva convocato una conferenza stampa a Los Angeles nel novembre 2016, annullata perché la cliente era “troppo spaventata”. Contattata dalla Cnn venerdì, Bloom ha declinato commenti, precisando di non rappresentare più la donna. Trump ha sempre respinto le accuse.

Il Dipartimento di Giustizia avverte che la documentazione include “materiali falsi o fraudolenti”, poiché tutto ciò che è stato inviato all’Fbi è stato reso pubblico in forma integrale, come previsto dalla normativa, senza filtri preventivi.

I file gettano inoltre nuova luce sui rapporti tra Epstein e il principe Andrea, duca di York. Un’email del 2010 mostra Epstein che propone ad “A” (Andrea) l’incontro con una giovane russa: “Ha 26 anni, è russa, intelligente, bella, affidabile e sì, ha il tuo indirizzo email”. In un’altra missiva, Andrea invita Epstein a una “cena a Buckingham Palace”, garantendo “molta privacy”. Questi elementi, riportati dai media statunitensi, intensificano le ombre sul passato dell’ex membro della famiglia reale, già coinvolto in contenziosi legati alla rete di Epstein.

Un ulteriore capitolo riguarda Elon Musk. Nel 2013, secondo quanto rivelato dalla Cnn, avrebbe scritto a Epstein per organizzare un viaggio nelle sue isole caraibiche, Great St. James e Little St. James, chiedendo “quando andare”. In precedenza, Musk aveva sostenuto di aver respinto i tentativi di Epstein di convincerlo a visitare quelle proprietà, divenute note per gli abusi.

Nel corso di una conferenza stampa, il vice procuratore generale Todd Blanche ha difeso le modalità della pubblicazione: “Non abbiamo protetto Trump né chiunque altro. La Casa Bianca non ha avuto alcun ruolo”. Ha riconosciuto, tuttavia, che milioni di pagine restano coperte da segreto per ragioni legali e che la “fame di informazioni” non sarà soddisfatta.

La procuratrice generale Pam Bondi è nel mirino per la gestione del dossier. Analisti e rappresentanti dem, come il deputato Ro Khanna, sollecitano la consegna dei “moduli Fbi 302”, i verbali in cui le vittime indicano i presunti aggressori. Intervistato su MSNOW, Khanna ha accusato il Dipartimento di scarsa collaborazione: “Verificheremo tutto, ma non ci fidiamo finché non vediamo i documenti chiave”.

La pubblicazione giunge in un frangente delicato: è offuscata dalle indagini federali sulle operazioni dell’Ice a Minneapolis, dall’arresto del giornalista Don Lemon (ex Cnn) mentre documentava una protesta in una chiesa di St. Paul — caso che alimenta accuse di violazione del Primo Emendamento — e dalla nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Fed, che riaccende il dibattito sull’indipendenza della banca centrale. Sullo sfondo, le tensioni con l’Iran e i movimenti navali continuano a suscitare timori di un’escalation.