lo scandalo
Foto, email e una visita a Buckingham Palace: i nuovi “Epstein files” inguaiano l'ex principe Andrea (e non solo lui)
Le immagini inedite e le email del 2010 riportano il fratello di Re Carlo al centro della tempesta. Ma tra oltre 3 milioni di pagine pubblicate dal Dipartimento di Giustizia restano zone d’ombra, redazioni pesanti e interrogativi
Una stanza e una figura femminile distesa a terra con il volto oscurato. Sopra di lei, a carponi, un uomo riconoscibile: Andrea Mountbatten‑Windsor, il fratello di Re Carlo d'Inghilterra. È una delle immagini più discusse emerse dall’ultima ondata dei cosiddetti “Epstein files”, il gigantesco rilascio documentale del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti che ha rimesso l’ex Duca di York al centro dello scandalo. Nella stessa mole di carte, un’email del settembre 2010: Jeffrey Epstein scrive che è a Londra, chiede “tempo privato”. La risposta di Andrew è un invito in codice logistico: “Vieni a Buckingham Palace… sarò libero dalle 16:00 alle 20:00”. Il tutto pochi mesi dopo la fine degli arresti domiciliari di Epstein in Florida. Le nuove prove non provano reati da parte dell’ex principe, che ha sempre negato ogni illecito. Ma consolidano un quadro di frequentazioni, leggerezze e opacità che imbarazzano la Corona britannica: come è stato possibile, per anni, che un predatore seriale si muovesse così vicino a centri di potere, finanza, accademia?
Che cosa contengono i nuovi “Epstein files”
Il 30 gennaio 2026, il Dipartimento di Giustizia ha reso disponibili oltre 3 milioni di pagine di materiali collegati ai procedimenti su Jeffrey Epstein e alle indagini su Ghislaine Maxwell, inclusi più di 2.000 video e 180.000 immagini. Si tratta di un adempimento previsto dall’Epstein Files Transparency Act, una legge che impone la pubblicazione dei materiali non classificati legati ai casi Epstein. L’operazione, annunciata in una conferenza stampa a Washington, è stata definita dall’amministrazione un “sforzo senza precedenti” per quantità e complessità delle revisioni, con circa 6 milioni di pagine identificate come potenzialmente pertinenti e un rilascio finale attorno ai 3,5 milioni di pagine dopo le redazioni. Le immagini con identità di vittime sono state oscurate sistematicamente.
Per molti osservatori, però, la trasparenza resta parziale: avvocati delle vittime e alcuni legislatori hanno criticato la scelta di trattenere porzioni significative di materiali — circa 200.000 pagine — invocando esigenze investigative o la tutela di dati sensibili. La polemica è destinata a proseguire nelle sedi parlamentari statunitensi.
Le foto che chiamano in causa Andrea
Tra le immagini più forti figura la sequenza che sembra mostrare Andrea a carponi sopra una donna, entrambi vestiti, in un contesto domestico non identificato. Il volto della donna è censurato; manca la datazione precisa e non è noto chi abbia scattato le foto, né il contesto della scena. Resta il dato: immagini inedite che rafforzano la percezione di un rapporto di confidenza e promiscuità ambientale tra Andrew, Epstein e il loro milieu.
Nelle tranche precedenti era apparsa un’altra foto: Andrea sdraiato, sorridente, attraverso le ginocchia di più persone, con Ghislaine Maxwell che osserva la scena in piedi sullo sfondo. L’immagine, attribuita a una stanza della residenza reale di Sandringham, è stata geolocalizzata mediaticamente confrontando elementi d’arredo (il grande camino) con fotografie d’archivio del salone. Anche qui i volti dei presenti — in maggioranza donne — sono stati oscurati.
Altre foto documentano Andrea con Epstein e Maxwell: dal palco reale di Ascot a momenti di socialità d’élite. Sono tasselli di una frequentazione socialmente esibita ben prima che il nome di Epstein diventasse sinonimo di abusi e traffici.
Le email del 2010: dall’invito a Buckingham Palace alla “conoscenza” con una 26enne russa
Il nucleo più sensibile delle nuove carte, per l’ex principe, è nel carteggio del 2010. In un’email del 29 settembre 2010, Jeffrey Epstein scrive ad Andrea annunciando la sua presenza a Londra con tre donne e chiedendo “tempo privato”. La risposta: proposta di vedersi a Buckingham Palace per ragioni di riservatezza e un orario di disponibilità esplicito. La disponibilità del palazzo reale quale luogo d’incontro — sia pure per una conversazione — a poche settimane dalla fine dei domiciliari di Epstein in Florida, è un dettaglio che inevitabilmente solleva interrogativi istituzionali, di opportunità e di sicurezza.
Il flusso di messaggi non finisce qui. In un’altra conversazione del dicembre 2010, Epstein propone di far conoscere a Andrea una donna russa di 26 anni, definita “intelligente” e “bella”. L’ex principe si dice “lieto di vederla” in futuro e chiede quali informazioni su di lui siano state condivise. L’impressione — allo stato, non una prova di illecito — è quella di un intermediario che organizza contatti e serate per un membro della famiglia reale.
Ulteriori conferme della disponibilità di Andrea a incontrare Epstein nel 2010 arrivano anche da ricostruzioni giornalistiche indipendenti, che collocano il dialogo sull’invito a Buckingham Palace pochi giorni dopo la fine degli arresti domiciliari dell’uomo d’affari condannato nel 2008. Il perimetro temporale è cruciale per comprendere la gravità di giudizio attribuibile a quelle scelte di frequentazione.
L’effetto‑domino a Buckingham Palace: titoli revocati ed evacuazione dal Royal Lodge
Il riflesso istituzionale di questa lunga scia di rivelazioni è già alle nostre spalle, con scelte traumatiche per gli standard della monarchia britannica. Il 30 ottobre 2025, con una nota ufficiale, Buckingham Palace ha comunicato l’avvio del “processo formale per rimuovere lo stile, i titoli e gli onori” di Prince Andrew, che da allora è indicato come Andrew Mountbatten‑Windsor. Contestualmente, è stata avviata la procedura per la cessazione del suo storico contratto di locazione al Royal Lodge a Windsor Great Park e il trasferimento verso un alloggio alternativo, verosimilmente sulla tenuta di Sandringham. Il provvedimento è stato motivato come necessario “nonostante le continue smentite” dell’interessato. Il quadro complessivo, secondo le ricostruzioni, comporta un ridimensionamento radicale dello status e della vita quotidiana di Andrew.
Nonostante la perdita dello “stile” di Prince e la rinuncia all’uso del titolo di Duke of York, la scelta non ha effetti sui titoli delle figlie Beatrice ed Eugenie, che restano Altezze Reali e mantengono i loro privilegi. È un dettaglio giuridico e dinastico importante per misurare la portata, senza precedenti recenti, della sanzione adottata da Re Carlo III.
Trasparenza o cortina fumogena? Redazioni, limiti e pressioni politiche negli Stati Uniti
Sul versante americano la pubblicazione dei “files” è il frutto di una combinazione di pressioni politiche, attese dell’opinione pubblica e complesse esigenze legali. Nella conferenza stampa del 30 gennaio 2026, il vice procuratore generale Todd Blanche ha difeso scelte e tempi: proteggere identità e dignità delle vittime, non compromettere indagini ancora aperte, rispettare privilegi legali. Nello stesso tempo, parlamentari come Ro Khanna e Robert Garcia hanno denunciato un deficit di trasparenza, chiedendo accesso alle versioni non redatte e ai materiali più sensibili, inclusi verbali FBI e bozze di capi d’imputazione mai divenuti atti formali.
Il bilancio per ora è ambivalente: da un lato, l’accesso a oltre 3 milioni di pagine è un passo che non ha precedenti recenti; dall’altro, le redazioni estese — e l’evidente scelta di salvaguardare i volti delle donne in tutte le immagini, tranne quelle di Maxwell — limitano la capacità di stabilire nessi causali, cronologie e responsabilità personali. Una prudenza necessaria dal punto di vista legale che, però, alimenta sospetti e narrazioni cospirative in un terreno già fertilissimo.
Oltre Andrea: una rete che tocca politica, affari e accademia
Le nuove pubblicazioni non riguardano solo la famiglia reale. Tra le migliaia di scambi emergono contatti, inviti, proposte e corrispondenze di Epstein con figure di spicco dell’economia e della politica statunitense, oltre che del mondo accademico. È un universo variegato, nel quale vanno distinte le relazioni sociali — spesso unilaterali o superficiali — da sostegni effettivi o complicità. In più casi, i protagonisti citati negano frequentazioni sostanziali o reati; alcune ricostruzioni giornalistiche, basate sulle email, parlano di contatti più intensi di quanto sostenuto in passato. Ma la stragrande maggioranza di questi riferimenti non si traduce in accuse penalmente rilevanti.