4 febbraio 2026 - Aggiornato alle 05:00
×

l'inchiesta

La perizia che può fermare il processo per il duplice omicidio a Villa Pamphili

Per la difesa è evidente il deterioramento psichico di Kaufmann. La Procura si oppone. I giudici decideranno dopo il diario clinico, mentre in Aula si ammettono le parti civili e lui sussurra: “Sono innocente”.

02 Febbraio 2026, 13:57

“Non può stare in giudizio”: il caso Kaufmann si ferma sul crinale della mente

Seguici su

Una perizia psichiatrica. È lo snodo che, il 2 febbraio 2026, ha trasformato il dibattimento sul duplice omicidio di Villa Pamphili in un confronto serrato su un altro terreno: la capacità dell’imputato Francis Ford Kaufmann di partecipare coscientemente al processo. La Procura di Roma dice no, non ci sono i presupposti. I giudici si riservano: prima vogliono leggere il diario clinico. Nel frattempo ammettono le costituzioni di parte civile: i genitori di Anastasia Trofimova e una costellazione di associazioni in difesa delle vittime.

La richiesta che può fermare il processo

Al centro della seduta c’è la mossa dell’avvocato di Kaufmann, Paolo Foti: “Le sue condizioni mentali sono andate deteriorandosi in modo evidente. A mio avviso non sono compatibili con lo stare in giudizio”. Da qui la domanda di perizia psichiatrica, l’atto tecnico che, se disposto, accerta la capacità dell’imputato di intendere, volere e soprattutto di partecipare al processo. La Procura di Roma si oppone, sostenendo che i presupposti non sussistono. La decisione è rinviata: il collegio valuterà “all’esito dell’acquisizione del diario clinico dell’imputato”. È un passaggio essenziale perché, se accertata un’incapacità a partecipare e se ritenuta reversibile consente prima la perizia e poi la sospensione del procedimento; se l’incapacità fosse invece irreversibile, la legge prevede la definizione del processo senza arrivare al merito, salvo l’eventuale applicazione di misure di sicurezza.

Il contraddittorio in Aula e il “soliloquio”

Nel mentre, in Aula c’è anche la voce di Kaufmann. Un “soliloquio” nel quale ripete: “Io sono innocente” e lancia accuse generiche ai futuri testimoni. Parole dette a bassa voce, quasi per sottrazione, che si aggiungono alla sua linea di pubblica proclamazione di innocenza manifestata già nei mesi scorsi. Ma oggi pesano soprattutto per il contesto: la difesa ne invoca la fragilità psichica, l’accusa ne contesta il nesso con l’incapacità a stare in giudizio

Le parti civili: i genitori e le associazioni

La Corte ammette le costituzioni di parte civile dei genitori di Anastasia e di una serie di associazioni: tra le altre, Differenza Donna, Telefono Rosa, Per Marta e per Tutte, Insieme a Marianna, Associazione Italiana Vittime Vulnerabili di Reato. Un fronte ampio che, oltre alla richiesta di risarcimento, porta in giudizio una domanda sociale: rappresentare le vittime e promuovere un’attenzione sistemica sulla violenza di genere e contro i soggetti più vulnerabili. È una presenza che, in casi del genere, unisce il piano processuale al segnale pubblico, e che potrà incidere su acquisizioni istruttorie, memorie e quesiti ai periti qualora la perizia venisse disposta.

Villa Pamphili: la ricostruzione dei fatti prima del processo

Per capire il peso della seduta odierna bisogna tornare al giugno 2025. Secondo le indagini coordinate dalla Procura di Roma, Kaufmann, cittadino statunitense di 46 anni, avrebbe ucciso la compagna Anastasia Trofimova e la figlia di 11 mesi, Andromeda, all’interno del parco di Villa Pamphili. Dopo il ritrovamento dei corpi il 7 giugno 2025, l’uomo si allontana dall’Italia e viene fermato in Grecia; a luglio 2025 sarà estradato a Roma e condotto nel carcere di Rebibbia.

Le prime settimane di indagine fissano almeno tre elementi: i giorni trascorsi a dormire nel parco, l’autopsia che ipotizza lo strangolamento, e la sequenza temporale tra le due morti. Dalle analisi telefoniche emerge che il gruppo — Kaufmann, Anastasia e la piccola Andromeda — avrebbe vissuto per circa 15 giorni a Villa Pamphili, lavandosi al mercato di San Silverio e spostandosi a piedi nella zona tra Aurelio e Monteverde. La timeline porta al 3-4 giugno come finestra probabile della morte di Anastasia; il cellulare di Kaufmann risulta spento in quelle ore. Il corpo della giovane è ritrovato nudo, coperto da un telo, già in avanzato stato di decomposizione; quello della bambina a circa 200 metri di distanza.

Con il progredire degli accertamenti medico-legali, gli esiti autoptici indicheranno lo strangolamento anche per Anastasia — ipotesi che si affianca a quella già ventilata per la piccola Andromeda — e la contestazione del “secondo” omicidio viene formalizzata in carcere a Rebibbia a metà settembre 2025. Un passaggio che, nella ricostruzione accusatoria, colloca l’uccisione di Anastasia mentre dormiva, e due giorni dopo quella della figlia.

Sul fronte investigativo, si registra anche il capitolo estradizione: 11 luglio 2025, scorta della polizia italiana da Atene a Ciampino, trasferimento a Rebibbia e primi atti in Italia. Nei giorni successivi, davanti al gip, Kaufmann sceglie la scena muta, avvalendosi della facoltà di non rispondere; fuori dall’aula, in contesti diversi, ribadirà: “Sono innocente”.