Guerra
Il gelo e il boato: raid russi nella notte su Kiev, Kharkiv, Zaporizhzhia e Dnipro. «Attacchi combinati»
Droni e missili — anche balistici — piombano sulle città ucraine mentre il termometro scende sotto zero: danni a edifici residenziali e a una scuola, allerta prolungata e infrastrutture energetiche nel mirino
La luce intermittente dei generatori, il respiro che diventa vapore nell’aria gelida, poi la raffica secca delle sirene e il fragore: nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 2026 le esplosioni hanno squarciato il silenzio di Kiev, mentre squadre di soccorso correvano tra i grattacieli del distretto di Dniprovskyi e i cortili scolastici illuminati dalle luci d’emergenza. Nello stesso momento, a Kharkiv, i tecnici cercavano di tamponare i guasti alle reti di teleriscaldamento: «Ci vogliono lasciare senza calore nel cuore dell’inverno», ha denunciato il sindaco. Secondo le autorità, la Russia ha lanciato un nuovo attacco combinato — droni d’attacco e missili, inclusi vettori balistici — non solo su Kiev e Kharkiv, ma anche su Dnipro e nella regione di Zaporizhzhia, in un’azione prolungata per ore.
Cosa è successo nella notte: sequenza e armi impiegate
Secondo le informazioni diffuse nella prima parte della notte, su Kiev sono arrivati «diversi gruppi di droni kamikaze», seguiti poi da missili balistici provenienti dall’area russa di Bryansk. Nelle zone di Dniprovskyi e Desnianskyi sono stati registrati danni a più condomìni e a un istituto scolastico; attivato il servizio medico di emergenza in diversi quartieri. Le sirene sono rimaste in funzione a lungo, con allerta avviata poco dopo l’una del mattino.
A Kharkiv, città a ridosso del confine, il bombardamento è durato oltre tre ore, con ondate di droni e successivi lanci balistici diretti verso la città e il suo hinterland. Le autorità locali denunciano attacchi mirati alle infrastrutture energetiche, in particolare alle reti di riscaldamento: case e palazzi sono rimasti senza calore con temperature in forte calo.
L’ondata ha coinvolto anche Dnipro e la regione di Zaporizhzhia, dove la difesa aerea è entrata in azione e sono stati segnalati danni in più località. Esplosioni e allarmi sono stati registrati inoltre nell’area di Sumy e a Konotop, dove una scuola e infrastrutture civili hanno riportato lesioni.
Sebbene i bilanci restino in aggiornamento nelle ore successive agli attacchi — prassi ormai purtroppo consolidata in un conflitto in cui i rilievi proseguono tra macerie e ordigni inesplosi — i primi riscontri parlano di feriti a Kiev e danni significativi a strutture residenziali e servizi pubblici. Una stima iniziale, riferita da testate internazionali sulla base dei comunicati delle autorità cittadine, indica «almeno 4 feriti» nella capitale e impatti su cinque distretti urbani; in parallelo, a Kharkiv sono stati segnalati blackout e interruzioni del teleriscaldamento. Va sottolineato che tali numeri sono preliminari e potrebbero essere rivisti al rialzo con l’avanzare dei rilievi sul campo.
«Missili balistici su Kiev»: il precedente messaggio di Tkachenko e la dinamica nota degli allarmi
La cornice operativa è coerente con quanto già documentato in altre ondate recenti: allerta aeronautica, intercettazioni e, purtroppo, impatto di vettori che eludono lo scudo difensivo. In occasione di un attacco di inizio gennaio 2026, il capo dell’amministrazione militare cittadina di Kiev, Tymur Tkachenko, aveva lanciato l’avvertimento in termini inequivocabili: «La capitale è sotto attacco balistico», invitando i residenti a mantenersi nei rifugi e segnalando incendi e feriti in diversi quartieri. Anche la notte del 3 febbraio, la sequenza riferita dalle autorità — droni in avvicinamento da più direzioni, seguiti da lanci balistici — ricalca quel modus operandi.
L’elemento della minaccia balistica è particolarmente rilevante: rispetto a missili da crociera lanciati da piattaforme strategiche, i vettori balistici riducono drasticamente i tempi di preavviso, imponendo finestre di reazione minime sia alle difese sia ai civili. Fonti militari ucraine hanno descritto, in altri episodi ravvicinati nel tempo, attacchi «combinati» in cui alle ondate di droni seguono raffiche di Kh-22/Kh-32 e Iskander-M/KN-23, con l’obiettivo di saturare lo scudo. Una tecnica, questa, diventata ricorrente nella stagione invernale.
Kiev sotto attacco: quartieri colpiti e risposta sul campo
A Kiev, la combinazione di droni e missili ha interessato più quadranti urbani. Nel Dniprovskyi sono stati documentati danni a edifici residenziali a più piani e a una struttura educativa, mentre nel Desnianskyi sono state colpite pertinenze e fabbricati non residenziali. Le squadre del Servizio Statale per le Emergenze hanno operato per ore tra incendi e verifiche strutturali, mentre le unità mobili di protezione civile e forze dell’ordine hanno circoscritto le aree di impatto per la messa in sicurezza e la bonifica da ordigni. Le chiamate ai medici — confermate dal sindaco Vitali Klitschko — sono proseguite per tutta la notte.
La capitale è ormai attrezzata a una ciclicità di allarmi che scattano a intervalli ravvicinati: la finestra temporale dell’attacco di stanotte, con allerta nell’intorno dell’1 e detonazioni registrate nel giro di minuti, conferma il profilo ibrido degli assalti — una prima onda di droni con traiettorie variabili (anche per “stanare” le batterie antiaeree), cui fa seguito la spinta balistica per sfruttare la ridotta latenza dei sistemi di rilevamento.
Kharkiv, la città del fronte interno: tre ore sotto i colpi e il freddo
A Kharkiv, secondo il sindaco Ihor Terekhov, il bombardamento è proseguito per oltre tre ore, un arco temporale che in pieno inverno accresce la vulnerabilità dei civili. La rete del calore è finita nuovamente nel mirino: i colpi hanno costretto a svuotare alcune linee per evitare rotture catastrofiche, lasciando centinaia di edifici senza riscaldamento mentre la colonnina scendeva sotto lo zero. L’obiettivo — colpire la resilienza urbana — si ripete con regolarità negli ultimi mesi, segno che il sistema energetico resta una leva di pressione su cui Mosca insiste.
In contesti come quello di Kharkiv, gli esperti ricordano che i droni vengono spesso impiegati per sondare le difese e distrarre i radar prima del lancio balistico. In termini tattici, significa accumulare stress su sistemi e operatori e aumentare la probabilità che almeno una quota di vettori superi lo scudo.
Dnipro e Zaporizhzhia: bersagli diffusi e difesa in allerta
La regione di Dnipropetrovsk ha segnalato la presenza di droni e missili anche nei cieli di Dnipro, con attivazione prolungata della difesa aerea. Più a sud-est, nella regione di Zaporizhzhia, la contraerea ha operato per respingere i gruppi d’attacco, mentre dalle autorità locali giungevano segnalazioni di danni a abitazioni, condomìni e strutture industriali in episodi recenti e ravvicinati nel tempo, a dimostrazione di una pressione costante sull’area.
In Ucraina nord-orientale, infine, le esplosioni udite fino a Sumy e i danneggiamenti a Konotop, inclusa una scuola, suggeriscono che l’azione russa mirasse a un fronte interno diffuso, con interruzioni a macchia di leopardo pensate per complicare la gestione dell’emergenza nello stesso arco di tempo.
Dati in evoluzione e verifica incrociata: perché i numeri cambiano
Come spesso accade nelle ore successive a un attacco di larga scala, i dati su feriti, danni e intercettazioni sono parziali e vengono aggiornati man mano che i rilievi avanzano. Nella notte del 3 febbraio, diverse testate internazionali e nazionali hanno fornito quadri complementari: per Kiev si parla di almeno 4 feriti e impatti in più distretti; per Kharkiv si insiste sui danni energetici e sulla durata del fuoco; per Dnipro e Zaporizhzhia di allerta antiaerea prolungata e colpi caduti in aree civili. È una fotografia che conferma il carattere coordinato dell’attacco.
Sul piano tecnico, i comandi ucraini hanno descritto, in assalti recenti, un impiego combinato di Kh-22/Kh-32, Iskander-M/KN-23, Kh-59/69 e UAV Shahed o di analoga famiglia, con la difesa impegnata a intercettare decine — in alcuni casi centinaia — di bersagli in una sola notte. Pur non disponendo ancora di un consuntivo ufficiale per l’attacco del 3 febbraio, l’andamento delle ultime settimane suggerisce che la quota balistica stia aumentando rispetto alle cruise, ponendo una sfida ulteriore agli scudi.
Il contesto: inverno, negoziati e la “geografia” del rischio
L’offensiva notturna arriva nel pieno dell’inverno e si intreccia con una fase diplomatica delicata. Nelle scorse ore, media internazionali hanno riportato indiscrezioni e dichiarazioni politiche su possibili progressi in trattative tripartite con Ucraina, Russia e Stati Uniti, con appuntamenti fissati nella regione del Golfo. In parallelo, le città ucraine hanno sperimentato attacchi ripetuti che, nelle parole delle autorità, mirano a condizionare il negoziato o a sfruttare l’attenzione internazionale per “provare” le difese. Kiev e Kharkiv restano gli obiettivi più visibili, ma i colpi su Dnipro e Zaporizhzhia mostrano l’intento di spalmare la pressione su più capoluoghi.
Sul fronte militare-strategico, analisti e organi informativi ucraini hanno descritto — in episodi ravvicinati — un salto di qualità nell’uso di missili balistici da parte russa durante l’ultimo mese, con ritmi che rappresentano una nuova soglia d’impiego. Senza proiettare automaticamente quei dati su ogni singolo attacco, il trend aiuta a leggere la notte del 3 febbraio: più balistica, tempi di allerta ridotti, ondate di droni per saturare i sistemi e colpire dove le batterie sono già impegnate.