Giudiziaria
Scontri a Torino, aperta inchiesta per devastazione: 24 indagati e tre arresti
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in un'informativa alla Camera si è complimentato per il lavoro grande svolto dalle Forze dell'Ordine
La procura di Torino ha formalizzato l'apertura di un procedimento per devastazione in merito agli scontri avvenuti in città il 31 gennaio al termine di una manifestazione Pro Askatasuna. Al momento l'ipotesi di reato è a carico di ignoti. Per i singoli episodi elencati nell'informativa inviata dalla Digos ci sono state 24 iscrizioni nel registro degli indagati. Tre altri dimostranti, uno dei quali individuato nel gruppo che ha aggredito un poliziotto, sono stati arrestati in flagranza e stanno attendendo in carcere l'esito dell'udienza di convalida.
«Grande lavoro svolto» ha evitato che si verificassero danni ben più gravi che erano nei programmi dei manifestanti, riducendo, altresì, il fronte degli aggressori violenti, ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in un'informativa alla Camera sugli scontri di Torino.

"Il Ministero dell'Interno aveva disposto l'invio di una rilevante aliquota di rinforzo - circa 1.000 unità dei Reparti delle Forze di Polizia - e, nello stesso tempo, sono state disposte attente misure di controllo del territorio e monitoraggio delle stazioni ferroviarie, dell'aeroporto, dei caselli autostradali e dei valichi di frontiera proprio per intercettare, con il supporto delle attività informative delle Autorità di Polizia dei luoghi di partenza, l'arrivo di soggetti noti per precedenti specifici" ha spiegato.
«L'iniziativa di sabato era stata preceduta e preannunciata, lo scorso 17 gennaio, da una assemblea nazionale indetta da Askatasuna presso l’Università di Torino, a cui avevano partecipato circa 750 persone, fra le quali numerosi attivisti delle diverse anime dell’antagonismo nazionale, aderenti al sindacalismo di base, al movimento No Tav e ai gruppi ambientalisti, rappresentanti della Cgil, del partito Alleanza Verdi e Sinistra e della locale comunità islamica», ha ricostruito, nell’informativa alla Camera il ministro spiegando: «in quella circostanza, nel rilanciare l’appuntamento per la manifestazione nazionale in solidarietà ad Askatasuna è stato sottolineato - cito testualmente - che il corteo avrebbe costituito 'una resa dei conti con lo Stato democratico', in quanto «lo sgombero di Askatasuna alza l’asticella dello scontro».
«Il 31 gennaio - ha aggiunto - era stato definito "uno spartiacque, come una guerra di liberazione nazionale, nella prospettiva di un fronte allargato comprensivo della comunità araba e musulmana, diventate compagne di lotta"»