Drone iraniano che si stava avvicinando alla portaerei Lincoln abbattuto da un caccia F35 americano
Il capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti: «Agito per autodifesa»
Tensione alle stelle a pochi giorni dalla ripresa, prevista per venerdì, dei negoziati sul nucleare tra Iran e Stati Uniti, colloqui confermati anche dalla Casa Bianca.
Washington ha reso noto di aver abbattuto “per autodifesa” un drone iraniano che si era avvicinato alla portaerei USS Abraham Lincoln, schierata da giorni nelle acque mediorientali insieme ad altre unità militari americane.
L’abbattimento del velivolo senza pilota è avvenuto poco dopo che una petroliera statunitense era stata avvicinata da imbarcazioni armate iraniane nei pressi dello Stretto di Hormuz: nonostante l’ordine di spegnere i motori, la nave ha proseguito la rotta, scortata da un mezzo della Marina USA.
Per la Casa Bianca gli incontri con Teheran sono comunque “ancora in programma” e l’inviato speciale statunitense per il Medio Oriente, Steve Witkoff, incaricato di guidare il dossier, si è recato a Geralemme per incontrare il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Israele spinge affinché un eventuale accordo tra Washington e Teheran includa la cessazione dell’arricchimento dell’uranio da parte iraniana, il trasferimento all’estero delle scorte, limiti stringenti alla produzione di missili balistici e lo stop al sostegno a Hezbollah, agli Houthi, a Hamas e alla Jihad islamica.
Qualora tali richieste non fossero recepite, alcuni analisti ritengono che lo Stato ebraico potrebbe sostenere un’azione militare statunitense contro la Repubblica islamica.
Teheran, dal canto suo, ha ufficialmente aperto al confronto con gli Stati Uniti a condizione di “perseguire negoziati equi e imparziali” e senza “aspettative irragionevoli”, ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. I colloqui “saranno condotti nel quadro dei nostri interessi nazionali”, ha ribadito il capo dello Stato, mentre funzionari iraniani hanno già chiarito che il programma missilistico non sarà oggetto di trattativa. “Le capacità difensive dell’Iran non sono negoziabili”, ha affermato una fonte diplomatica di Teheran, precisando che al momento l’atteggiamento della Repubblica islamica non è né ottimista né pessimista.
Tra le richieste israeliane giudicate irricevibili vi sarebbe anche il trasferimento all’estero — secondo alcune ipotesi in Turchia o in Russia — di circa 400 chilogrammi di uranio arricchito, quantità ritenuta sufficiente a produrre fino a dieci ordigni nucleari.
A ridosso dell’avvio dei colloqui, diverse fonti riferiscono che il genero di Donald Trump, Jared Kushner, dovrebbe affiancare Witkoff nella trattativa, sebbene luogo e data non siano ancora stati ufficializzati. Secondo funzionari turchi, l’incontro potrebbe non tenersi a Istanbul, sede inizialmente prevista. L’Iran preferirebbe Oman come Paese ospitante e un formato strettamente bilaterale, senza osservatori di altri Stati della regione.
Nel frattempo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan — tra i primi a offrirsi come mediatore tra Washington e Teheran — è partito per una visita ufficiale in Arabia Saudita ed Egitto, due dei Paesi che dovrebbero essere rappresentati venerdì a Istanbul qualora il vertice fosse confermato. Attesi anche funzionari di Pakistan, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti.