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il caso

La donna che ha rapito una bambina in ospedale a Cosenza sarà processata: «Era capace di intendere»

Il caso di Rosa Vespa e della piccola Sofia portata via e ritrovata dopo poche ore dalla polizia

03 Febbraio 2026, 19:48

La donna che ha rapito una bambina in ospedale a Cosenza sarà processata: «Era capace di intendere»

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Rosa Vespa, la 52enne che il 21 gennaio 2025 ha rapito una neonata di un giorno dalla clinica Sacro Cuore di Cosenza, era capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Lo hanno stabilito i consulenti nominati dal giudice dell’udienza preliminare, che hanno depositato l’esito della loro perizia.

«La consulenza, che conta oltre 100 pagine - ha detto la legale della donna, l’avvocata Teresa Gallucci - non dice che Rosa è una persona equilibrata ma evidenzia diverse problematiche. Nello specifico, al momento del rapimento, la ritengono capace di intendere e volere. Questo parere è in netto contrasto con la nostra perizia».

L’accertamento è stato disposto dal gup nell’ambito di un giudizio abbreviato, condizionato alla valutazione psichiatrica. La famiglia della madre della piccola, inclusi i nonni paterni e materni, si è costituita parte civile. Vespa è imputata di sottrazione di minore con l’aggravante di aver agito in un luogo sensibile.

Quella sera si era fatta accompagnare alla clinica dal marito, Moses Omogo, 44 anni, la cui posizione è stata stralciata e presumibilmente verrà archiviata, sostenendo di dover “riprendere” in reparto “Natan”, il bambino che aveva raccontato di aver partorito pochi giorni prima.

Secondo la ricostruzione della Squadra Mobile di Cosenza, la donna avrebbe simulato una gravidanza per nove mesi, circostanza facilitata dalla corporatura robusta, e avrebbe poi finto di partorire da sola, riuscendo con una serie di scuse a non mostrare il neonato al coniuge e ai parenti, che avrebbero creduto in buona fede alle sue versioni.

La sera del 21 gennaio, spacciandosi per un’infermiera, avrebbe sottratto la piccola Sofia, che si trovava con la madre e la nonna.

Le telecamere di videosorveglianza, interne ed esterne alla struttura, hanno ripreso la coppia mentre si allontanava a bordo dell’auto intestata a Omogo, consentendo agli investigatori di identificarli e rintracciarli rapidamente nell’abitazione di famiglia.

Quando gli agenti hanno fatto irruzione, hanno trovato i due con altri congiunti intenti a festeggiare l’arrivo in casa di “Natan”; la neonata era stata vestita con una tutina azzurra.

La prossima udienza è fissata per il 23 febbraio.