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la polemica

“Sistema Pavia”, scossone a Brescia per le due pm rinunciano ai fascicoli legati al caso Garlasco: cosa si muove nell'inchiesta sul delitto Poggi?

Una frattura in Procura riapre interrogativi sulle indagini sull’omicidio di Chiara e l’ipotesi di un “sistema” opaco a Pavia: nuovi titolari, stessi nodi da sciogliere

04 Febbraio 2026, 00:33

“Sistema Pavia”, scossone a Brescia: le due pm rinunciano ai fascicoli legati al caso Garlasco

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Le sostitute procuratrici di Brescia Claudia Moregola e Chiara Bonfadini lasciano due indagini caricate di aspettative e polemiche, quelle collegate al delitto di Garlasco e al cosiddetto “sistema Pavia”. Il procuratore capo Francesco Prete accoglie la rinuncia e riassegna i dossier ai colleghi Alessio Bernardi e Donato Greco. Un cambio di mano che pesa: non è solo un avvicendamento interno, è il segnale pubblico di una divergenza di vedute su un’indagine che intreccia presunta corruzione, ipotesi di peculato e la memoria di un omicidio che da quasi 19 anni continua a spaccare opinioni e coscienze.

Nei fascicoli rimessi ci sono due piste intrecciate. L’ipotesi di corruzione in atti giudiziari a carico dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, in relazione alla gestione – in passato – dei filoni sul delitto di Chiara Poggi. Secondo quanto emergente dagli atti di Brescia, l’ex capo dell’ufficio pavese sarebbe sospettato di aver “favorito” il percorso verso l’archiviazione del nome di Andrea Sempio (oggi di nuovo indagato) in cambio di denaro; importi e circostanze sono oggetto di verifiche, con versioni e difese nettamente contrastanti. Il filone sul “sistema Pavia”, un quadro di presunti scambi di favori, spese irregolari e gestione disinvolta di risorse dell’ufficio giudiziario pavese: tra le contestazioni figurano ipotesi di peculato per circa 750mila euro e l’uso di una decina di autovetture di grossa cilindrata, insieme a affidamenti controversi per intercettazioni e noleggi. Anche qui, i diretti interessati respingono gli addebiti e rivendicano la correttezza del proprio operato.

La rinuncia delle due magistrate, spiegano fonti qualificate, è l’esito di differenti vedute con il procuratore capo Prete sull’impostazione delle indagini: un dissenso interno che non entra – almeno ufficialmente – nel merito delle accuse, ma tocca metodo, priorità e perimetri degli accertamenti. Con la riassegnazione ad Alessio Bernardi e Donato Greco, l’inchiesta prosegue senza soluzione di continuità.

A inasprire gli equilibri interni hanno contribuito gli stop arrivati dai giudici del Riesame di Brescia. Il 7 novembre scorso, il collegio ha annullato perquisizioni e sequestri eseguiti il 9 ottobre nei confronti dell’ex procuratore Venditti e del pm Pietro Paolo Mazza (oggi a Milano), disponendo la restituzione di dispositivi e materiali; per Venditti alcuni device sono rimasti sotto sequestro nell'ambito di un altro procedimento, sempre connesso al filone Garlasco. La Procura ha valutato di ricorrere in Cassazione dopo il deposito delle motivazioni. 

Sul fronte “sistema Pavia”, l’indagine ha fotografato, secondo l’ipotesi accusatoria, affidamenti quasi esclusivi a società di intercettazioni e noleggio auto, benefici e utilità contestati a magistrati e figure della polizia giudiziaria. Le difese hanno sempre parlato di atti pienamente legittimi e necessitati dall’operatività dell’ufficio. La parola resta ai giudici, che hanno già dato prime indicazioni di metodo sui limiti dei sequestri e del perimetro probatorio.

L’onda lunga di Garlasco spiega la pressione mediatica e istituzionale attorno a questi fascicoli. Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi, allora 26 anni, viene trovata senza vita nella villetta di famiglia. Dopo un percorso processuale lunghissimo, Alberto Stasi, all’epoca fidanzato, viene condannato in via definitiva a 16 anni dalla Cassazione il 12 dicembre 2015. Negli ultimi mesi, però, sono ripartite attività investigative “bis” su reperti e profili genetici, con Andrea Sempio – amico del fratello della vittima – nuovamente indagato. A innescare la riapertura, la rivalutazione di tracce di DNA sotto i margini ungueali di Chiara e di altri reperti mai o poco analizzati, con perizie e controperizie che hanno alimentato un confronto tecnico molto serrato.

Nel novembre 2025, nell’ambito di un incidente probatorio a Pavia, una perizia ha ritenuto “altamente compatibile” il cromosoma Y di Sempio con un profilo parziale estratto da un frammento di unghia di Chiara Poggi. La difesa dell’indagato contesta la solidità statistica dei dati e la loro capacità di reggere il vaglio dibattimentale, mentre i familiari di Chiara hanno definito “non probanti” quelle conclusioni. Il confronto scientifico non è chiuso e dovrà confrontarsi con gli standard internazionali di valutazione dei profili low template/low copy.

Nel frattempo per Stasi nel 2025 è arrivato il via libera alla semilibertà, confermato dalla Cassazione il 1° luglio 2025: un passaggio che ha riacceso l’attenzione sull’insieme delle verifiche in corso e sull’effetto domino che eventuali nuove certezze potrebbero avere sul sistema delle responsabilità già accertate.