il fatto
Gaza, nove morti nella notte tra Tuffah, Zeitoun e Khan Younis: tre minori tra le vittime
Un raid, tre quartieri, una stessa domanda: cosa resta del cessate il fuoco quando a morire è anche un neonato di cinque mesi?
Un padre che stringe una copertina azzurra nel buio dell’alba di Gaza City; poco più in là, nel quartiere di Zeitoun, una culla rovesciata accanto a un varco aperto dall’onda d’urto; a est, verso Tuffah, le sirene che si alternano al rombo dei carri. In poche ore, tra la tarda serata di ieri e la notte, tre bombardamenti separati hanno spezzato la vita di almeno nove persone nella Striscia: tra loro, secondo le testimonianze locali, un neonato di 5 mesi, un ragazzo di 16 anni e un dodicenne. L’esercito israeliano sostiene che l’azione sia stata la risposta a un attacco di uomini armati contro i propri reparti lungo la cosiddetta Linea Gialla, la fascia di separazione che delimita le aree d’operazione previste dal cessate il fuoco. La domanda che rimbalza da Gaza a Gerusalemme, fino alle cancellerie europee, è sempre la stessa: dove finisce la tregua e dove ricomincia la guerra?
Cosa è successo nella notte
Secondo ricostruzioni convergenti tre aree della Striscia sono state colpite quasi in sequenza.
A Tuffah, nella periferia orientale di Gaza City, un bombardamento ha ucciso tre persone, tra cui due minori di 16 e 12 anni. Nel quartiere di Zeitoun, sempre a Gaza City, tre morti: tra loro un bambino di 5 mesi e infine a Khan Younis, nel sud dell’enclave, altre tre vittime in un attacco separato.
L’IDF afferma che l’azione sia stata conseguente a colpi d’arma da fuoco esplosi contro i suoi militari, che avrebbero gravemente ferito un proprio ufficiale. Poco dopo, carri armati e aviazione hanno colpito “bersagli individuati” nelle aree settentrionali della Striscia.
La cornice: una tregua fragile e la “Linea Gialla”
La Linea Gialla è una demarcazione operativa introdotta nel quadro della tregua entrata in vigore nell’ottobre 2025. Da allora, la sua interpretazione è diventata uno dei punti più sensibili: per Israele, l’attraversamento o l’avvicinamento armato oltre la linea costituisce violazione del cessate il fuoco e legittima “colpi di interdizione”; per le autorità di Gaza, quei tiri sono spesso denunciati come uso sproporzionato della forza in aree densamente abitate o prossime a flussi di sfollati e convogli di aiuti. Negli ultimi giorni, mentre gli sforzi diplomatici per passare alla “fase II” della tregua proseguivano, gli attacchi hanno conosciuto una nuova impennata, con episodi in cui sono state colpite anche strutture civili e aree di sosta dei tendopoli nel sud della Striscia.
L’impatto sui civili: bambini e famiglie, i più esposti
Il tratto più doloroso della notte è la presenza di tre minori tra i nove morti, inclusi un neonato di 5 mesi e due ragazzi di 16 e 12 anni. Non è un’eccezione: nelle ultime settimane, tra le vittime dei bombardamenti sono ricorsi con drammatica frequenza bambini e donne, spesso colpiti in abitazioni, scuole-rifugio, tende o durante lo spostamento tra un quartiere e l’altro alla ricerca di riparo. Più in generale, fonti umanitarie e media di grande autorevolezza hanno documentato un costante incremento delle vittime civili anche nel periodo di tregua, con episodi che hanno coinvolto campi tenda a Khan Younis, edifici residenziali a Gaza City e persino stazioni di polizia in quartieri densamente popolati.
Ospedali al limite, aiuti a singhiozzo
Gli ospedali di Gaza City – in primis al-Shifa e altre strutture di riferimento – continuano a operare in condizioni straordinarie, tra carenze croniche di elettricità, farmaci e personale, e con l’afflusso continuo di feriti per schegge, ustioni e traumi da crollo. Gli aggiornamenti dell’OCHA segnalano che, pur con l’aumento del numero di convogli umanitari rispetto ai mesi precedenti, l’accesso resta ostacolato da strade danneggiate, limiti alle importazioni di materiali e capacità di stoccaggio ridotta: fattori che trasformano ogni interruzione della tregua in un potenziale collasso a catena, dal settore sanitario alla distribuzione di acqua e cibo.
Il nodo politico: tregua, responsabilità e diritto internazionale
La notte tra il 3 e il 4 febbraio s’inserisce in un quadro politico estremamente volatile. Da un lato, gli sforzi per la “fase II” della tregua – con ipotesi di ulteriori ritiri militari, disarmo supervisionato delle milizie e riassetto della governance locale – restano sul tavolo. Dall’altro, lo stillicidio di episodi armati lungo la Linea Gialla e i conseguenti raid alimentano un clima di sfiducia reciproca. Le organizzazioni umanitarie ricordano che, anche nel pieno di un cessate il fuoco, gli obblighi del diritto internazionale umanitario – in particolare i principi di distinzione, proporzionalità e precauzione – continuano ad applicarsi integralmente: colpire aree abitate, dove il rischio per i civili è elevato, espone a contestazioni e indagini. L’andamento degli ultimi giorni, con attacchi che in poche ore hanno prodotto decine di vittime, è stato seguito con preoccupazione da testate internazionali e da fonti delle Nazioni Unite.